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martedì 20 gennaio 2015

MagnaLondinium

La nostra affezionata collaboratrice part-time Madame ci manda la mappa MagnaLondinium con i posti di Londra che lei considera migliori, suddivisi per tipo di cucina: English, Asian, Italian, French, Pizzerie.

Oltre 40 indirizzi utili per tutti i gusti e le tasche, dalla più snob e chic Chelsea alla speziata Soho, passando per Shoreditch, Fulham e la bella ed esclusiva Mayfair.

La top three di Madame?! La Fromagerie Café, Roka e Yauatcha. Indimenticabili anche PJ’s e The Phene, un "must" per il brunch!
Enjoy :-)


mercoledì 7 dicembre 2011

La mi porti un bacione a Firenze

Appena rilanciata da Benigni, questa vecchia canzone ben si attaglia (!) all'esperienza gastronomica fuori porta (parecchio fuori porta...) dello scorso weekend: lo storico trippaio Nerbone dentro al mercato fiorentino di San Lorenzo, a due passi dal Duomo e dalla stazione centrale.

Apro qui una dolorosa parentesi: ma perchè mai a Roma è impossibile mangiare dentro i mercati? Non voglio fare paragoni devastanti con Barcellona dove la Boqueria ma anche Santa Caterina pullulano (!!) di bar a tapas che utilizzano i prodotti dei banchi... Mi chiedo però perchè un mercato centrale come quello Esquilino, peraltro realizzato da poco, non abbia alcun luogo dove sedersi e mangiare specialità romane (vista la città) o etniche (visto il quartiere) godendosi la frenesia del contorno, o anche perchè non ci sia nulla del genere nei nuovi mercati di Trionfale e (ma qui spero di sbagliarmi) Testaccio.

Chiudiamo la parentesi e torniamo a noi. Nerbone esiste da un sacco di tempo (dicono dal 1872) ed offre quanto di più semplice, ossia panini zuppe e poco altro, in uno dei luoghi più affascinanti quale è un mercato ottocentesco in ferro battuto. Si va alla cassa, si ordina, si aspetta la catena di montaggio del panino, si prende il vassoio, ci si siede (stretti) in mezzo a nugoli di giapponesi festanti (tanto che qui i banchi scrivono i cartellini in italiano inglese e giapponese). Poca scelta, ma perfetta per un weekend sull'Arno: crostini toscani, panini col bollito e col lampredotto, zuppa del giorno (noi abbiamo beccato i porri), primo del giorno (c'era il ragù di cinghiale), qualche secondo di "ciccia" (spezzatino, bollito, peposo...) e qualche contorno, vino rosso sfuso, cantuccini e vin santo. Il costo dipende chiaramente da cosa e quanto mangiate, ma diciamo che con 12-15 euri ci si sazia.

Nota di merito per gli abbondanti e ottimi panini e per i cantuccini, molto morbidi rispetto a quelli che si trovano quaggiù e assolutamente deliziosi. Ovviamente il lampredotto è una scelta di vita: o si ama o si odia... e infatti io ho ripiegato sul bollito con salsa verde, però stare lì al bancone a guardare la preparazione rimane affascinante, con il pezzone di trippa estratto dalla pentola, sbattuto sul tagliere, sminuzzato e schiaffato nel panino. Per pranzo, ricordatevi di andare presto, se volete evitare lunghe code e soprattutto che finiscano alcune cose, altrimenti di mattina o di pomeriggio fate un salto per uno spuntino corroborante :-)


Nerbone
Piazza del Mercato Centrale, 47/r
Solo a pranzo - Chiuso domenica
Le recensioni su 2spaghi e TripAdvisor

