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lunedì 3 novembre 2014

Palmira, da Amatrice a Monteverde

E' una new entry della guida SlowFood 2015, quindi il Politburo di MagnaRoma non poteva esimersi dal provarla... siamo tornati a Monteverde, la patria di Cesare e dell'Osteria omonima, per dirigerci all'Osteria Palmira, erede di una tradizione che parte da una vecchia trattoria nel rione Monti e passa per materie prime provenienti da Amatrice.

Lo dichiariamo subito: forse siamo partiti da aspettative molto alte derivanti da Puntarella Rossa, ma l'abbiamo trovato buono ma non memorabile, senza infamia e senza lode, come dice anche Te ce manno io.



Ambiente familiare e gradevole, con dehors verandato e interno tradizionale, che denuncia subito l'origine amatriciana di molti prodotti. Servizio attento, discreto e bene informato sui piatti e sulle preparazioni.

Per cominciare abbiamo diviso due antipasti, ma di sicuro non siamo rimasti folgorati dai numerosi piattini arrivati sul tavolo: bruschettine, sformatini di verdure e di patate, ricottina di bufala, insalatina di farro (sì, tutto ino...), fagioli e ceci conditi, trippa, coratella, nervetti, lingua (buona e insolita). In generale poteva esserci meno roba ma più curata, facendo in modo che rimanga un ricordo di cosa si mangia.



Come primi, volevamo provare i famosi gnocchi ricci di Amatrice (ma va?), che sono disponibili in quantità limitata perché fatti a mano da un'arzilla 90enne cui ovviamente non si possono chiedere produzioni industriali. In realtà non sono gnocchi, ma grandi orecchiette condite al ragù, consistenti e buone. Abbiamo testato anche gli spaghettoni all'amatriciana e i bombolotti alla gricia, tutti abbondanti e saporiti (per qualcuno di noi troppo).



Arrivando ai secondi eravamo già abbastanza pieni, ma non potevamo lasciare i lettori di MagnaRoma senza qualche indicazione, e così ci siamo sacrificati assaggiando due begli involtini alla romana (enormi e buoni), le polpette di bollito (niente di particolare) e il bollito in salsa verde (idem, con la salsa poco appariscente). Sui dolci abbiamo alzato bandiera bianca...


Il tutto è stato innaffiato di vino bianco biologico, una malvasia puntinata del Lazio (ma c'erano varie bottiglie a prezzi inferiori a 20 euri), e alcuni amari troppo cari a 4 euri. In tutto abbiamo pagato 35 euri cadauno, un prezzo giusto per la qualità dei prodotti e per trattorie analoghe, ma non tanto per cui valga la pena di attraversare Roma e cercare parcheggio a lungo.


Osteria Palmira
Via Abate Ugone 29 (Monteverde)
Tel. 06 58204298
Sempre aperto a pranzo e cena

lunedì 9 giugno 2014

Dante, lo Zio e l'Orchidea

Destinazione Centocelle, per gli amici 100celle, quartiere popolare e popoloso ma non caotico, in crescita quanto a indirizzi gastronomici importanti a livello cittadino, come già segnalarono Puntarella Rossa ed Estra su Think-Oink, nonché noi stessi parlando di due enoteche (la seconda sembra aver chiuso inaspettatamente...) in una serata in cui poi superammo la frontiera di viale Togliatti per dirigerci verso l'Alessandrino.

Dicevamo le nuove aperture: dopo il successo planetario dell'alimentari DOL che si è spostato da poco in un nuovo spazio, abbiamo letto della creatività di Mazzo e di Rebbio, e dei gelati di Strawberry Fields. E in effetti anche la meta della redazione di MagnaRoma è stata un posto nuovo, ma fino a un certo punto... la pluridecennale trattoria Zio Dante si è infatti spostata di poco e da poco dov'era un altro locale chiamato L'Orchidea (di cui rimane traccia nei piatti griffati col vecchio nome...) ma cambiando insegna e diventando "La Cantina di Dante". Insomma, ricapitoliamo, Dante non è più zio ma si è trasferito in cantina dove c'era un'orchidea :-)


L'ambiente è nuovo, pulito e spazioso, con le ormai classiche lavagne per i piatti del giorno in aggiunta al menu. Abbiamo cominciato con un po' di antipasti misti da dividere: insalata di carciofi, involtini di melanzane e provola, alici fritti, pizzottelle... ci ha convinto tutto, in particolare la frittura leggera e saporita, e i carciofi ben conditi.



