Eataly ha creato il suo primo spin-off con le hamburgerie aperte in varie città italiane e finalmente anche Roma, all'inizio di via Veneto, in una zona già descritta su queste pagine come avara di soddisfazioni per i gastro-funzionari in cerca di qualcosa di decente...
Ora è possibile pranzare e cenare con buoni panini, composti da carne piemontese (ma quante vacche vengono allevate lassù?...) e formaggio raschera, e racchiusi in pane selezionato e adatto all'hamburger, nonchè accompagnati da altrettanto buone patatine e innaffiati (nel mio caso) dalla gazzosa Lurisia. Il test è stato positivo, e il prezzo del menu a 12,80 euri (panino + patatine + bibita) corretto. Forse meno riuscito il kebab, ma qui ci si va per l'hamburger.
E poi la luce blu elettrizza l’attesa... Che sarebbe? Sarebbe che quando ordini ti danno un fantascientifico (!) dischetto da portare al tavolo (sul modello dei newyorkesi Shake Shack), che si accende quando il panino è pronto, per cui bisogna alzarsi e recarsi all'apposito sportello! Eh sì, perchè questo è comunque un fast food, non c'è servizio e il tavolo bisogna arpionarlo da soli, e può essere complicato quando per i gastro-funzionari di cui sopra si avvicina il momento agognato del pranzo ;-)
L'Hamburgheria di Eataly
Via Veneto, 11 (piazza Barberini)
Tel: 06 42016531
Sito ufficiale
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Mangiare a Roma e dintorni, nelle trattorie e osterie coi personaggi d'altri tempi, ma anche altrove se ci va!
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martedì 17 dicembre 2013
mercoledì 30 gennaio 2013
Un'Hamburgeseria senza hamburger
Cari lettori, proseguiamo nella serie delle recensioni parallele che tanto successo hanno riscontrato in tutto il mondo (?!), e questa volta parliamo di un posto che non ci ha fatto impazzire... Nota: la recensione si riferisce al locale di via dei Reti, ma il cibo è uguale a quello di via del Teatro Pace.
Hariseldon_74
Cos'è un'Hamburgeseria senza un buon hamburger? Avete presente Alfonso Cuscus, che si chiama così ma poi scopri che il cuscus non è niente di che? Ecco, qui è la stessa cosa, con la differenza che le premesse buone ci sarebbero pure: il posto è molto accogliente, quasi nordico nell'aspetto, con le grandi vetrate che danno sul tram e l'offerta che comincia da colazione e arriva fino a cena. Però questa volta i signori Fish Market (sì, è loro) non ci sono piaciuti: la carne è insipida, la cottura preferita non viene chiesta, il pane è inadatto e si frantuma subito, la presunta salsa piccante non picca, le patatine fatte in casa di accompagnamento (almeno la sera in cui ci siamo stati) erano finite presto e sono state sostituite con altre surgelate :-( ...e dire che non costa pochissimo, poiché oltre al prezzo base di 7 euri vanno aggiunti 50 centesimi ogni "optional" (cipolle, bacon, salse, cheddar, avocado, ecc ecc) e 3 euri per le patatine, da confrontare con gli 8-9 all inclusive del Porto Fluviale, tanto per fare un esempio!
In compenso buona l'idea di poter personalizzare il panino (da scegliere tra manzo, tacchino e vegetariano) con le varie aggiunte, e buone le zuppe a 5 euri oltre alle birre di Fiumicino a 4,50. Per finire dolci americani non memorabili. Conto sui 20-22 a testa. Se migliorassero l'hamburger sarebbe un bel posto!
Giò
L'idea è buona, il luogo è comodo da raggiungere, il locale è carino e dopo un mese di apertura, il mercoledì sera, era già pieno. Chi ci ha servito era preparato, attento e simpatico. La birra cruda di NaBiretta è buona. Le premesse ci sono tutte.
La musica è un po' troppo alta e soprattutto quando il locale si riempie, si è obbligati ad alzare la voce.