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lunedì 24 ottobre 2011

Se il Duca non è solo Ellington

Si chiama Cotton Club, ma non ci troverete Duke Ellington, bensì Ottavio Pietrantonio. Un altro Duca, a modo suo. E in quanto a duchi, il luogo ne ha avuti a iosa. Procediamo con ordine. Ottavio è l'anfitrione del Cotton Club, osteria a conduzione familiare nel cuore di Benevento, città ricca di testimonianze storiche e centro archeologico di prima importanza. Il Cotton Club è a due passi dall'Obelisco di piazza Papiniano. Sembra un riferimento ostico per i non beneventani, in realtà è un indizio essenziale: appena avvistato il piccolo obelisco buttatevi nel vicolo e lì troverete il locale. Ottavio accoglie i clienti con una citazione di Proust: "La vera terra dei barbari non è quella che non ha mai conosciuto l’arte, ma quella che, disseminata di capolavori, non sa né apprezzarli né conservarli". Ottavio ha vergato quelle parole all'ingresso, a monito del turista distratto, pensando a Benevento. Il genio della letteratura si riferiva invece a un Paese europeo, circondato dal mare sui tre lati, a forma di stivale. Quale?

Il Cotton Club ha interni accoglienti (cosey, come dicono gli inglesi? Sì, cosey) con pareti che esplodono di quadri e oggetti senza apparire pesanti, il servizio è di antica cortesia, i piatti sono tradizionali ma non troppo, con ingredienti di stagione per lo più locali, senza fondamentalismi. Nel menù spicca lo spaghetto "Vucciria" omaggio a Palermo, per non parlare dei Fiori di Venere (in foto), ovvero riso venere con fiori di zucca, che abbiamo gustato in una fresca serata estiva, semplicemente sublimi. Ingredienti locali quindi, senza che la scienza in cucina resti confinata all'ombra del campanile.

Al Cotton Club si dà grande attenzione ai formaggi, alle carni, alla selezione delle verdure. I bocconcini di maiale che si sciolgono in bocca, prosciutto e fichi di prima scelta, nel peperone ripieno i sapori raggiungono armonie celestiali, in cantina i vini sono essenzialmente del territorio, alcuni dei quali di buon pregio. Ottavio fa la spesa, sceglie gli ingredienti, la moglie cucina. Risultato di ottimo livello per prezzi che si aggirano su meritatissimi 25-30 euro a persona. Con i miei commensali siamo andati oltre, ma solo perché abbiamo scelto un vino (un paio) di quelli da conservare ut reliquia…

Una volta fatta la conoscenza con Ottavio, se si passa al Cotton Club in ampio anticipo sulle "ore pasti", l'anfitrione - anima dell'associazione locale l'Obelisco - potrebbe anche portare l'ignaro turista a passeggio nei dintorni del ristorante. Ad ogni angolo un aneddoto, la citazione di una dinastia, il racconto di un esposto alla sovrintendenza ai beni archeologici, o della denuncia di un tombarolo. Puro orgoglio sannita. Eccolo in azione, Ottavio. Narratore micidiale, sulla storia della città è capace di fare excursus mirabolanti, dai clientes degli antichi romani ai clientes della Dc, dai Longobardi che qui hanno prosperato per secoli alla dominazione pontificia, dal disagio per il riciclo dei manufatti archeologici ri-utilizzati in città nei modi più disinvolti al mancato riciclo dei rifiuti che sfigura molte zone della Campania oggi. Se capitate da quelle parti la visita è d'obbligo. Oltre alle pietanze, al Cotton Club potete godere di una lezione di storia e archeologia… aggratis!

Cotton Club
via De Vita 16 - Benevento
Prezzo: 25-30 euro
Tel.: 349 3827226
Mail: cottonclubosteria@live.it
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domenica 13 febbraio 2011

Dal nostro inviato sui navigli II

Osteria Manfredi Amilcare. Nuovo localino rustico al Pigneto? Nantro pezzo de Roma sparita (che forse se sparisce ci sarà pure un motivo…), classico traiteur de noantri? Manco pe' gnente. Amilcare Manfredi è milanese. Bauscia addirittura, nel senso di supertifoso interista. E gestisce l'omonima trattoria in Via Imbonati 11 a Milano.

