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lunedì 9 giugno 2014

Dante, lo Zio e l'Orchidea

Destinazione Centocelle, per gli amici 100celle, quartiere popolare e popoloso ma non caotico, in crescita quanto a indirizzi gastronomici importanti a livello cittadino, come già segnalarono Puntarella Rossa ed Estra su Think-Oink, nonché noi stessi parlando di due enoteche (la seconda sembra aver chiuso inaspettatamente...) in una serata in cui poi superammo la frontiera di viale Togliatti per dirigerci verso l'Alessandrino.

Dicevamo le nuove aperture: dopo il successo planetario dell'alimentari DOL che si è spostato da poco in un nuovo spazio, abbiamo letto della creatività di Mazzo e di Rebbio, e dei gelati di Strawberry Fields. E in effetti anche la meta della redazione di MagnaRoma è stata un posto nuovo, ma fino a un certo punto... la pluridecennale trattoria Zio Dante si è infatti spostata di poco e da poco dov'era un altro locale chiamato L'Orchidea (di cui rimane traccia nei piatti griffati col vecchio nome...) ma cambiando insegna e diventando "La Cantina di Dante". Insomma, ricapitoliamo, Dante non è più zio ma si è trasferito in cantina dove c'era un'orchidea :-)


L'ambiente è nuovo, pulito e spazioso, con le ormai classiche lavagne per i piatti del giorno in aggiunta al menu. Abbiamo cominciato con un po' di antipasti misti da dividere: insalata di carciofi, involtini di melanzane e provola, alici fritti, pizzottelle... ci ha convinto tutto, in particolare la frittura leggera e saporita, e i carciofi ben conditi.



Poi siamo passati ai primi, e qui abbiamo provato un po' tutto: spaghetti alici e pecorino, patacche (una sorta di maltagliati fatti in casa) sia con alici e pecorino che con sugo piccante, gnocchi (anch'essi fatti in casa) alla sorrentina, tagliolini con carciofi, pecorino e guanciale croccante. Anche qui ci ha convinto tutto, forse un po' di meno gli gnocchi che di sorrentino avevano poco, ma le porzioni sono comunque generose e i condimenti buoni sebbene tendenti al saporito.




Abbiamo colpevolmente ignorato i secondi di carne e di pesce (una scusa per tornare!), come anche i contorni, per affrontare invece i dolci: tiramisù, pannacotta, profiteroles e bavarese, questa volta sottotono rispetto al resto della cena, non particolarmente entusiasmanti. Tutto innaffiato da vino Procanico, un bianco DOC ai confini tra Umbria e Lazio, di cui abbiamo richiesto bis e ter, e concluso con grappe e Fernet in assenza dei liquori ciociari Sarandrea che dovrebbero tornare presto. Servizio cortese e attento. Frequentazione interessante, se siete fortunati (come sempre in trattorie del genere) incontrerete personaggi e famiglie pittoresche. Conto finale sui 30 euri cadauno, con regolare e dettagliato scontrino. La conclusione è che Dante ci è piaciuto, molto.

Flashback: prima della cena, visto che ci stavamo e sembrava brutto non farlo, abbiamo testato una bella enoteca che si chiama Bianco & Rosso, piccola ma molto ben arredata e con un tranquillo spazio esterno dove stare al fresco. Non tantissimi vini ma interessanti, e taglieri di salumi e formaggi abbondanti e appetitosi. Anche loro hanno l'imprimatur di MagnaRoma :-)



La Cantina di Dante
Via degli Olivi, 51 (Centocelle)
Tel. 06 21803236
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Bianco & Rosso
Via Filippo Parlatore, 44 (Centocelle)
Tel. 338 8420148 - 320 0311772
chiuso il lunedì
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giovedì 17 gennaio 2013

Ritorno "Al Posto Giusto"