Gennaro
Condivido quanto detto dagli altri recensori, con qualche piccola precisazione: sul panino evito di ripetere quanto detto da Hariseldon mentre per quanto riguarda la location sono meno entusiasta di lui. Il posto è carino e le grandi vetrate sui binari del tram fanno molto grande metropoli internazionale ma appena varchi l'ingresso - e quindi superi le vetrate - questo "flair" e la relativa accoglienza vengono secondo me un po' meno. Musica troppo alta, spazi troppo stretti (attenzione se stati seduti nella parte centrale, c'è una specie di scalino e rischiate di finire gambe all'aria con tutta la sedia!), tavoli troppo attaccati. Beninteso, l'idea è buona e le premesse ci sono, ma secondo me - oltre a dover migliorare sugli hamburger - bisogna lavorare un po' sui dettagli e rendere il locale più accogliente e "smooth". Il cameriere, per esempio, potrebbe indossare una maglietta targata Hamburgeseria, gli darebbe un tocco di maggiore professionalità e gioverebbe alla riconoscibilità ed al brand (uattsamerica!) del locale. Forse ci si potrebbe/dovrebbe inventare qualcosa anche per quanto riguarda i "piatti" di cartone, che sono grigi ed anonimi. Insomma, promosso non direi ma ci si può lavorare!
Hamburgeseria
Via dei Reti 40 (San Lorenzo) e Via del Teatro Pace 35 (Centro)
Tel. 06/44701298 e 06/68802918
Sempre aperto dalle ore 10 alle 24
Pagina FaceBook
Hariseldon_74
Cos'è un'Hamburgeseria senza un buon hamburger? Avete presente Alfonso Cuscus, che si chiama così ma poi scopri che il cuscus non è niente di che? Ecco, qui è la stessa cosa, con la differenza che le premesse buone ci sarebbero pure: il posto è molto accogliente, quasi nordico nell'aspetto, con le grandi vetrate che danno sul tram e l'offerta che comincia da colazione e arriva fino a cena. Però questa volta i signori Fish Market (sì, è loro) non ci sono piaciuti: la carne è insipida, la cottura preferita non viene chiesta, il pane è inadatto e si frantuma subito, la presunta salsa piccante non picca, le patatine fatte in casa di accompagnamento (almeno la sera in cui ci siamo stati) erano finite presto e sono state sostituite con altre surgelate :-( ...e dire che non costa pochissimo, poiché oltre al prezzo base di 7 euri vanno aggiunti 50 centesimi ogni "optional" (cipolle, bacon, salse, cheddar, avocado, ecc ecc) e 3 euri per le patatine, da confrontare con gli 8-9 all inclusive del Porto Fluviale, tanto per fare un esempio!
In compenso buona l'idea di poter personalizzare il panino (da scegliere tra manzo, tacchino e vegetariano) con le varie aggiunte, e buone le zuppe a 5 euri oltre alle birre di Fiumicino a 4,50. Per finire dolci americani non memorabili. Conto sui 20-22 a testa. Se migliorassero l'hamburger sarebbe un bel posto!
Giò
L'idea è buona, il luogo è comodo da raggiungere, il locale è carino e dopo un mese di apertura, il mercoledì sera, era già pieno. Chi ci ha servito era preparato, attento e simpatico. La birra cruda di NaBiretta è buona. Le premesse ci sono tutte.
La musica è un po' troppo alta e soprattutto quando il locale si riempie, si è obbligati ad alzare la voce.
L'organizzazione interna al locale forse ha bisogno di esser meglio pianificata, perché quasi mezz'ora per servire 4 hamburger mi sembrano tanti, perché se i clienti aspettano non ti vai a fumare la sigaretta, perché se con l'hamburger ordino le patatine, le vorrei insieme e non un quarto d'ora dopo.