I luoghi
O signùr, direbbe la sciura. Perché a via Imbonati si incrociano immigrazione cinese, magrebina e latinoamericana, ci sono palazzacci brutti assai, la macelleria halal fianco a fianco al tempio dei Testimoni di Geova, un business center ultramoderno e multicolore, tirato su a riqualificare l'area industriale della Carlo Erba. Lì, tra piazzale Maciachini e la ciminiera occupata dai migranti a novembre scorso, con viale Jenner a un tiro di schioppo che i leghisti glielo avrebbero dato volentieri, a segnare il confine del quartiere a vocazione neo-artigiana Dergano, insomma in un mucchio di isolati che racchiudono macché un mondo, almeno due o tre, c'è la trattoria di Amilcare.

Spartana sobrietà
Cucina umile ma onesta, clienti fissi, operai e impiegati, ambiente in genere dominato dalla televisione, canale preferito RaiUno, scalzato solo dalle incredibili dirette di Telelombardia in occasione delle partite dell'Inter. Amilcare è un'oasi meravigliosamente démodé nel panorama di una ristorazione meneghina che subisce l'influenza (l'egemonia?) dei settori economicamente e culturalmente più rilevanti in città, la Moda e il Design. Tra vogue cafè e trattori traditori - la "Emiliana" gestita da un ex capoeirista brasiliano che un paio di anni fa mi giurava che la sua lasagna era "fatta come a Bologna", 'tacci sui - osterie della mala che riscoprono l'antica vocazione con prezzari da furto, altre che presentano voci del menu tipo "sfere dell'empireo in giardino zen", deliri fusion finto giappo, cuochi star, risotti coll'ossobuco da trenta euro, locali recanti l'insegna "ristorante cinese-italiano-sudamericano"… In questo tristo contesto la trattoria di Amilcare è una fulgida eccezione.

Ogni mattina il menu viene scritto a macchina con carta copiativa. Non varia molto di giorno in giorno ma tant'è: se si va per la colazione si può anche assistere al rituale della battitura della lista quotidiana, che reca tanto di data. I piatti sono di una semplicità da restarci secchi. Pasta: al ragù, al pomodoro, al burro. Secondi: cotoletta, trippa alla cremonese, bollito, bistecca di manzo. Pesce: salmone o baccalà a crudo. Formaggi: taleggio, gorgonzola, caprino. Contorni: verdure cotte, finocchi, insalata verde o mista, patate.

Fino a poco tempo fa la tv, seguita attentamente da astanti ed esercenti, soprattutto la sera, nelle fasi finali de "I soliti ignoti" di Frizzi, era di quelle col tubo catodico. Solo nel 2010, in pieno switch off da digitale terrestre e in occasione della periodica rinfrescata alle pareti (che da Amilcare si fa almeno una volta l'anno), è stata sostituita da uno schermo piatto. Il mugugno dei clienti affezionati ha ceduto il passo al rapimento estatico una volta tornato Frizzi.

I tavoli, distribuiti in due stanzoni con stufa, sono apparecchiati con cura. Niente tovaglie di carta, Amilcare ha una sua spartana sobrietà. La cucina è a vista, nel senso che la porta è aperta per comodità. Il bagno è fuori, nel retro del locale, e nelle fredde serate milanesi è tipo ghiacciaia. Al momento della dolorosa, il figlio di Amilcare, austero ma col baffo che conquista, ti accoglie alla cassa con un "Vediamo quanto hai fatto". Il prezzo di un pasto completo con porzioni di tutto rispetto può aggirarsi intorno alla cifra folle di 15 euro a persona. Dal primo al dolce, bevande comprese, a meno che non vi spariate digestivi a raffica.

Aperto a colazione, pranzo e cena dal lunedì al sabato. Orari milanesi, non vi venga in mente di presentarvi alle undici di sera, come spagnoli, giornalisti o gente dello spettacolo: trovereste la serranda abbassata. Chiuso la domenica.