I ristoranti di quartiere, protagonisti non celebrati della vita gastronomica romana, sono sempre luoghi piacevoli da visitare. Lontani dai circuiti "foodies", vengono recensiti poco, sono poco glamour e piuttosto variabili nella qualità. Eppure hanno un loro fascino, sono i luoghi dove si respira l'identità di un quartiere e le storie di attività di famiglia.
Cosa chiedere ad un ristorante di quartiere? Sostanzialmente quello che si chiede per prima cosa a qualsiasi ristorante, la qualità degli ingredienti, buoni fondamentali e non cercare di essere quello che non si è.
Tenendo presente questo ho visitato con tre amici "Al Posto Giusto", trattoria di pesce a Centocelle. MagnaRoma ha gia' visitato la trattoria nel 2006 e poco è cambiato nel tipo di offerta. E' offerto un menu fisso a 33€ con una decina di portate, parecchi antipasti, due assaggi di primo, e secondo di crostacei e pesce. Nel nostro caso il vino (un verdicchio dei castelli di Jesi) è stato incluso, così come caffè e servizio.
Una piccola premessa: alzarsi con ancora un po' di fame non è una possibilità contemplata in questa trattoria.




La visita al locale è stata fatta il 28 Dicembre e le vistose decorazioni natalizie rendevano il ristorante sicuramente ben riconoscibile in via dei Gelsi e ben oltre.
Buoni gli antipasti, tra cui ostriche, una mousse di capesante (nome attribuito da me, non vengono descritti i piatti) e cozze gratinate. Le prime non certo all'altezza di quelle di Arcachon, ma fresche. Un po' anonimo il gratinato delle cozze, ben riuscita la mousse. 

I due assaggi di primi erano un risotto agli scampi, profumato e ben condito ma con cottura che poteva fermarsi un minuto prima, e un classico spaghetto con vongole. Quest'ultimo piatto piuttosto ben preparato e con buone vongole, ma con probabile uso di farina come addensante nel condimento, anziché acqua di cottura (cosa fatta notare dall'esperto del piatto al nostro tavolo), a scapito della consistenza del condimento.
A separare il primo dal secondo un sorbetto di limone, la nota dolente della cena, visto che si è separata acqua dal sorbetto, rendendo il tutto un po' pasticciato.
Vi confesso che al momento del secondo ero già piuttosto soddisfatto. I gamberoni e il pesce erano ben preparati, in maniera tradizionale e senza fronzoli e, soprattutto, freschi.
La frittura, ottiene la sufficienza, nonostante la pastella poco croccante. Anche in questo caso sarebbe stato opportuno che chi serviva (credo fosse la proprietaria nel nostro caso) descrivesse un po' i piatti prima di servirli.
In conclusione, dalla prima recensione di MagnaRoma non sembra cambiato nulla se non un ritocco ai prezzi. Fortunatamente nulla è cambiato nella vocazione di questa trattoria che è quella di offrire pesce fresco cucinato senza fronzoli e in quantità più che soddisfacente.
In cucina c'è spazio per miglioramenti, soprattutto nel sorbetto e nei dettagli delle varie portate. Il servizio, anche se sempre cordiale e accogliente, dovrebbe guidare un po' di più il cliente, soprattutto considerando che lavora su una base di menu fisso, perchè anche se le ricette sono classiche, è bello sapere qualcosa di più su cosa si mangia (soprattutto negli antipasti in questo caso).
Si tratta comunque di una trattoria da cui si esce soddisfatti, il pesce è di buona qualità e il prezzo del tutto onesto. Soprattutto, "Al Posto Giusto" possiede le qualità che un ristorante di quartiere dovrebbe avere, soddisfacente, fedele alla sua identità e cordiale.


Al Posto Giusto
Via dei Gelsi, 141 (Centocelle)
Tel. 06 2573904




martedì 3 gennaio 2012

La Cucina nel Lanificio

L'abbiamo già citato quel tratto della via di Pietralata pieno di curve e senza marciapiede, verso lo sbocco sulla Nomentana, dove si susseguono gli arrosticini proletari dei Quinzi, la superbia di Mejo de Betto & Mary, l'azotemia di Bistek, la tradizione del Gallo Rosso e l'itticismo di Fish Market.