Forse anche la proposta gastronomica dev'esser aggiustata: nel mio caso il pane era buono di sapore (sempre restando nella tipologia pane da hamburger, tipo Poldo) e non ho riscontrato problemi di sbriciolamento eccessivi, la guarnitura era buona (peperoni, speck, fontina, asiago), ma la carne non poi così saporita. Di fatto un haburger di manzo con 4 aggiunte, viene a costare 9€ cui ne devi aggiungere 3 per le patatine (ergo un totale di 12€); se devo scegliere, preferisco l'hamburger di Baccano (anche se costa 16€) che è servito su piatto di coccio (e non su cartone) con posate vere (qui non ce le hanno date) e tovagliolo di stoffa (qui di carta) ma soprattutto la carne è buona e saporita, viene richiesto il grado di cottura, c'è l'anello di cipolla fritto, ecc. Alla fine della fiera, Baccano sta a 2 passi da Fontana di Trevi per cui pagherà un affitto astronomico, l'Hamburgheseria sta a San Lorenzo e di certo non paga lo stesso affitto, per cui, quantomeno, mi aspetto una carne buona.
Spero in un miglioramento futuro, soprattutto della carne ma anche dell'organizzazione.
Forse anche la proposta gastronomica dev'esser aggiustata: nel mio caso il pane era buono di sapore (sempre restando nella tipologia pane da hamburger, tipo Poldo) e non ho riscontrato problemi di sbriciolamento eccessivi, la guarnitura era buona (peperoni, speck, fontina, asiago), ma la carne non poi così saporita. Di fatto un haburger di manzo con 4 aggiunte, viene a costare 9€ cui ne devi aggiungere 3 per le patatine (ergo un totale di 12€); se devo scegliere, preferisco l'hamburger di Baccano (anche se costa 16€) che è servito su piatto di coccio (e non su cartone) con posate vere (qui non ce le hanno date) e tovagliolo di stoffa (qui di carta) ma soprattutto la carne è buona e saporita, viene richiesto il grado di cottura, c'è l'anello di cipolla fritto, ecc. Alla fine della fiera, Baccano sta a 2 passi da Fontana di Trevi per cui pagherà un affitto astronomico, l'Hamburgheseria sta a San Lorenzo e di certo non paga lo stesso affitto, per cui, quantomeno, mi aspetto una carne buona.
Spero in un miglioramento futuro, soprattutto della carne ma anche dell'organizzazione.
Gennaro
Condivido quanto detto dagli altri recensori, con qualche piccola precisazione: sul panino evito di ripetere quanto detto da Hariseldon mentre per quanto riguarda la location sono meno entusiasta di lui. Il posto è carino e le grandi vetrate sui binari del tram fanno molto grande metropoli internazionale ma appena varchi l'ingresso - e quindi superi le vetrate - questo "flair" e la relativa accoglienza vengono secondo me un po' meno. Musica troppo alta, spazi troppo stretti (attenzione se stati seduti nella parte centrale, c'è una specie di scalino e rischiate di finire gambe all'aria con tutta la sedia!), tavoli troppo attaccati. Beninteso, l'idea è buona e le premesse ci sono, ma secondo me - oltre a dover migliorare sugli hamburger - bisogna lavorare un po' sui dettagli e rendere il locale più accogliente e "smooth". Il cameriere, per esempio, potrebbe indossare una maglietta targata Hamburgeseria, gli darebbe un tocco di maggiore professionalità e gioverebbe alla riconoscibilità ed al brand (uattsamerica!) del locale. Forse ci si potrebbe/dovrebbe inventare qualcosa anche per quanto riguarda i "piatti" di cartone, che sono grigi ed anonimi. Insomma, promosso non direi ma ci si può lavorare!
Hamburgeseria
Via dei Reti 40 (San Lorenzo) e Via del Teatro Pace 35 (Centro)
Tel. 06/44701298 e 06/68802918
Sempre aperto dalle ore 10 alle 24
Pagina FaceBook
venerdì 11 gennaio 2013
Oh Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo...
Titolo scontato per la nuova apertura più acclamata del 2012: Romeo, dalla premiata ditta Roscioli (quelli del forno e dell'enoteca a Campo de' Fiori) & Bowerman (la chef del Glass a Trastevere) & uno dei soci di Bir&Fud. Siamo nel cuore di Prati, che si conferma come centro nevralgico dei fermenti gastronomici romani, dopo i successi di Settembrini e le aperture del panificio di Bonci, di Splendor Parthenopes, di Quarto Burgers e non so cos'altro...