Poi siamo passati ai primi, e qui abbiamo provato un po' tutto: spaghetti alici e pecorino, patacche (una sorta di maltagliati fatti in casa) sia con alici e pecorino che con sugo piccante, gnocchi (anch'essi fatti in casa) alla sorrentina, tagliolini con carciofi, pecorino e guanciale croccante. Anche qui ci ha convinto tutto, forse un po' di meno gli gnocchi che di sorrentino avevano poco, ma le porzioni sono comunque generose e i condimenti buoni sebbene tendenti al saporito.




Abbiamo colpevolmente ignorato i secondi di carne e di pesce (una scusa per tornare!), come anche i contorni, per affrontare invece i dolci: tiramisù, pannacotta, profiteroles e bavarese, questa volta sottotono rispetto al resto della cena, non particolarmente entusiasmanti. Tutto innaffiato da vino Procanico, un bianco DOC ai confini tra Umbria e Lazio, di cui abbiamo richiesto bis e ter, e concluso con grappe e Fernet in assenza dei liquori ciociari Sarandrea che dovrebbero tornare presto. Servizio cortese e attento. Frequentazione interessante, se siete fortunati (come sempre in trattorie del genere) incontrerete personaggi e famiglie pittoresche. Conto finale sui 30 euri cadauno, con regolare e dettagliato scontrino. La conclusione è che Dante ci è piaciuto, molto.

Flashback: prima della cena, visto che ci stavamo e sembrava brutto non farlo, abbiamo testato una bella enoteca che si chiama Bianco & Rosso, piccola ma molto ben arredata e con un tranquillo spazio esterno dove stare al fresco. Non tantissimi vini ma interessanti, e taglieri di salumi e formaggi abbondanti e appetitosi. Anche loro hanno l'imprimatur di MagnaRoma :-)



La Cantina di Dante
Via degli Olivi, 51 (Centocelle)
Tel. 06 21803236
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Bianco & Rosso
Via Filippo Parlatore, 44 (Centocelle)
Tel. 338 8420148 - 320 0311772
chiuso il lunedì
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giovedì 8 maggio 2014

Trattoria La Rustica, a casa di Marinella in una borgata nascosta

Diciamolo subito, se avete la pressione alta qui non ci venite, ché il sale abbonda... e anche se siete sprovvisti di navigatore non ci venite, ché tanto non riuscireste ad arrivare!

Per tutti gli altri, stiamo parlando di una delle più nascoste trattorie in un agglomerato di case sconosciuto ai romani ma a due passi dalla Magliana e dall'Eur: la borgata Petrelli, così chiamata da una famiglia abruzzese dedita alla transumanza dall'Appennino, che diede vita qui a un insediamento di corregionali dopo il terremoto di Avezzano del 1915. Qui e qui la storia, qui un video, qui parecchie foto. Comunque non sembra di stare a Roma, ma in un borgo di campagna con vista sul Colosseo Quadrato.


Foto di Antonello Anappo, www.arvaliastoria.it

La trattoria in questione appare nel web fugacemente ma giudicata positivamente e con molteplici nomi (La Rustica, La Signora, Da Marinella), sebbene l'insegna sia più semplice ed essenziale: TRATTORIA. E in effetti quella che appare entrando dalla porta (ma non dove c'è l'insegna, lì c'è la cucina...) è una vera trattoria vecchio stile, gestita da una famigliola autoctona che sembra di stare a casa loro, con un menu classico romano e un arredamento spartano... vabbé, a parte le sobrie teste impagliate di cervo e cinghiale.



Ci sediamo (io, Giò e Fabio), ammiriamo il menu scritto a mano (e il retro che vale come biglietto da visita...), schiviamo il vino della casa e ordiniamo una bottiglia di Montepulciano d'Abruzzo (ma tanto era uguale), e scriviamo direttamente noi sul foglio delle comande: due amatriciane, un rigatone al sugo di coda, due spezzatini con patate e sugo, un misto piccante di carne fagioli e peperoni, due cicorie e un broccoletto.