Ora torniamo a parlarne perchè da poche settimane si è installato al piano terra della factory art (ecchedè?) "Lanificio 159" il ristorante "Lanificio Cucina" (eh già, come sbagliarsi...). Il Lanificio è uno spazio multifunzionale che ospita corsi di danza, eventi, mercatini ecc. e che sorge al posto di un vecchio stabilimento industriale affacciato sull'Aniene e che già aveva dato grandi soddisfazioni a noi gastrofanatici (nel senso che se magnamo di tutto): era la mitica location del cornettaro con il montacarichi nei luccicanti anni 90!




Oggi è un pezzo di New York o di Londra trapiantato nel Quinto Municipio: ingresso rigorosamente post-industriale e minimalista (cercate la "Carrozzeria Gigliotti"...), arredamento ricercatamente vintage, una enorme vetrata aperta sull'Aniene (ma a cena si può solo intuire visto che manca qualsiasi illuminazione esterna) e tre piani sfalzati che ampliano e movimentano il locale. Per un book fotografico vi rimando qui, ma di sicuro l'atmosfera è molto molto bella, e insolita per una città pigra e allergica alla modernità come Roma. Diciamo che ricorda un po' Necci per il menu, il nuovo Propaganda Caffè per l'arredamento e il Pastificio per il contesto.




Ecco, appunto, il menu. Su un semplice foglio il fronte mostra 6-7 proposte per antipasti, primi, secondi e dolci, mentre il retro presenta una trentina di vini principalmente biologici e naturali. Dopo aver scelto un buon Borgogna bianco (ma mi è rimasta la curiosità dell'Alsazia, sempre bianco), il problema giunge con i piatti del giorno, che sono quasi più di quelli in carta e si fa fatica a orientarsi bene. Comunque decidiamo di partire con 4 antipasti, ossia una vellutata patate porri e lenticchie (talmente abbondante che sembra più una zuppa che uno starter), una parmigiana di zucchine (leggera ma poco saporita) e un paio di flan di cipolle (buoni e gustosi).




Proseguiamo con i primi, tutti particolari e piaciuti molto: rigatoni con una crema di broccoli e roquefort, fettuccine al baccalà e i miei tortellini con sugo di piccione e castagne. Come secondi, nonostante interessanti proposte di carne, ci siamo rivolti verso la spigola in crosta di patate (molto buona), il baccalà con le verdure e un carciofo alla romana. Come dolce ha spopolato la mousse di ricotta ai cachi, fatta bene, insieme a un gelato di crema con mele cotte alla cannella che, nonostante la prima impressione ospedaliera, si sono rivelate gustose. Per finire, anche dei caffè al bicchiere ben fatti.




Al momento della dolorosa c'è invece un piccolo appunto da fare: sul tavolo è arrivato un conto, sia pure su ricevuta debitamente timbrata, che riportava solo il totale di 150 euri tondi tondi, senza alcuna specifica dei singoli costi; ora è vero che da un rapido calcolo il prezzo era corretto e anzi forse un tantinello scontato, però per trasparenza sarebbe preferibile avere un riepilogo completo. Nell'insieme non sarà un menu soprendente o particolarmente estroso, ma si mangia bene, in un bel posto, con un servizio attento, a prezzi contenuti (meno di 40 euri a persona). Rischia seriamente di diventare uno dei miei preferiti...




Lanificio Cucina
Via di Pietralata 159 (parcheggio interno)
Tel. 06 4501384 - 347 1809123
Sempre aperto, a pranzo e cena
Niente sito, ma pagina FaceBook
Le recensioni di Via dei Gourmet, Puntarella Rossa e TripAdvisor

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lunedì 11 luglio 2011

Fish Market, una sorpresa a Pietralata

Avete presente quel tratto pieno di curve di via di Pietralata, senza marciapiede, verso lo sbocco sulla Nomentana, dove si susseguono gli arrosticini proletari dei Quinzi, la superbia di Mejo de Betto & Mary, la creatività del Lanificio (sì, proprio sorgeva il mitico cornettaro con il montacarichi!), l'azotemia di Bistek e la tradizione del Gallo Rosso?