Il locale è splendido, molto curato nei dettagli e con grandi vetrate sullo sfondo che lo rendono poco romano: in effetti è un raro esempio di recupero industriale di una vecchia officina dell'Alfa Romeo (da cui il nome), come già fatto col Lanificio di Pietralata. Sui blog ne parlano tutti in maniera entusiasta (Gambero Rosso in anteprima e poi Dissapore, Puntarella Rossa, Tavole Romane, Scatti di Gusto ecc. ecc.), e quindi non potevamo esimerci dal testarlo anche noi di MagnaRoma...
La filosofia della gestione è la multifunzionalità, tipica di tutte le nuove aperture romane, probabilmente per massimizzare le entrate e l'ammortamento degli investimenti. Si può venire qui a pranzare o cenare, a fare colazione o un aperitivo, a comprare pane dolci formaggi e salumi, a mangiare panini espressi come dai classici alimentari o bei tranci di pizza alla teglia. In teoria questo ampio ventaglio di offerta potrebbe andare a danneggiare la qualità, ma la nostra visita non percepisce errori o problemi, salvo i prezzi orientati verso l'alto, per rientrare evidentemente degli elevati investimenti effettuati.
Il nostro pranzo è stato frugale e quindi dovremo tornare per recensire altri aspetti dell'offerta. Questa volta ci siamo concentrati sulla pasta: spaghetti aglio olio peperoncino e... panettone (una buona variante della più classica mollica di pane), ravioli al castelmagno zucca e nocciole, e spaghetti con pomodorini ricci di mare e caffè (non pervenuto quest'ultimo). Tutto buono, in porzioni non micragnose e ben presentate, sebbene un paio di forchettate in più non avrebbero guastato. Prezzi tra 11 e 16 euri, leggermente eccessivi i piatti più costosi. Meno convincente il piatto di formaggi, non particolarmente memorabili e non descritti dalla cameriera, accompagnati da un solo intingolo.
Poi direttamente i dolci: fonduta di cioccolato, latte e Gentilini, Mont Blanc rivisitato: anche qui tutto buono, piccolo ma buono, e anche qui i 9 euri sono forse un tantinello troppi, sebbene accompagnati da tre assaggi di piccola pasticceria aggratis (fudge di cioccolato bianco, gelatina di cassis e madelaine). Pane e pizza ottimi, ma era difficile sbagliare in questo per i Roscioli :-) ...di fatto stiamo parlando di una vera e propria succursale in Prati dello storico forno del Centro! Però a mio avviso sono illogici i prezzi di ogni cestino di pane, come anche delle bottiglie di acqua e dei caffè, tutto a tre euri.
Conto finale sui 26-28 euri. La qualità fa dire che è decisamente da tornarci, quantomeno per completare l'analisi dell'offerta, certo non è un posto da frequentare abitualmente!
Romeo chef & baker
Via Silla, 26a (Prati)
Tel. 06 32 110 120
Sempre aperto dalle ore 9 alle 24
Sito ufficiale
Il locale è splendido, molto curato nei dettagli e con grandi vetrate sullo sfondo che lo rendono poco romano: in effetti è un raro esempio di recupero industriale di una vecchia officina dell'Alfa Romeo (da cui il nome), come già fatto col Lanificio di Pietralata. Sui blog ne parlano tutti in maniera entusiasta (Gambero Rosso in anteprima e poi Dissapore, Puntarella Rossa, Tavole Romane, Scatti di Gusto ecc. ecc.), e quindi non potevamo esimerci dal testarlo anche noi di MagnaRoma...