Tutto buono e voluminoso, un po' salato come si diceva all'inizio, ma spazzolato senza remore e senza grossi problemi. Forse il sugo di coda era più buono, col sedano generosamente versato sul piatto. Lo spezzatino ricordava piatti antichi delle nonne, mentre il misto piccante era meno entusiasmante. Contorni invece molto apprezzati. Dolci non pervenuti, ma è stato uno sbaglio a cui dovremo rimediare prossimamente, essendo fatti in casa dalle figlie della cuoca Marinella, come abbiamo capito dopo un breve ma illuminante colloquio con lei ("io nun magno gnente di quello che preparo, sento gli odori, ma sò un tipo da pagnottella"). Amari (commerciali, ma c'è il Capo) offerti. Conto totale 55 euri (senza ricevuta), ben spesi!




La Rustica
Via Bolgheri 55 (Borgata Petrelli - Magliana)
Tel. 06/55261803
Aperto a pranzo e cena - Chiuso domenica
Sito ufficiale e psichedelico

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lunedì 16 dicembre 2013

Una Casetta a nord-ovest

Ecco una recensione del nostro nuovo collaboratore freelance Gab, che copre una parte della città a cui la redazione storica di MagnaRoma è poco avvezza...
Quella mappa delle “100 trattorie 100” piena di segnalini blu e rossi così sbilanciata verso est, io, abitante di Monte Mario, non l’ho mai mandata giù. In effetti la cucina romana è sempre stata proiettata verso i Castelli che fanno tanto gita fuori porta, abbuffata e vino ‘bbono, ma anche in zona Roma Nord-Ovest, fuori dalla famigerata fascia verde, è ancora possibile trovare qualche chicca.
 
 
Siamo a pochi passi dal Parco S. Maria della Pietà, lungo l'antica Via Triumphalis, sul tracciato di uno degli ingressi delle Vie Francigene a Roma: “Sotto la ferovia, doppo er Santamaria (che li matti fori stanno e li savi invece drento) c’è ‘na fraschetta.” Così vi accoglie l’Hostaria La Casetta, piccolo locale da 30 coperti arredato alla “di tutto un po’” ma con una ottima cucina tradizionale romana: rigatoni al sugo di coda, pasta e fagioli, gnocchi al sugo di spuntature e salsiccia (la nostra scelta) oltre ai grandi ma più comuni classici.
Per secondo il menu del giorno proponeva trippa, coda, fagioli e cotiche, lingua e così via, ma la mia scelta è andata su delle costolette di agnello accompagnato dalle puntarelle. I piatti li vedete in foto, per il gusto… venite a provare !!!
Due primi, un secondo, un contorno, acqua, mezzo rosso in bottiglia e due caffè 37 euro.
 


La Casetta
Via Trionfale 9245 (Monte Mario)
Tel. 06/3388543
Aperto a pranzo e cena - Chiuso il lunedì
Sito ufficiale



lunedì 19 agosto 2013

Dar Bruttone e Lacapagira, San Giovanni in recupero

Quale antidoto migliore per combattere il back-to-work blues (sì, sono tornato a Roma, ahimè!) che buttare un occhio sulla mappa di Magnaroma per individuare qualche nuovo posto mangereccio da testare in questa seconda metà di agosto, magari anche evitando locali affollati e prenotazioni impossibili? Nessuno, ovviamente. Tuttavia, guardando la città dall'alto mi sono reso conto che la zona in cui abito (San Giovanni) è tutta incorniciata da diverse recensioni di osterie situate nelle zone limitrofe (prima tra tutte il Pigneto, ma poi anche l'Appio Latino e l'Esquilino) mentre sono del tutto assenti segnalazioni di locali che le persone residenti tra San Giovanni, Piazza Re di Roma e Piazza Lodi possano raggiungere magari a piedi, evitando in questo modo anche l'utilizzo dell'automobile. 

Colgo quindi l'occasione per buttar lì due brevissime segnalazioni in plain text (ovvero senza foto, perché anche secondo me il cibo sta lì per essere mangiato) che avevo messo da parte un po' di tempo fa.

*** ***
DAR BRUTTONE
Si tratta di una trattoria a pochi passi da Piazza Re di Roma che incarna in modo perfetto lo spirito di Magnaroma: ottima cucina romana della tradizione (con qualche piccola innovazione), ambiente che ricorda le osterie di quartiere di una volta, costo assolutamente contenuto.