Beh, tra il Lanificio e Bistek non lo vedrete mai, se non lo cercate, ma al posto di un'autofficina, anzi per la verità mantenendo proprio le vecchie insegne e gli ormai inutili cartelli "Per le revisioni fermarsi qui", c'è un cancello apparentemente anonimo che si apre ogni sera dalle 20 alle 24 (tranne il lunedì), con una scritta che rappresenta (oltre alla gente che aspetta...) l'unico indizio che qualcosa è cambiato in questa nuova zona cult della Capitale: "Fish Market"!

Visto che l'afa regna sovrana in questo inizio di estate sulla Città Eterna, il presente post risparmierà sforzi inutili sulla tastiera e andrà per punti, ricapitolando le finora due apparizioni del sottoscritto ;-)



Ambiente: spartano, con divani scompagnati all'ingresso, un tavolinetto dove una stangona fa le tessere arci (sì, è un circolo culturale...) gratuite, tavoli e sedie altrettanto scompagnate e più o meno comode (e a volte instabili), un bancone a sinistra con le bevande (vermentino e pecorino della casa) e poi, in fondo, sua maestà il bancone del pesce, dove un poco loquace addetto taglia e pesa il pesce, seguito subito dopo dalla cucina e dalla cassa. Metà è all'aperto e metà al chiuso sotto al capannone dell'ex officina, è il mix è piacevole, sicuramente diverso da ogni altro posto di Roma, direi quasi barcellonese...



Cibo: delizioso, sebbene il menu sia limitato a poche cose, tipo i cartocci con la frittura di moscardini, calamari, gamberetti o lattarini, la bruschetta con sugo di cozze e vongole, gli spiedini di pesce, l'insalata di polpo, l'hamburger di spada/spigola/tonno/salmone e soprattutto il pesce alla piastra al peso, dove potete sbizzarrirvi con i crostacei e il calamaro, il pesce spada e il tonno da scottare appena, le orate e le spigole, e non mi ricordo cos'altro.

Servizio: da mensa aziendale, che fa tanto trendy & cheap... trovate sul tavolo un foglio con le ordinazioni, un portapenne e una penna: discutete con i commensali cosa mangiare, lo riempite (il foglio, non il portapenne), andate al bancone del pesce, scegliete e pagate. I piatti ve li portano gli addetti, su vassoi da mensa aziendale (l'avevo già detto?).



Frequentazione: giovanile e notevole, non da periferia romana, se considerate che i proprietari sono anche gli ideatori del coffee pot e si sono portati dietro la clientela di affezionati. Il rovescio della medaglia è che è affollato qualsiasi giorno della settimana, quindi è necessario prenotare SEMPRE.

Costo: contenuto per essere pesce, ce la caviamo con 30-35 euri alzandoci sazi e avendo la sensazione di aver mangiato bene. A meno c'è solo Franco ar Vicoletto, non so se rendo l'idea ;-)



Fish Market
Via di Pietralata 149b (Tiburtino)
Tel. 347 0095009 (mandare un sms con nome, orario e numero di persone; riceverete la conferma sempre via sms)
Aperto solo a cena, chiuso lunedì
Niente sito, ma pagina FaceBook
Qualche recensione: Via dei Gourmet, Puntarella Rossa Uno e Due, Walden.

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venerdì 18 marzo 2011

A Centocelle tra nuove enoteche e il Coccio

Centocelle (aka 100celle) non è propriamente un quartiere vivace e modaiolo, soprattutto di sera quando sono pochissimi i locali aperti e i marciapiedi sconnessi e poco illuminati non invitano a passeggiare, nonostante il tessuto etnico del quartiere si presterebbe a diventare un nuovo Pigneto. Si vabbè, ci sono i cornettari ma questa è un'altra storia...

Quindi avendo deciso di festeggiare il 150° con l'attività più italiana di tutte da qualche secolo, cioè godere dei piaceri infischiandosene del futuro del paese ("O Franza o Spagna, purché se magna" cit. Guicciardini?), ed avendo optato per una trattoria nei pressi della Togliatti, si è posto il problema di dove fare un sano aperitivo nel deserto tra Centocelle e Alessandrino. Eravamo io & er Roscio aka er Papà, visto che l'Avvocato ci avrebbe raggiunto solo più tardi.