La filosofia della gestione è la multifunzionalità, tipica di tutte le nuove aperture romane, probabilmente per massimizzare le entrate e l'ammortamento degli investimenti. Si può venire qui a pranzare o cenare, a fare colazione o un aperitivo, a comprare pane dolci formaggi e salumi, a mangiare panini espressi come dai classici alimentari o bei tranci di pizza alla teglia. In teoria questo ampio ventaglio di offerta potrebbe andare a danneggiare la qualità, ma la nostra visita non percepisce errori o problemi, salvo i prezzi orientati verso l'alto, per rientrare evidentemente degli elevati investimenti effettuati.
Il nostro pranzo è stato frugale e quindi dovremo tornare per recensire altri aspetti dell'offerta. Questa volta ci siamo concentrati sulla pasta: spaghetti aglio olio peperoncino e... panettone (una buona variante della più classica mollica di pane), ravioli al castelmagno zucca e nocciole, e spaghetti con pomodorini ricci di mare e caffè (non pervenuto quest'ultimo). Tutto buono, in porzioni non micragnose e ben presentate, sebbene un paio di forchettate in più non avrebbero guastato. Prezzi tra 11 e 16 euri, leggermente eccessivi i piatti più costosi. Meno convincente il piatto di formaggi, non particolarmente memorabili e non descritti dalla cameriera, accompagnati da un solo intingolo.
Poi direttamente i dolci: fonduta di cioccolato, latte e Gentilini, Mont Blanc rivisitato: anche qui tutto buono, piccolo ma buono, e anche qui i 9 euri sono forse un tantinello troppi, sebbene accompagnati da tre assaggi di piccola pasticceria aggratis (fudge di cioccolato bianco, gelatina di cassis e madelaine). Pane e pizza ottimi, ma era difficile sbagliare in questo per i Roscioli :-) ...di fatto stiamo parlando di una vera e propria succursale in Prati dello storico forno del Centro! Però a mio avviso sono illogici i prezzi di ogni cestino di pane, come anche delle bottiglie di acqua e dei caffè, tutto a tre euri.
Conto finale sui 26-28 euri. La qualità fa dire che è decisamente da tornarci, quantomeno per completare l'analisi dell'offerta, certo non è un posto da frequentare abitualmente!
Romeo chef & baker
Via Silla, 26a (Prati)
Tel. 06 32 110 120
Sempre aperto dalle ore 9 alle 24
Sito ufficiale
mercoledì 4 gennaio 2012
Il panino gourmet di Tricolore
Uno dei capisaldi della tradizione mangereccia romana, il panino è stato recentemente oggetto di grande attenzione nel mondo dei foodblog e non solo. Un recente articolo su "la Repubblica" ha infatti dato lo spunto per visitare Tricolore, indicato proprio dal quotidiano come un tempio del panino gourmet. Tricolore si trova nella splendida via Urbana, nel Rione Monti, ed è diventato molto noto nella Capitale, oltre che per i panini disponibili all'ora di pranzo, grazie ai corsi di cucina che organizza. La prima impressione che si ha entrando nel piccolo locale è proprio quella di trovarsi in una cucina in cui si svolgono lezioni. Siamo in tre e ci sediamo alle postazioni complete di cucina ad induzione e forno del bancone ad U che occupa gran parte della cucina. Gli spazi ridotti però non sono un problema, il locale, dominato dal colore bianco, è curato nei minimi dettagli. Il bancone in marmo, le mensole ricche di libri e utensili, attraggono l'attenzione e rendono piacevole l'attesa del menu e dei panini.
Il menu senza fronzoli, stampato in normalissima carta eppure molto elegante nel suo minimalismo, rafforza la mia idea che Tricolore si offre come un locale decisamente trendy, la cui eleganza è ispirata dallo stile dei prodotti Apple per intenderci. L'enfasi del menu è sul pane, il grande punto di forza di Tricolore, che offre non solo panini ma pane come un normale fornaio. Sul bancone, dalla parte opposta a dove ci troviamo, le baguettes e pane di Lariano appena usciti dal forno, hanno un gran bell'aspetto.