Molto interessante l'antipasto della casa, composto da mozzarellina di bufala (normale ed affumicata, quest'ultima veramente degna di nota), bruschette con cicoria e lardo, tippa morbidissima e saporita al punto giusto, prosciutto e verdure grigliate. Rigorosamente da prendere in due e solo se si ha quel po' di fame in più perché altrimenti rischiate di lasciare le altre portate nel piatto. I primi confermano le ottime impressioni iniziali. Da provare la carbonara del Bruttone, con il tartufo, e buona anche la classica amatriciana. Considerando le porzioni più che abbondanti non siamo andati oltre con i secondi, motivo per il quale ci siamo promessi di ritornarci presto. Il tutto, con acqua naturale e vino della casa che va più che bene, per un costo totale di poco meno di 20 euri a testa. 

Il personale è molto cortese e disponibile e tutto ciò fa sì che il posto sia abbastanza popolare in zona, motivo per il quale si consiglia vivamente di prenotare.

Dar Bruttone
Via Taranto n. 118 (San Giovanni)
06 89024870

*** ***
LACAPAGIRA
Salendo su per Via Foligno, che è una traversa di Via Taranto, ci si imbatte dopo una breve camminata nella trattoria protagonista della seconda segnalazione, ovvero Lacapagira. Si tratta di un'interessante osteria che serve specialità pugliesi e che rispetto al Bruttone ha un ambiente più curato e raffinato, senza però voler essere pretenzioso. 

Anche qui iniziamo con un abbondante antipasto composto dall'immancabile burrata e latticini vari nonché da diversi altri assaggi di pesce che variano a seconda di cosa offre la cucina (ottimo il tortino di polpo con patate). Buoni e abbondanti anche i primi, nel nostro caso un saporito spaghetto alle vongole con zucchine e bottarga e le classiche orecchiette con cime di rapa. Ottima e fresca la frittura di pesce, presa in un'occasione, mentre sugli altri tavoli abbiamo visto un interessante pesce al forno (sarà stata una spigola o un'orata) con patate, pachino ed olive. 

Rispetto al Bruttone si spende di più ma le abbondanti porzioni fanno sì che il rapporto qualità/prezzo sia comunque buono. Questo vale in particolare se si opta per il menù fisso a 25 euro (antipasto, primo e frutta + calice di vino) oppure a 30 euro (primo, secondo e dolce + calice di vino), che però a quanto pare e disponibile solo il venerdì e comunque non nel weekend, dove probabilmente si spende un po' di più. 

Lacapagira
Via Voghera n. 10 (San Giovanni)
06 7012811

lunedì 27 maggio 2013

Fettuccine e pizza al Mattarello

Se amate i lounge con un'atmosfera cheap retrò ma chic e snob sempre in, con maitre, sommeiller e chef grand gourmet... nun ce venite!

Hamburger e involtini primavera dalli ar gatto, magnate romano.

Nun ve fate incantà da li napoletani. (intesi come pizzaioli, NdR)



Solo per la pubblicità che hanno ideato sui giornali romani questa pizzeria e trattoria alla Magliana (con succursale ai Parioli...) si meriterebbe un'affluenza massiccia. Se poi aggiungiamo che sono aperti da tre anni ma già danno l'impressione di essere una trattoria rodata, vuol dire che il giudizio del Politburo di MagnaRoma è positivo: ci è piaciuto! Lo dimostriamo con questa recensione che doveva essere a 12 mani (no, non c'era la Dea Kalì), ma visto che "m'hanno rimasto solo" (cit.) mi faccio io portavoce di tutta la redazione...




Dopo tanto tempo, finalmente l'ho provato! La pubblicità mi aveva fatto venire l'acquolina in bocca per le fettuccine fatte in casa, e quindi non ho proprio guardato le proposte del pizzaiolo, ma mi sono concentrato sulle alternative disponibili: cacio&pepe, arrabbiata, pesto... e ho fatto la scelta più semplice, col pomodoro e parmigiano (foto sotto). Mi è piaciuta sia la consistenza della sfoglia che il sapore del generoso condimento, che rendono il posto decisamente una meta interessante dove tornare presto, anche se forse la cacio&pepe assaggiata dal piatto di Gennaro, e arrivata al tavolo su un padellone (foto sopra), era la scelta migliore.



Il giudizio è reso ancora più positivo dalle quantità pantagrueliche e da un servizio veloce e amichevole ma non invadente. Prima ancora abbiamo assaggiato qualche fritto tanto per aprirci lo stomaco (se mai ce ne fosse bisogno...): buoni ma non indimentacabili le alici, i carciofi, i supplì e il baccalà.