L'unica possibilità sembrava l'ottimo vegetariano-enoteca Arancia Blu, ma ci sembrava troppo "serio", quindi abbiamo provato un posticino in via Tor de' Schiavi 294 che vende bottiglie da secoli ma solo recentemente si è convertito alla mescita: Vitis Vinifera. Bel posto, con gestori simpatici e lungo bancone accogliente, 5-6 vini alla mescita e tartine (ripetutamente servite) per accompagnare l'alcool. Da YouTube è partito l'Inno di Mameli, in sintonia col clima patriottico di questi giorni, e alle 21 è suonata la campanella per avvertire (come da tradizione nei pub inglesi) che non si prendevano più comande.

Era ancora presto, e avevamo la necessità impellente di un altro posto dove aperitivizzare... ci stavamo dirigendo verso la libreria-caffè Rinascita, aperta fino a tardi, quando improvvisamente abbiamo avvistato un'altra enoteca ancora in attività in via delle Acacie 15/c: l'Aperitivo di... Vino, più piccolo del precedente e gestito con rude fermezza da un personaggio uscito fuori da un film di Verdone o di De Sica junior che stava chiudendo, ma che ci ha molto gentilmente spiegato le degustazioni che fanno martedì e sabato e ci ha inaspettatamente offerto un paio di prosecchi e qualche stuzzichino.



Si stava facendo tardi, e ci siamo diretti al Coccio, la meta della nostra cena, acclamata trattoria in via dei Meli frequentata dai turisti che lasciano entusiastiche recensioni su TripAdvisor sebbene non sia propriamente un posto di mano per chi alloggia in centro. In rete si parla molto bene del proprietario, Massimo, e del cibo, e la nostra verifica ha confermato i giudizi positivi, nonostante l'affollamento del piccolo locale che rende indispensabile prenotare almeno il giorno prima.



Mentre arrivava l'Avvocato, abbiamo gustato l'antipasto con formaggi, ricotta, mozzarella, salame e frittatine, e abbiamo poi scelto i nostri primi: l'Avvocato gli gnocchi, er Roscio i rigatoni con la pajata e io la minestra di broccoli e arzilla con quadrucci fatti in casa. Tutti molto buoni.



Nonostante la simpatia di Massimo che veniva a declamare il menu come un oste tradizionale, ai secondi abbiamo rinunciato (anche se l'abbacchio aveva un bell'aspetto...) e dopo una veloce puntarella (ben condita, ma si sente che sta finendo la stagione) ci siamo diretti su 3 dolci - semifreddo allo zabaione e qualcos'altro che non ricordo - ben fatti e ben presentati. Nota di merito per un Aglianico dei Feudi di San Gregorio a soli 15 euro e per gli amari (Unicum), liquori (Braulio) e le grappe (Berta barricata) offerti. In totale 30 euri cadauno, ben spesi. Burp!



Il Coccio
Via dei Meli 34 (angolo viale Alessandrino)
Tel. 338 3896037
Chiuso lunedì
Niente sito, ma pagina su FaceBook, oltre ad alcune simpatiche recensioni

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lunedì 20 luglio 2009

Aggiornamenti e conferme

Ehilà, cari lettori, sotto la cappa afosa che incombe sulla Capitale, ma che non impedisce che all'una il Raccordo sia intasato (ma dove va la gggente?), stavolta c'è solo la forza di un rapido aggiornamento e alcune conferme.

Giovedì sera cena sotto la veranda da Roberto er Laziale, che nonostante il nome suoni quasi come un insulto (e nonostante che sul biglietto da visita ci sia scritto "Da Carlo"...) si conferma un'ottima trattoria, compreso il cameriere albanese che dice di essere marchigiano (e forse lo è) e che scherza con tutti e soprattutto con le ragazze (capirai, al tavolo c'era una spagnola e una calabrese!). Vabbè, in sostanza i primi sono strepitosi e abbondanti (carbonara, amatriciana, cacio&pepe, pesce), ottimi gli involtini tra i secondi di carne (fatti alla perfezione), ma dimenticabile la frittura di pesce poco croccante. Il conto sui 17 euri a testa, ci si può stare. Aggiornamento importante: il numero di telefono è 333.4108829 oppure 338.9934188, cancellate il vecchio numero fisso a cui ora risponde un rozzo individuo che s'è scocciato di dire sempre "no, non è la trattoria"... L'indirizzo come ovvio via dell'Acqua Bullicante 106, a fianco del distributore IP (non c'è insegna, ovvio).