Osteria Manfredi Amilcare
Via Imbonati 11 – Milano
Tel: 02 6081008
Chiusura: domenica

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giovedì 6 gennaio 2011

Dal nostro inviato sui Navigli

Pubblichiamo l'atteso reportage di Gastroman, il nostro inviato speciale in quel di Milano, che si è scordato la password per accedere a blogspot, ma non il vernacolo romano che usa a piene mani...

Prologo
C'ereno na vorta Michele e Maurizio, fratelli cortelli de Milano, uno cor veleno de l'organizzazione, l'artro co la fissa pe' fornelli e forchettone. C'era na vorta Teresa, moglie de Michele, dall'orgoglio genovese e 'na dorcezza che co 'no sguardo te riempie per un mese. E c'era na vorta Giorgio, de Roma e de Caserta, capace de mettese a parla' puro co na porta aperta: er mejo è che pure er vuoto glie risponne. Un giorno sti quattro mosgrazziati (moschettieri del gusto e disgrazziati della fatica) se incontreno e se inventeno Delicatissimo - Fine Food.

Svolgimento
Delicatissimo - Fine Food è un luogo ad alta qualità, sito nel cuore (si "sito" e "nel cuore", frusto stereotipo… beh?) di Isola, quartiere radical chic milanese, dove le case costano un occhio a metro quadro e un occhio all'alternative eco-ego, il district ('azz) dove la starlette televisiva e il cantante pop maudit vanno anche a fare addirittura la spesa, ma in tuta e tacchi a spillo. Tutti e due.

L'alta qualità è di tipo gastronomico e conviviale. Al rigore sulla scelta dei cibi e dei vini, all'attenzione per l'origine dei prodotti, alla competenza nel prepararli in modo che la loro assunzione non metta a repentaglio eventuali attività postprandiali, si accompagna una grande simpatia e un atteggiamento informale, affabile, laico. Da Delicatissimo si può anche mangiare una porzione di cassoeula e poi essere in grado di avere rapporti umani! E nessuno ti spaccherà i maroni con l'epica del tipico! Ecco perché dico laico: comunica "piacere del tipico", non il "fondamentalismo del tipico", quello degli editoriali slòfuddisti su Repubblica, che dopo che ne leggi uno senti l'impulso di divorare un Big Mac.

Alta qualità che, per quanto mi riguarda, fa rima con alta fedeltà. A dire il vero farebbe rima comunque, anche se non mi riguardasse. Una volta ci ho mangiato una buona amatriciana - che per Milano, credetemi, è evento davvero singolare. La parmigiana è buona! Le zuppe, le seppioline in umido, le torte rustiche… pure! La cucina è di quelle in cui la leggerezza del condimento non è sinonimo di assenza di gusto, al contrario esalta la genuinità delle materie prime. Dio mio inizio a scrivere come i depliant di cucina.

Spesso da Delicatissimo prendo il tris del cavolo, tre tipi di cavolfiore bolliti a vapore. Che palle, direte voi. Invece il sottoscritto, senza timor della pubblica gogna vi dice: non li condisco, perché sono DAVVERO buoni così.La mozzarella è di bufala campana, uno che a mozzarelle c'è cresciuto vi garantisce che è lei, senza compromessi. Il pesce è fresco, ma a Milano tutti sostengono di avere il pesce più fresco d'Italia, quindi fa poco testo. Più importante il fatto di trovarlo almeno due o tre volte a settimana. Le olive… so GRECHE! :)

Delicatissimo è anche sala da tè, bar per colazione o caffè, punto di incontro per aperitivi, prelibatezze a portà via, evoluzione senza spocchia del pizzicarolo, con salumi e formaggi al top. A cena? A cena è chiuso. Damoje tregua a sti regazzi!