Qualcuno invece si è sacrificato per voi lettori e ha optato per la pizza... anche questa è stata una scelta azzeccata, con un impasto basso alla romana, generoso condimento e sapori decisi. La pizza provata è stata quella broccoli e salsiccia, che è piaciuta molto e sazia notevolmente.


Meno entusiasmanti i dolci, con proposte poco creative tra cui un tiramisù discreto e uno "sfoglialino" (o qualcosa del genere) al bicchiere in cui la crema in alto non si amalgama con il biscotto in basso.



Invece note dolenti col vino della casa, decisamente insignificante e fornito in bottiglia già aperta e non corrispondente al contenuto (ma volendo c'era qualcosa dell'onnipresente Casale del Giglio), nonostante il foglietto dell'"oste psicologo" invogliasse a provarlo anche nella versione "fiasco" :-(


Conto sui 25 euri a persona, ben spesi, soprattutto per quanto riguarda il "core business" delle fettuccine, ma comunque è un posto accogliente che invoglia a tornare. Promosso!



Il Mattarello 
Via della Magliana, 210 (angolo Via Cutigliano)
Tel. 06 55283871
Sempre aperto solo a cena
(succursale Viale Liegi, 64 - tel. 06 8554083 - aperto anche a pranzo escluso sabato)
Sito ufficiale (molto scarno, ma con prenotazione on-line!)
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giovedì 17 gennaio 2013

Ritorno "Al Posto Giusto"

I ristoranti di quartiere, protagonisti non celebrati della vita gastronomica romana, sono sempre luoghi piacevoli da visitare. Lontani dai circuiti "foodies", vengono recensiti poco, sono poco glamour e piuttosto variabili nella qualità. Eppure hanno un loro fascino, sono i luoghi dove si respira l'identità di un quartiere e le storie di attività di famiglia.
Cosa chiedere ad un ristorante di quartiere? Sostanzialmente quello che si chiede per prima cosa a qualsiasi ristorante, la qualità degli ingredienti, buoni fondamentali e non cercare di essere quello che non si è.
Tenendo presente questo ho visitato con tre amici "Al Posto Giusto", trattoria di pesce a Centocelle. MagnaRoma ha gia' visitato la trattoria nel 2006 e poco è cambiato nel tipo di offerta. E' offerto un menu fisso a 33€ con una decina di portate, parecchi antipasti, due assaggi di primo, e secondo di crostacei e pesce. Nel nostro caso il vino (un verdicchio dei castelli di Jesi) è stato incluso, così come caffè e servizio.
Una piccola premessa: alzarsi con ancora un po' di fame non è una possibilità contemplata in questa trattoria.




La visita al locale è stata fatta il 28 Dicembre e le vistose decorazioni natalizie rendevano il ristorante sicuramente ben riconoscibile in via dei Gelsi e ben oltre.
Buoni gli antipasti, tra cui ostriche, una mousse di capesante (nome attribuito da me, non vengono descritti i piatti) e cozze gratinate. Le prime non certo all'altezza di quelle di Arcachon, ma fresche. Un po' anonimo il gratinato delle cozze, ben riuscita la mousse. 

I due assaggi di primi erano un risotto agli scampi, profumato e ben condito ma con cottura che poteva fermarsi un minuto prima, e un classico spaghetto con vongole. Quest'ultimo piatto piuttosto ben preparato e con buone vongole, ma con probabile uso di farina come addensante nel condimento, anziché acqua di cottura (cosa fatta notare dall'esperto del piatto al nostro tavolo), a scapito della consistenza del condimento.
A separare il primo dal secondo un sorbetto di limone, la nota dolente della cena, visto che si è separata acqua dal sorbetto, rendendo il tutto un po' pasticciato.
Vi confesso che al momento del secondo ero già piuttosto soddisfatto. I gamberoni e il pesce erano ben preparati, in maniera tradizionale e senza fronzoli e, soprattutto, freschi.
La frittura, ottiene la sufficienza, nonostante la pastella poco croccante. Anche in questo caso sarebbe stato opportuno che chi serviva (credo fosse la proprietaria nel nostro caso) descrivesse un po' i piatti prima di servirli.
In conclusione, dalla prima recensione di MagnaRoma non sembra cambiato nulla se non un ritocco ai prezzi. Fortunatamente nulla è cambiato nella vocazione di questa trattoria che è quella di offrire pesce fresco cucinato senza fronzoli e in quantità più che soddisfacente.
In cucina c'è spazio per miglioramenti, soprattutto nel sorbetto e nei dettagli delle varie portate. Il servizio, anche se sempre cordiale e accogliente, dovrebbe guidare un po' di più il cliente, soprattutto considerando che lavora su una base di menu fisso, perchè anche se le ricette sono classiche, è bello sapere qualcosa di più su cosa si mangia (soprattutto negli antipasti in questo caso).
Si tratta comunque di una trattoria da cui si esce soddisfatti, il pesce è di buona qualità e il prezzo del tutto onesto. Soprattutto, "Al Posto Giusto" possiede le qualità che un ristorante di quartiere dovrebbe avere, soddisfacente, fedele alla sua identità e cordiale.