Il sabato precedente pranzo familiare all'Osteria Fontana Candida, un posto decisamente da consigliare: prezzi equi (circa 30 euri cadauno), servizio attento, vini del territorio con ricarichi onestissimi, proprietario arrivato al tavolo che si è messo a parlare con noi, cucina elaborata ma non eccessiva e comunque sempre legata al territorio (per esempio, il risotto con le erbette coltivate nell'orto), carta dei caffè e dei té per completare il pasto... Promosso!

Qualche giorno fa il nostro collaboratore free-lance Giò è tornato alle Quattro Monete e ha descritto positivamente la sua esperienza marinara a Centocelle: antipasti cotti, lasagna di pesce, gnocchi con arancia e gamberi, linguine con gamberetti e pachino, frittura, pezzogna, 2 bocce di vino della casa, 2 tiramisù. Risultato? 30 euri precisi precisi a testa, e tutti contenti!

domenica 20 luglio 2008

Le Quattro Monete

Abbiamo già recensito una trattoria di pesce nel quartiere di Centocelle, ma in questo caso la qualità è superiore, e il prezzo maggiore sebbene intorno ai 30 euri: si tratta di un vero e proprio ristorantino marinaro, piccolo, accogliente e gestito da un appassionato figlio di pescatori (Fabrizio), che propone pesce fresco secondo la disponibilità del giorno, con un menu che varia quindi continuamente.

L'ultima visita è consistita, in 4 (d'altronde siamo alle 4 monete...), nel dividerci 2 antipasti misti crudi e cotti (tra cui un ottimo polpo e patate) e poi un primo a testa (spaghetti allo scoglio, amatriciana di pesce, tonnarelli ai granchietti e ai tartufi di mare), e infine altri 2 secondi: una bella pezzogna dell'isola di ischia con patate e una frittura buona e non unta. Ciliegina sulla torta, anche dolci fatti in casa, tra cui il tiramisù. Il tutto innaffiato dal vino bianco della casa, gradevole (mi sembra un montecompatri).

Le Quattro Monete
via dei Gelsi, 24 (Centocelle)
tel. 06 21807884
aperto a pranzo e cena, chiuso lunedì

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venerdì 24 novembre 2006

Pesce a Centocelle

I post inseriti fino ad ora erano tutti incentrati prevalentemente sulla cara e intramontabile cucina romana. E' ora di considerare anche un posto dove si mangia esclusivamente pesce, fresco, di qualità e a prezzi assolutamente accessibili.

Al posto giusto è una trattoria in via dei Gelsi (traversa di via Togliatti). Il locale offre una decina di tavoli (d'estate un pò di più perché è possibile stare anche fuori). Come ho detto, la specialità (esclusiva) del locale è il pesce. Appena seduti inizieranno a portarvi un buon verdicchio fresco ed una serie interminabile di antipasti, tra i quali: alici marinate, cozze gratinate, ostriche, carpaccio di salmone, insalata di seppia, insalata di ceci e tonno (ed altri che ora non ricordo). Se riuscirete ad avere ancora fame (a me capita spesso, ma non faccio testo), potete optare per un mix di primi (spaghetti alle vongole o allo scoglio, risotto agli scampi) e/o per una grigliata mista di pesce (abbondante, nella quale troverete anche qualcosa di fritto come calamari e pescetti vari).

Il prezzo è assolutamente onesto: 25 euro (vino incluso) se prendete antipasti e primi, 28 se ci aggiungete anche una grigliata. Un'ultima precisazione: è aperto solo la sera, ma a volte apre anche a pranzo, quindi vi conviene chiamare prima.