Conclusione
Il prezzo è più alto rispetto al bar, ma fai una pausa pranzo come dio comanda spendendo dai 7.50 ai 10 euro abbondanti. Ci avevo anche la mayorship su foursquare ma una congiura di palazzo me l'ha tolta - anfamoniiii! Si mangia bene, si beve alla grande, secondo me si paga il giusto, prima c'erano le posate in mater-bi, la plastica di mais, tutto era compostabile ed ecorispettoso, ma anche ecodifettoso, visto che il piatto tendeva ad assorbire la pietanza. Ora stoviglie tradizionali e vai di lavapiatti. Unica cosa a destare dissapori (!) tra gli aficionados è la brocca di acqua microfiltrata, come si evince dai commenti qui. Polemica destinata a perdersi nei due corni dei mille rivoli delle sette bellezze del dilemma tra sostenibilità ecologica ed economica. Ma che ne parlamo a fa? Meglio magna'

Delicatissimo Fine Food
via Thaon di Revel angolo via Arese (quartiere Isola) - Milano
Sito ufficiale

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giovedì 28 ottobre 2010

Bruxelles, je t'aime

Aggiornata anche la mappa dei luoghi brussellesi, dopo la mia fugace apparizione sulle rive della Senne pochi giorni fa...

30 indirizzi: i ristoranti, le birrerie, le pasticcerie, i chioschi che ho amato nei miei mesi nella capitale d'Europa, e dove rivado ogni volta che ne ho l'occasione. Cliccate qui per vedere la mappa a tutto schermo



lunedì 11 ottobre 2010

Barcelona, t'estimo molt

Aggiornamento della mappa di Barcellona, con evidenziati a sinistra (nella mappa di dimensioni maggiori su gmaps) i posti "obbligatori" da non mancare per capire la gastronomia catalana.


15 indirizzi obbligatori e imperdibili nella capitale catalana + 50 altri luoghi: le trattorie, le tapas, le pasticcerie, i prodotti tipici consigliati agli amici, e dove rivado ogni volta che ne ho l'occasione.



mercoledì 2 settembre 2009

L'estate sta finendo...

Titolo scontato (mitici Righeira!) per un post scontato, con i 2 posti preferiti durante le vacanze, ma totalmente diversi tra loro: uno possibile meta del weekend e l'altro da affrontare durante le vacanze estive, uno nella ridente (!) Ciociaria e l'altro all'estremità orientale dell'Italia, uno dedicato ai sapori della montagna e l'altro esclusivamente di pesce, uno arredato come una taverna medievale e l'altro come una tavola calda... solo il prezzo li accomuna: con 20 euri mangiate in entrambi fino a scoppiare!!

A Fumone, bel borgo ciociaro dominato dal castello che fumava per avvisare dei pericoli, e che è stato la prigione di Papa Celestino V, appena entrati si trova questa trattoria a menu fisso e aspetto medievale, con i camerieri vestiti in maniera tradizionale e con le cioce, il ragazzino che suona la fisarmonica e la cucina casareccia e abbondante. Arriva tutto in sequenza, senza fare altro che aprire e chiudere ritmicamente la mandibola: antipasto di salumi e formaggi, pastasciutta fatta in casa, maltagliati e fagioli, arrosto misto, insalata o patate, nonchè le ciambelline da intingere nel vino (quest'ultimo è peraltro l'unica nota dolente del posto). Se ce la fate, poco più avanti c'è un fornaio che sforna splendidi biscottoni con vari gusti!

La Taverna del Barone
via del Ponte, 4 - Fumone (FR)
tel. 0775 49655
chiuso lunedì
sito web

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A Castro, cittadina fortificata nel Salento poco più a sud di Otranto, affacciata su uno splendido mare scoglioso, c'è da un paio di anni una "friggitoria" che a dispetto del nome in realtà è una pescheria che oltre a vendere direttamente pesce e frutti di mare ha creato una tavola calda dove mangiare i prodotti comodamente seduti in mezzo a ulivi e fichidindia, ovviamente a prezzi irraggiungibili per ogni possibile alternativa romana :-( Si arriva, si parcheggia, si scrive su un foglietto la comanda, si paga, si attende il proprio numero, si porta il vassoio nella zona predisposta, si mangia, si riparte. Che ve lo dico a fare: grande assortimento di frutti di mare (ricci, fasolari, ostriche, cozze), ottimi primi (riso e cozze o lasagna di mare), pesce spada, frittura, alici marinate ecc. ecc. E se volete strafare ci sono le bottiglie di vino di Albano Carrisi!