Al Posto Giusto
Via dei Gelsi, 141 (Centocelle)
Tel. 06 2573904




domenica 13 gennaio 2013

Armando, oasi di tradizione al Pantheon

Un pranzo nei pressi del Pantheon è un evento che ha aspettative del tutto diverse a seconda che voi siate un turista o un romano doc.
Per il turista è la cornice a farla da padrona, mentre un romano ci penserebbe più volte prima di avventurarsi in uno dei tanti ristoranti intorno a piazza della Rotonda. Armando è l'eccezione, è una trattoria romana in tutto e per tutto, con stile sobrio, assolutamente non ammiccante al turista. E' considerato dei punti fermi della ristorazione tradizionale da Puntarella Rossa.

La piccola sala è in perfetto stile di trattoria romana: una decina di tavoli, pochi quadri con alcuni orgogliosi attestati della storia del locale, aperto da più di cinquanta anni. A completare la sala c'è l'immancabile bancone e l'uscita della cucina, sempre aperta così da far intravedere l'attività dei personale, cosa che a me piace sempre molto.
Era il 29 dicembre quando, in due, abbiamo visitato il ristorante. La mia scelta cade su una gricia e un bollito alla picchiapò. La gricia di Armando è ben conosciuta e si narra che sia tra le migliori a Roma. Impossibile non provarla. Incidentalmente, se volete la ricetta potete trovarla a questo link.


Non sono un grande fan delle classifiche, ma quella di Armando è una gricia da provare, ottimo il guanciale e perfettamente dosati pecorino e pepe, di ottima qualità. Cottura perfetta e pasta, anche essa di grande qualità. Il bollito alla picchiapò è ugualmente ottimo. Unico neo di questi due piatti è la presentazione. Siamo sicuramente in una osteria tradizionale, ma un tocco di modernità nella presentazione non guasta. La fogliolina di prezzemolo che guarnisce il piatto, ad esempio poteva anche non esserci.


E' un piatto gratificante senza essere pesante. Oltre al bollito è stato provato un piatto di lenticchie con salsiccia, tradizionale e di sostanza, presentato in maniera più attenta e a detta della mia compagna di recensione, un po' troppo sapido.

Arriviamo al dolce, un semifreddo alla crema con cioccolato e canditi.
Un po' troppo freddo per il tipo di dolce, con evidenti cristalli di ghiaccio che non rendono giustizia al sapore della crema, ottima. Anche il cioccolato sul semifreddo, opaco è un indice che il dessert è stato eccessivamente raffreddato. Presentazione anche quì tradizionale e un po' disordinata, un peccato perché non all'altezza della cura nell'ingrediente che emerge in ogni piatto.

Il pranzo è stato accompagnato da un Cesanese del Piglio. Una nota va certamente data al servizio, attento, appassionato e non invadente. La sala è mantenuta alla perfezione, i piatti del giorno vengono presentati con passione e competenza. E' evidente che chi serve è parte della famiglia che gestisce il ristorante e crede nella cucina.

In conclusione Armando è una trattoria da visitare, senza riserve, se si cerca la tradizione romana e la passione nel proporla e tramandarla. Un'identità quella di Armando non affatto banale da mantenere vista la posizione in cui si trova. Altra nota di encomio, la possibilità di scegliere un menu del tutto vegetariano.

Con prezzi per tre portate nel range dei 40-50 € e con l'unico neo di una presentazione con qualche pecca, ad Armando va un bel 7-. E soprattutto ci tornerò.