Scegliamo finalmente i tre panini: fillet-o-fish di lattarini, hamburger broccoli e arzilla, zuppa di pesce allo zenzero in crosta di Lariano. Il primo è un panino al latte con dentro lattarini e salsa tartara. Il nome richiama il fillet-o-fish di McDonald ma non c'è nessun filetto di pesce bianco. Probabilmente si punta al fattore sorpresa, come spesso accade nei moderni menu, ma il piacere sottile di non chiamare le cose con il proprio nome in questo momento mi sfugge. L'hamburger di broccoli e arzilla, che ho preso io è un hamburger di battuto di arzilla e ketchup artigianale in un pane di grano tenero con nero di seppia. Un aspetto molto simile a.... un fillet-o-fish ... se non fosse per il pane nero. La zuppa di pesce allo zenzero in crosta di Lariano si presenta in maniera simile ad un "sourdough bowl" americano, cioè una zuppa servita in pane lievitato naturalmente. I tre panini arrivano in una scatola bianca con lo stemma di Tricolore, minimalista ed elegante come ci si aspetta.
Naturalmente, parlerò in dettaglio della mia scelta. L'aspetto, anche in questo caso, è fin troppo minimalista. Ci sono tre elementi nel panino e nessuno particolarmente scenico. Sicuramente dei tre panini sul tavolo è quello meno appariscente. La sensazione dominante che si percepisce mentre lo si mangia è quella della freschezza, del pane. innanzitutto, del battuto di arzilla e del ketchup. Il pane è davvero il protagonista indiscusso del mio panino, morbido e fresco. Il battuto è soffice e gradevole e con un sapore delicato di pesce, i broccoli sono appena percettibili (scelta sensibile visto che si tratta di pausa pranzo) e lo stesso ketchup è molto delicato con la sua acidità che rischia a volte di coprire il resto. Insomma tutto molto fresco e ben dosato, fin troppo direi. Manca una nota di colore un sapore che resta nella memoria quando ci si alza e si esce. L'acidità del ketchup è forse l'elemento più deciso del panino. Ho accompagnato il panino con una birra artigianale, perfetta per l'abbinamento.
Veniamo a discorsi più venali. Il costo dei singoli panini è intorno ai 13€, non economico, sicuramente, ma giustificato dal pregio degli ingredienti e dalla loro lavorazione. Bastano questi ingredienti a fare di questi panini qualcosa di indimenticabile? Basandomi sul panino da me provato, non so dare una risposta. Personalmente non so separare il panino dal suo caratterere di "comfort food", con sapori decisi e appaganti. Tricolore ha sicuramente stimolato curiosità nei confronti di un approccio molto raffinato al panino e probabilmente tornerò di nuovo per provare un'altra loro creazione. Tuttavia non c'è stata nessuna folgorazione, che dopo aver letto i toni entusiastici dell'articolo di Repubblica, sentivo quasi certa.
Tricolore
Via Urbana 126 (Monti)
Tel. 06 88976898
Aperto fino alle 19 (ma i panini fino alle 15,30) - chiuso domenica
Il sito ufficiale e le recensioni di Dissapore, Papero Giallo, Degrado Esquilino (!) e Scatti di Gusto.
Il menu senza fronzoli, stampato in normalissima carta eppure molto elegante nel suo minimalismo, rafforza la mia idea che Tricolore si offre come un locale decisamente trendy, la cui eleganza è ispirata dallo stile dei prodotti Apple per intenderci. L'enfasi del menu è sul pane, il grande punto di forza di Tricolore, che offre non solo panini ma pane come un normale fornaio. Sul bancone, dalla parte opposta a dove ci troviamo, le baguettes e pane di Lariano appena usciti dal forno, hanno un gran bell'aspetto.
Scegliamo finalmente i tre panini: fillet-o-fish di lattarini, hamburger broccoli e arzilla, zuppa di pesce allo zenzero in crosta di Lariano. Il primo è un panino al latte con dentro lattarini e salsa tartara. Il nome richiama il fillet-o-fish di McDonald ma non c'è nessun filetto di pesce bianco. Probabilmente si punta al fattore sorpresa, come spesso accade nei moderni menu, ma il piacere sottile di non chiamare le cose con il proprio nome in questo momento mi sfugge. L'hamburger di broccoli e arzilla, che ho preso io è un hamburger di battuto di arzilla e ketchup artigianale in un pane di grano tenero con nero di seppia. Un aspetto molto simile a.... un fillet-o-fish ... se non fosse per il pane nero. La zuppa di pesce allo zenzero in crosta di Lariano si presenta in maniera simile ad un "sourdough bowl" americano, cioè una zuppa servita in pane lievitato naturalmente. I tre panini arrivano in una scatola bianca con lo stemma di Tricolore, minimalista ed elegante come ci si aspetta.