L'Isola del Sole
via Panoramica (litoranea per Leuca) - Castro (LE)

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mercoledì 7 gennaio 2009

Magnaroma on the road: La Bombeta a Barcellona


Periodo di Feste, periodo di viaggi. Quest'anno, oltre al classico rientro in Germany, ho colto l'occasione del Capodanno per andare a trovare un mio caro amico che vive a Barcellona. La capitale della Catalona è ormai una meta fissa dei viaggiatori italici (tant'è vero che il nostro Federico ha pubblicato una Google Maps e una guida personale entrambe dedicate alla cucina e alla vita barcellonese), ma io devo confessare che la mia conoscenza della cultura iberica si limita alle cassette di Julio Iglesias nell'auto di mio padre quando ero ragazzino e ai gol di Raul & Co. che hanno affondato la nostra Nazionale agli ultimi europei.



Insomma, abbastanza a digiuno per quanto riguarda i cugini iberici, digiuno che però è stato subito interrotto non appena ho messo piede in città. No, non tanto per la visita al Museo Picasso, per la Sagrada Familia o per le meravigliose facciate degli edifici di Gaudì, bensì soprattutto per il mio primo approccio con l'affascinante mondo delle tapas!



Rimando a Wikipedia per la spiegazione sulle origini delle tapas e vi segnalo subito un posto dove - come da nostra missione - si mangia e si beve bene (in questo caso le tapas ed il vino tinto) spendendo una cifra ragionevole. Trattasi del locale "La Bombeta" situato nel quartiere Barceloneta.



Il locale è semplice, una taverna un po' rielaborata frequentata da turisti ma anche da persone del luogo. La specialità della Bombeta sono le bombas, una specie di crocchette a palletta con ripieno di patate speziate e pezzetti di pancetta, condite con alioli.



Oltre alle bombas è comunque possibile fare un tour completo nell'universo delle tapas: pimientos de Padrón fritos (simili ai friarielli campani), aceitunas con naranja y limón (olive con arancia e limone), calamares, mejillones a la marinera (cozze con sugo di pomodoro), pan con tomate (simile alla bruschetta al pomodoro nostrana) e tante tante altre cose ancora. Le porzioni sono abbondanti ed il prezzo di ogni tapas varia tra 4€ e 10-11€, a seconda del piatto. Con del vino tinto della casa si arriva, quindi, a una spesa complessiva di circa 20-25€ a testa, avendo mangiato molto pesce ed uscendo quindi con la pancia veramente piena e la faccia soddisfatta e appagata.



La Bombeta

Maquinista 3, Barceloneta

Barcelona

Telefono: 93-319-94-45




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martedì 7 ottobre 2008

Magnabarcellona

Lo so, è un off-topic, ma ci tengo a informare la cittadinanza che è finalmente on-line la mappa dei miei luoghi barcellonesi, ovvero le trattorie, le tapas, le pasticcerie, i prodotti tipici consigliati agli amici che partono per la capitale catalana, e dove rivado ogni volta che ne ho l'occasione.