Al Posto Giusto
via dei Gelsi 141 (Centocelle)
tel. 06-2573904 339-4789096

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martedì 21 novembre 2006

Un po' di indirizzi

Per venire incontro alle numerose richieste che mi arrivano da molte parti d'Italia, scrivo alcuni indirizzi imperdibili di trattorie romane dove il servizio è un optional ma il cibo è casareccio e i prezzi non sono quelli di Vissani... sono graditi ovviamente commenti e integrazioni ;-)

Tanto per cominciare Betto & Mary e Domenico er Guercio, che trovate sul blog nei post precedenti, poi altri 5 indirizzi per non sbagliare...


Alfredo & Ada
Via dei Banchi Nuovi 14 (Chiesa Nuova)
Tel. 06 6878842
Aperto solo a cena, chiuso sabato e domenica

Alfredo è morto, Ada Ricciutelli è qui dal 1945, ha 84 anni, l'anno scorso si è rotta il femore ma continua a cucinare e servire con la sorella e l'amica (tutte ultra-80enni) o il figlio, i tavoli sono 5-6, la cucina è come quelle di casa, quando entri ti fa vedere cosa c'è in pentola, il vino quando finisce te lo riempi tu nei bellissimi vecchi frighi a muro, a fine pasto ciambelline e romanella: il tutto a menu fisso, 18 euri.

>> foto + una descrizione + un'altra ancora + una in inglese


Felice
Via Mastro Giorgio 29 (Testaccio)
Tel. 06 5746800
Aperto a pranzo e cena, chiuso domenica

L'83enne Felice Trivelloni era noto per selezionare la clientela all'ingresso: tutti i tavoli avevano il cartellino "occupato", compreso uno dedicato esclusivamente ai testaccini, e decideva lui se eri abbastanza simpatico per entrare e mangiare... si favoleggia che ci mangi Benigni e che a D'Alema una volta abbia detto che era tutto occupato! Oggi supervisiona ancora lui, le porzioni sono abbondanti, il caffè lo prendono al bar di fronte, il conto non supera i 25 euri.

>> una descrizione + un'altra ancora


Osteria dell’Angelo
Via G. Bettolo 24 (Prati-Trionfale)
Tel. 06 3729470
Aperto a pranzo e cena, chiuso sabato, domenica e lunedì a pranzo

Angelo è un ex rugbista (quindi non si critica il cuoco o il conto!), che da anni (prima in un buco, ora in locali più ampi) fornisce ai clienti un menu serale a prezzo fisso (25 euri, 30 con la carne alla griglia, e a pranzo si spende meno alla carta) con assaggio di antipasti, classici primi piatti romani (tra cui il brodo di arzilla...) e secondi tradizionali ma non più diffusi (come lo spezzatino alla picchiapò, celebrato nel film "C'eravamo tanto amati"!).


Cacio & Pepe
Via G. Avezzana 11 (viale Mazzini)
Tel. 06 3217268
Aperto a pranzo e cena, chiuso sabato sera e domenica

Il locale è un buco, con 3-4 tavoli, ma d'estate (o anche d'inverno, tenendo il cappotto...) si mangia sul marciapiede, non solo davanti, ma anche svoltato l'angolo, visto che l'intero isolato sotto casa di D'Alema viene occupato da Gianni, l'oste. Si aspetta in piedi che si liberi un tavolo e poi ci si dedica ai primi e ai secondi romani, compresa ovviamente una spettacolare cacio e pepe, infine si pagano 20-25 euri ben spesi.

>> foto


Tiberio er Quagliaro
Largo Mola di Bari 17 (Quarticciolo)
Niente telefono, aperto solo a cena, chiuso giovedì

Detto anche er Quajetta oppure er Quajettaro, già dal nome si capisce che non qui non troverete nouvelle cuisine, ma quaglie! Quaglie servite con due fette di pane inzuppate di grasso, e se non ordinate quaglie vi cacciano dal locale!! Non troverete niente d'altro di leggero (tranne il conto, sui 10-12 euri) nè di raffinato, ma anche pizze e primi... certo niente eguaglia la quaglia!!!