Armando al Pantheon
Salita de' Crescenzi, 31 (Pantheon)
Tel. 06 68803034
Chiuso sabato sera e domenica
Sito ufficiale


lunedì 14 maggio 2012

Ave Cesare

Titolo scontato (e rubato) per la trattoria romana più in voga della stagione 2011-2012... E devo dire che i complimenti se li meritano tutti Leonardo & Maria Pia (no, il Cesare dell'insegna non c'è più, ve ne dovrete fare una ragione), che nei pressi del capolinea del tram 8 hanno mantenuto esternamente l'apparenza della trattoria tradizionale (l'insegna old-style e il pergolato) e dentro, in un ambiente molto tranquillo e curato, con legni bianchi e pareti lilla, hanno creato un avamposto della moderna cucina romana, sul modello di Felice e di Flavio. Non a caso SlowFood li ha premiati nel 2012 con la chioccioletta dell'eccellenza, privilegio raro a Roma.


Il menu è infatti romano, con punte di eccellenza nei fritti come le polpette (piccole) di bollito con salsa di pesto, gli gnocchetti con salsa cacio&pepe e le alici al cartoccio, e con incursioni nei piatti di pesce. E infine i dolci, talmente buoni che è meglio ordinare il mix! E' il posto ideale per il pranzo in famiglia della domenica o per una cena molto tranquilla... eh sì perchè se vogliamo proprio trovare un difetto (che non è certo l'arredamento come sostiene qualche blogger), questo è piuttosto il servizio bradiposo che rischia di farvi stare 2-3 ore a completare il pasto, quindi se avete (si fa per dire) fretta sbrigatevi a ordinare tutto presto :-) Attenti ai prezzi, chè la qualità si paga e anche prendendo il buon vino della casa se si largheggia con gli antipasti è facile ritrovarsi a 35-40 euri cadauno, ma ovviamente ne vale la pena.

Ci sarebbe tanto da parlare e da fotografare, ma mi fermo qui, sia perchè questa è la prima recensione che scrivo dopo l'arrivo della nana alias cicciomostro (anzi, avevo paura che Leonardo me la scambiasse per un abbacchietto...) e devo ancora riprendere il ritmo-post, e soprattutto perchè Cesare, oltre ad essere citato dal guru Nossiter, è recensito e fotografato ovunque nella blogosfera: Chic&Spicy, Cibario, Corriere della Sera, Elizabeth Minchilli, Italian Linguini, Pignataro, Puntarella Rossa, Scatti di Gusto, Via dei Gourmet, ecc. ecc.


Da Cesare
Via del Casaletto, 45 (Monteverde)
Tel. 06/536015
Chiuso mercoledì

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venerdì 23 dicembre 2011

Trattorie Romane 2.0

Ecco il tanto sospirato regalo di natale da parte dello staff (vabbè, si fa per dire...) di MagnaRoma: la versione 2.0 della mappa delle trattorie romane!! Si tratta di 100 posti 100 certificati (ci piacciono le cifre tonde!), rigorosamente all'interno del Raccordo, sia provati da noi che da altri noti mangioni di cui ci fidiamo, e tra questi il segnale rosso indica i locali di cucina romana più costosi (intorno ai 35-40 euri) ma che valgono la spesa, mentre per tutti gli altri in blu si rimane su prezzi inferiori. E poi ormai le trattorie romane, anche quelle periferiche, anzi persino i panini dagli zozzoni, sono state sdoganate sia da Dissapore che dal celebre chef inglese Anthony Bourdain nelle sue "36 ore" romane...
Ma visto che a fine anno è tempo di classifiche, ecco le mie personalissime preferenze, in rigoroso ordine alfabetico e cercando di spaziare dal centro (dove sopravvive a fatica la tradizione, assediata dai turisti) alle periferie (dove nascono nuove trattorie niente male).


Le 5 trattorie tradizionali ed economiche

- Alfredo & Ada al Centro storico, per Ada che purtroppo non c'è più

- Betto & Mary a Tor Pignattara, perchè è unico e poi c'è andato pure Bourdain ;-)

- Il Coccio all'Alessandrino, per la solidità della cucina e la bravura di Massimo

- L'Idillio (uno e due) al Pigneto, per l'inventiva e le fettuccine coi bordi rialzati

- Scacco Matto a piazza Bologna (recensione da fare...), per l'ambiente fuori dal tempo e le incursioni nella cucina veneta


Le 5 trattorie tradizionali ma più costose

- Felice (uno e due) a Testaccio, per la cacio&pepe, le polpette e il tiramisù al bicchiere

- Flavio al Velavevodetto sempre a Testaccio, per... la cacio&pepe, le polpette e il tiramisù al bicchiere, e in più la scenografia

- Osteria del Giuda Ballerino a Cinecittà (recensione da fare...), perchè è vicina a casa ed è proprio bella!