Naturalmente, parlerò in dettaglio della mia scelta. L'aspetto, anche in questo caso, è fin troppo minimalista. Ci sono tre elementi nel panino e nessuno particolarmente scenico. Sicuramente dei tre panini sul tavolo è quello meno appariscente. La sensazione dominante che si percepisce mentre lo si mangia è quella della freschezza, del pane. innanzitutto, del battuto di arzilla e del ketchup. Il pane è davvero il protagonista indiscusso del mio panino, morbido e fresco. Il battuto è soffice e gradevole e con un sapore delicato di pesce, i broccoli sono appena percettibili (scelta sensibile visto che si tratta di pausa pranzo) e lo stesso ketchup è molto delicato con la sua acidità che rischia a volte di coprire il resto. Insomma tutto molto fresco e ben dosato, fin troppo direi. Manca una nota di colore un sapore che resta nella memoria quando ci si alza e si esce. L'acidità del ketchup è forse l'elemento più deciso del panino. Ho accompagnato il panino con una birra artigianale, perfetta per l'abbinamento.
Veniamo a discorsi più venali. Il costo dei singoli panini è intorno ai 13€, non economico, sicuramente, ma giustificato dal pregio degli ingredienti e dalla loro lavorazione. Bastano questi ingredienti a fare di questi panini qualcosa di indimenticabile? Basandomi sul panino da me provato, non so dare una risposta. Personalmente non so separare il panino dal suo caratterere di "comfort food", con sapori decisi e appaganti. Tricolore ha sicuramente stimolato curiosità nei confronti di un approccio molto raffinato al panino e probabilmente tornerò di nuovo per provare un'altra loro creazione. Tuttavia non c'è stata nessuna folgorazione, che dopo aver letto i toni entusiastici dell'articolo di Repubblica, sentivo quasi certa.
Tricolore
Via Urbana 126 (Monti)
Tel. 06 88976898
Aperto fino alle 19 (ma i panini fino alle 15,30) - chiuso domenica
Il sito ufficiale e le recensioni di Dissapore, Papero Giallo, Degrado Esquilino (!) e Scatti di Gusto.
mercoledì 7 dicembre 2011
La mi porti un bacione a Firenze
Appena rilanciata da Benigni, questa vecchia canzone ben si attaglia (!) all'esperienza gastronomica fuori porta (parecchio fuori porta...) dello scorso weekend: lo storico trippaio Nerbone dentro al mercato fiorentino di San Lorenzo, a due passi dal Duomo e dalla stazione centrale.
Apro qui una dolorosa parentesi: ma perchè mai a Roma è impossibile mangiare dentro i mercati? Non voglio fare paragoni devastanti con Barcellona dove la Boqueria ma anche Santa Caterina pullulano (!!) di bar a tapas che utilizzano i prodotti dei banchi... Mi chiedo però perchè un mercato centrale come quello Esquilino, peraltro realizzato da poco, non abbia alcun luogo dove sedersi e mangiare specialità romane (vista la città) o etniche (visto il quartiere) godendosi la frenesia del contorno, o anche perchè non ci sia nulla del genere nei nuovi mercati di Trionfale e (ma qui spero di sbagliarmi) Testaccio.