Come recita l'incipit della mia guida catalana per gli amici (fatene richiesta, è gratis!): "Scordatevi le Ramblas piene di italiani più che in via Tuscolana, la paella che in realtà è una specialità di Valencia, e la sangria che qui fanno mischiando vino rosso e aranciata. Questa non è Spagna, ma Catalogna, un’altra cosa, una via di mezzo tra la mediterraneità di Napoli, la libertà di Amsterdam e l’organizzazione di Berna. Vabbè, forse proprio Berna no, però è certo che Barcellona è una città aperta e internazionale, ricca di spettacoli, cultura e iniziative, piena di taxi liberi anche di notte, di banche ogni venti metri, di zaffate di canne ad ogni incrocio e di citofoni senza i cognomi dei condomini. E dove per sussurrare “ti amo” dicono “t’estimo molt”… Ma soprattutto è una città da scoprire, dove si ammirano palazzi incredibili e luoghi incantati, si mangiano piatti sconosciuti da noi, e si beve bene."


Con l'occasione vi ricordo che è on-line anche la mappa dei miei luoghi brussellesi!

mercoledì 13 dicembre 2006

Magnabruxelles

Lo so, è un pochino off-topic, ma visto che nel weekend sono tornato a Bruxelles dopo averci studiato tre anni fa, e visto che tutti mi dicono "ma è vero che bruxelles è brutta?", ho pensato che un "magnabruxelles", sebbene schematico, sarebbe molto utile, per mostrare come al contrario sia una città splendida, vivace e internazionale, forse come solo Londra è in Europa ;-)

Cominciamo dall'albergo: Hotel Galia, nella piazza dove ogni mattina c'è un mercato dell'antiquariato e modernariato (vabbè, Porta Portese dal lato dei russi è più interessante...), un alberghetto piccolo ma arredato con poster e miniature dei personaggi dei fumetti (la nostra stanza era dedicata al mitico Lucky Luke!).


Primo giorno: colazione con cornetti alle mandorle (no, bugia, erano finiti!) marmellate e dolci vari da Tout Bon di fronte al parlamento europeo, passaggio sotto la mia vecchia casa brussellese in chaussée de Wavre, pranzo con zuppa quiche e torte da Sucré Salé, spuntino con un ottimo gauffre sul Ring da un ambulante italiano, shopping in chaussée d'Ixelles e avenue Louise, serata al mercatino natalizio con annesso bicchiere di vin chaud e giro sulla ruota panoramica, cena da Cirio (proprio Cirio quello dei pelati, una birreria liberty aperta da oltre un secolo!) con carbonnade flamande, croque e birra gueze e kriek.


Secondo giorno: colazione con una splendida creazione di Marcolini nella sua boutique (la busta di carta ce la siamo tenuta!) al Sablon, ancora shopping a rue Neuve con i suoi 4 H&M 4 (ma quand'è che si decidono a metterlo anche a Roma, così mi risparmio 'sta via crucis?), pranzo da Arcadi con zuppa quiche birre trappiste e tarte au citron meringuée, spuntino alla Crémerie de la Vache con un buon tè, altro giro al mercatino natalizio con annesso piattino di 13 lumache sgisciate 13, acquisto di generi di prima necessità (speculoos, pain à la grecque e pain d'epices) nella biscotteria Dandoy, cena da In 't Spinnekopke (famoso per le cucina a base di birra) con un ottimo stoemp e ovviamente birra (ma sono da evitare i dessert...).


Terzo e ultimo giorno dedicato al quartiere europeo e a place Jourdan: giro al mercato circondati da fruttaroli italiani e clienti italiani, acquisto di pane, formaggio di capra, terrine di paté, wurstel alle cipolle, stollen (sì, non è belga, è tedesco, ma a me piace tanto...), ma soprattutto le mitiche frites del chiosco di Antoine, gustate seduti a un tavolino del pub First di fronte, insieme a un paio di Grimbergen alla spina... dopo c'è stato solo il tempo per un ultimo malinconico gauffre in place Royale e per qualche carezza a un enorme micione nero che si schiantava ai nostri piedi in rue Blaes, e subito all'aeroporto :-(

à bientot, Bruxelles!


allegato #1: la mappa dei miei luoghi brussellesi

allegato #2: file pdf su birrerie e birre di bruxelles