- Ristoro degli Angeli a Garbatella (idem), per la rivisitazione dei piatti tradizionali romani

- Trattoria Monti all'Esquilino (idem idem), per il mix tra cucina romana e marchigiana


Le 5 trattorie "diverse"

- Birreria Peroni al Centro storico (recensione da fare...), perchè è vecchissima e un wurstel con la birra ci sta sempre bene

- Confraternita dell'Uva al Pigneto, perchè si mangia siciliano divinamente spendendo poco

- Fish Market a Pietralata, per il pesce che si sceglie al bancone mentre sembra di stare a Barcellona

- Necci (recensione da fare...), per la creatività della cucina, l'arredamento anni 50-60 e l'esterno da paese

- Yesh a viale Marconi, per la cucina giudaico-romana senza i fronzoli dei locali del Ghetto


Le 5 trattorie che devo ancora provare :-(

- Bonelli a Tor Pignattara, perchè se ne parla molto bene sul web

- Cannavota a San Giovanni, perchè le linguine alla Reviglio prima o poi le voglio assaggiare

- Cesare a Monteverde, perchè è sulla guida SlowFood 2012

- Gentiluovo al Fleming, perchè mi stuzzica l'idea del laboratorio di pasta fresca con cucina

- Mattarello alla Magliana, perchè hanno fatto una pubblicità divertente e voglio proprio vedere come se la cavano con le fettuccine

domenica 2 ottobre 2011

Ciociara, umbra o romana?

"Dicaaaaaaaaa"

No, questa recensione non parlerà nè di locali etnici, nè di nuove osterie romane... Basta fare pochi passi dentro e il "Dicaaaaaaaaaa" del gestore, che vuole richiamare l'attenzione di voi che siete entrati spensierati senza chiedere nulla, vi farà capire che qui si mangia solo cucina tradizionale e ben sperimentata. Siamo a Cinecittà, tipico quartiere popolare romano e romanista, dove da anni immemorabili sorge questa trattoria e pizzeria chiamata "La Ciociara", ma gestita da una famiglia umbra :-)


"Faccia presto che c'ho da fà"

Diciamo subito che il servizio è sbrigativo, gestito da due generazioni di una simpatica e tenera famigliola (non aspettatevi Brad Pitt e Angelina Jolie...) che si dà da fare per portare in tavola il necessario, ma non si perde certo in chiacchiere e convenevoli, e quindi se non siete pronti a ordinare rischiate di passare dietro a numerosi altri commensali. Eh sì, perchè il posto è affollato sempre, con qualche tavolo sul marciapiede, un'ampia sala interna con finestre chiuse dai tipici vetri smerigliati delle vecchie osterie romane e un'altra sala al piano inferiore.


"A Marcè, e sparecchia quei tavoli!"

Veniamo al succo: la Ciociara è sia pizzeria, con le classiche pizze basse e croccanti e buoni fritti non surgelati (i veri supplì "al telefono" e i filetti tra tutti), sia trattoria, che propone piattoni di primi notevolmente conditi (non perdete gli gnocchi ovviamente del giovedì) e secondi tradizionali (come l'ossobuco) o di carne chianina. Lo so, vicino c'è la modernità di Sforno o Lievito Madre, ma alla vecchia cara pizza romana ogni tanto anche il foodie più esigente ha bisogno di tornare, quantomeno per le reminiscenze di quand'era bimbo e "pizza" significava solo questa, con buona pace dei napoletani!


Dolci non memorabili, forse eccetto una crema catalana bruciata con la fiamma ossidrica (!), ma per gli estimatori c'è l'amaro Unicum o il Nerone, e anche un Centerbe molto ma molto aspro. Conto totale sui 15-20 euri per la pizzeria, tenendo conto che margherita e napoli stanno sui 5 euri e solo le pizze più elaborate arrivano sugli 8 euri. Intorno ai 25 invece un pasto completo con primo e secondo.


La Ciociara
Via Valerio Publicola, 31 (Cinecittà)
Tel. 06.7615500
Chiuso martedì

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