Chiudiamo la parentesi e torniamo a noi. Nerbone esiste da un sacco di tempo (dicono dal 1872) ed offre quanto di più semplice, ossia panini zuppe e poco altro, in uno dei luoghi più affascinanti quale è un mercato ottocentesco in ferro battuto. Si va alla cassa, si ordina, si aspetta la catena di montaggio del panino, si prende il vassoio, ci si siede (stretti) in mezzo a nugoli di giapponesi festanti (tanto che qui i banchi scrivono i cartellini in italiano inglese e giapponese). Poca scelta, ma perfetta per un weekend sull'Arno: crostini toscani, panini col bollito e col lampredotto, zuppa del giorno (noi abbiamo beccato i porri), primo del giorno (c'era il ragù di cinghiale), qualche secondo di "ciccia" (spezzatino, bollito, peposo...) e qualche contorno, vino rosso sfuso, cantuccini e vin santo. Il costo dipende chiaramente da cosa e quanto mangiate, ma diciamo che con 12-15 euri ci si sazia.
Nota di merito per gli abbondanti e ottimi panini e per i cantuccini, molto morbidi rispetto a quelli che si trovano quaggiù e assolutamente deliziosi. Ovviamente il lampredotto è una scelta di vita: o si ama o si odia... e infatti io ho ripiegato sul bollito con salsa verde, però stare lì al bancone a guardare la preparazione rimane affascinante, con il pezzone di trippa estratto dalla pentola, sbattuto sul tagliere, sminuzzato e schiaffato nel panino. Per pranzo, ricordatevi di andare presto, se volete evitare lunghe code e soprattutto che finiscano alcune cose, altrimenti di mattina o di pomeriggio fate un salto per uno spuntino corroborante :-)
Nerbone
Piazza del Mercato Centrale, 47/r
Solo a pranzo - Chiuso domenica
Le recensioni su 2spaghi e TripAdvisor
Apro qui una dolorosa parentesi: ma perchè mai a Roma è impossibile mangiare dentro i mercati? Non voglio fare paragoni devastanti con Barcellona dove la Boqueria ma anche Santa Caterina pullulano (!!) di bar a tapas che utilizzano i prodotti dei banchi... Mi chiedo però perchè un mercato centrale come quello Esquilino, peraltro realizzato da poco, non abbia alcun luogo dove sedersi e mangiare specialità romane (vista la città) o etniche (visto il quartiere) godendosi la frenesia del contorno, o anche perchè non ci sia nulla del genere nei nuovi mercati di Trionfale e (ma qui spero di sbagliarmi) Testaccio.
Chiudiamo la parentesi e torniamo a noi. Nerbone esiste da un sacco di tempo (dicono dal 1872) ed offre quanto di più semplice, ossia panini zuppe e poco altro, in uno dei luoghi più affascinanti quale è un mercato ottocentesco in ferro battuto. Si va alla cassa, si ordina, si aspetta la catena di montaggio del panino, si prende il vassoio, ci si siede (stretti) in mezzo a nugoli di giapponesi festanti (tanto che qui i banchi scrivono i cartellini in italiano inglese e giapponese). Poca scelta, ma perfetta per un weekend sull'Arno: crostini toscani, panini col bollito e col lampredotto, zuppa del giorno (noi abbiamo beccato i porri), primo del giorno (c'era il ragù di cinghiale), qualche secondo di "ciccia" (spezzatino, bollito, peposo...) e qualche contorno, vino rosso sfuso, cantuccini e vin santo. Il costo dipende chiaramente da cosa e quanto mangiate, ma diciamo che con 12-15 euri ci si sazia.
Nota di merito per gli abbondanti e ottimi panini e per i cantuccini, molto morbidi rispetto a quelli che si trovano quaggiù e assolutamente deliziosi. Ovviamente il lampredotto è una scelta di vita: o si ama o si odia... e infatti io ho ripiegato sul bollito con salsa verde, però stare lì al bancone a guardare la preparazione rimane affascinante, con il pezzone di trippa estratto dalla pentola, sbattuto sul tagliere, sminuzzato e schiaffato nel panino. Per pranzo, ricordatevi di andare presto, se volete evitare lunghe code e soprattutto che finiscano alcune cose, altrimenti di mattina o di pomeriggio fate un salto per uno spuntino corroborante :-)
Nerbone
Piazza del Mercato Centrale, 47/r
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