>> descrizione + foto

lunedì 20 novembre 2006

Betto&Mery, osteria senza tempo




Quando si entra su via dei Savorgnan venendo da via di Tor Pignattara, i neofiti di Betto dicono subito che non si aspettavano di trovare questa porzione di "Roma antica" in una zona che, al contrario è sovrastata da palazzoni e traffico a non finire. Ma è esattamente così: lungo la via (se si arriva da via degli Angeli) si notano tutt'intorno casette basse a un piano, eco di una Roma pre-bellica che non c'è più; durante le serate estive, col caldo, a sinistra e a destra della via vi sono molti tavolini in stile "osteria", con anziani che giocano a carte e che consumano il loro quartino.

In questo angolo fuori dal tempo, troviamo Betto&Mery, trattoria tipica romana che ormai è aperta dalla notte dei tempi. In realtà Betto&Mery non ci sono più da tempo, e la gestione è affidata all'onnipresente Tommy, ormai una leggenda vivente. Appena entrati si viene subito catturati dalla miriade di cose appese alle pareti; non si tratta, però di foto con personaggi famosi (qualcuna ce n'è, ma poche), tipico delle trattorie del centro: si tratta invece di chicche di vario genere (ricordiamo l'uomo vestito in cravatta con su scritto io non posso entrare).

Preso posto al tavolo, in una delle tre sale (una nella sala del camino, una in un pergolato, in cui è anche possibile fumare, e l'ultima in un grottino in fondo al locale) veniamo subito raggiunti da uno dei camerieri, che quasi senza chiederlo porta al tavolo vino rosso ed ottimo pane alle noci (o alle olive, dipende da quello che è rimasto). Comicia la sfilza di antipasti, tra cui meritano menzione particolare i broccoli fritti alla romana, gli sfilacci di cavallo (ottimi) e i peperoni coi pinoli.

Quando si arriva ai primi si inizia ad assaporare il vero gusto della cucina romana che, ricordiamo, è prevalentemente a base di interiora (anche se le ottime carbonara e amatriciana sono sempre presenti). La gramiccia con animelle, carciofi e noci e i rigatoni col sugo di coda sono i due piatti di eccellenza: anche se all'inizio siete restii, vincete le titubanze e tuffatevi in due sapori particolari (è possibile anche fare un mix dei due).

Arriviamo ai secondi: il cameriere di turno ci metterà un quarto d'ora per dirveli tutti, e visto che molti non ascoltano o se li dimenticano, gli toccherà ricominciare (ma un suo bel vaffa non ve lo toglierà nessuno...). Anche qui, non partite prevenuti: tra i piati forti la pajatina alla cacciatora, l'immancabile coda alla vaccinara, e poi coratella, rognoncini, trippa...se poi siete nuovi di questi sapori, vi consiglio il misto romano, che mette insieme tutto quanto. E nei contorni non perdetevi i carciofi alla giudiae la misticanza ripassata in padella.

Nel frattempo sarete già (almeno) alla quarta bottiglia di vino. In alcune serate può capitare che sia Tommy in persona a servirvi, quindi lo spettacolo è assicurato. Alla fine della serata, vi arriveranno di diritto gli immancabili tarallucci e vino (ovviamente romanella dei Castelli), anche se l'ultima volta siamo direttamente passati all'amaro della casa, perché avevamo un pò esagerato...

Mi raccomando: non chiedete patatine fritte o cose che non vi dice nel menù, perché potreste essere buttati fuori a calci seduta stante!

I prezzi sono un pò ondivaghi: se siete nuovi potrebbe arrivarvi una cifra non proprio bassissima (35 se fate una cena completa), ma il prezzo è fatto sulla base del tempo di frequentazione: più volte andate, più il prezzo cala; andare con la "compagnia der Picozza" fa calare il prezzo a 20 euro (cena completa) o addirittura a 15 se non avete completamente esagerato!

Betto & Mary
Via dei Savorgnan 99 (Tor Pignattara)
tel. 06 45421780
chiuso domenica

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