Eataly ha creato il suo primo spin-off con le hamburgerie aperte in varie città italiane e finalmente anche Roma, all'inizio di via Veneto, in una zona già descritta su queste pagine come avara di soddisfazioni per i gastro-funzionari in cerca di qualcosa di decente...
Ora è possibile pranzare e cenare con buoni panini, composti da carne piemontese (ma quante vacche vengono allevate lassù?...) e formaggio raschera, e racchiusi in pane selezionato e adatto all'hamburger, nonchè accompagnati da altrettanto buone patatine e innaffiati (nel mio caso) dalla gazzosa Lurisia. Il test è stato positivo, e il prezzo del menu a 12,80 euri (panino + patatine + bibita) corretto. Forse meno riuscito il kebab, ma qui ci si va per l'hamburger.
E poi la luce blu elettrizza l’attesa... Che sarebbe? Sarebbe che quando ordini ti danno un fantascientifico (!) dischetto da portare al tavolo (sul modello dei newyorkesi Shake Shack), che si accende quando il panino è pronto, per cui bisogna alzarsi e recarsi all'apposito sportello! Eh sì, perchè questo è comunque un fast food, non c'è servizio e il tavolo bisogna arpionarlo da soli, e può essere complicato quando per i gastro-funzionari di cui sopra si avvicina il momento agognato del pranzo ;-)
L'Hamburgheria di Eataly
Via Veneto, 11 (piazza Barberini)
Tel: 06 42016531
Sito ufficiale
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Mangiare a Roma e dintorni, nelle trattorie e osterie coi personaggi d'altri tempi, ma anche altrove se ci va!
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martedì 17 dicembre 2013
lunedì 3 giugno 2013
Moma Ristorante, a due passi da Piazza Barberini
Aprire un ristorante e chiamarlo Moma è una grossa responsabilità. E' senza dubbio un nome che crea aspettative di "fine dining" e una dose di innovazione nei piatti. Vediamo se la cucina ottiene quanto promesso.
Il locale, in via San Basilio, tra via Bissolati e Piazza Barberini, è sviluppato su due piani. Il ristorante è al piano superiore, mentre il bar al pian terreno. Il profilo degli chef e la storia li potete trovare qui. L'ambiente è moderno, elegante ma informale, una caratteristica che si ritrova ampiamente nei piatti e sembra essere un po' la vocazione dei locale. Basta infatti dare un'occhiata al menu per capire che elementi della cucina romana vengono fusi con ingredienti della cucina internazionale.
Iniziamo con la selezione di pane e pizza, ben presentata e ottima.
Ho scelto piatti à la carte, ma è disponibile un menu degustazione a 45€ molto interessante. Si inizia con una amuse bouche: polenta bianca con pecorino romano e pop corn. Questi ultimi sono lì forse per creare un elemento di sorpresa, perché a mio parere non danno nessun valore aggiunto ad un'ottima combinazione di sapori.
Il secondo amuse bouche è una delle creazioni più riuscite tra quelle provate. Si tratta di cornetti ripieni di crema piccalilli di arancio e zenzero.
Passiamo agli antipasti. Piccione in due cotture. Il petto è grigliato, la coscia confit.
E uovo poché, crema di asparagi bianchi, parmigiano 36 mesi, caviale povero.
Ed ecco i chitarrini di Gragnano alla gricia serviti con guanciale croccante e scaglie di cacio sbronzo. Ordinarli mi strappa un sorriso, pochi giorni prima mi sono imbattuto nella ennesima lista di AMLO in cui al punto 3 si dice che ormai la pasta se non è di Gragnano non ha più dignità.
Arrivati a questo punto notate che manca quasi del tutto un colore nelle foto sopra: il verde. No, non è un problema del monitor. Avendo prediletto un menu carnivoro mi sono reso conto che nessuna verdura è prevista a rompere i toni tipici della carne. La proteina la fa da padrona incontrastata. Un occhio ai tavoli vicini mi dice che è proprio una scelta. Tra i piatti di pesce invece si scorge un filetto di rombo alla mugnaia con spinaci e altri piatti in cui il verde c'è.
Finiamo con il dolce. Un classico soufflé. Le strade che portano ai ristoranti con vocazione di "fine dining" sono lastricate di soufflés sgonfi, e questo è uno di quelli. Ottima la salsa di lamponi.
Il locale, in via San Basilio, tra via Bissolati e Piazza Barberini, è sviluppato su due piani. Il ristorante è al piano superiore, mentre il bar al pian terreno. Il profilo degli chef e la storia li potete trovare qui. L'ambiente è moderno, elegante ma informale, una caratteristica che si ritrova ampiamente nei piatti e sembra essere un po' la vocazione dei locale. Basta infatti dare un'occhiata al menu per capire che elementi della cucina romana vengono fusi con ingredienti della cucina internazionale.
Iniziamo con la selezione di pane e pizza, ben presentata e ottima.
Il secondo amuse bouche è una delle creazioni più riuscite tra quelle provate. Si tratta di cornetti ripieni di crema piccalilli di arancio e zenzero.
Altri due stuzzichini per iniziare nella forma di fave fritte e mini crostini.
E uovo poché, crema di asparagi bianchi, parmigiano 36 mesi, caviale povero.
Presentazioni molto moderne e cotture perfette. Il piccione è uno degli ingredienti che verranno ricordati come tormentoni dei tardi anni '00 e inizio '10, ciò non toglie che se cucinato alla perfezione, come in questo caso, ci si lascia tormentare volentieri. Senza dubbio una delle star della cena. L'uovo poché, interessantissimo per le diverse consistenze, sarebbe stato perfetto se i sapori fossero stati più bilanciati. Il parmigiano di 36 mesi è il padrone incontrastato del piatto.
Veniamo ai primi: cappelletti ripieni di cinta senese e mandorle serviti su crema di parmigiano e polvere di caffè. Eccellente la pasta, sottile al punto giusto. Due i sapori fortissimi e dominanti. La carne del ripieno e di nuovo il parmigiano. Il fatto che ci siano mandorle e caffé passa del tutto inosservato, se non per un breve timido accenno di amaro.
Ed ecco i chitarrini di Gragnano alla gricia serviti con guanciale croccante e scaglie di cacio sbronzo. Ordinarli mi strappa un sorriso, pochi giorni prima mi sono imbattuto nella ennesima lista di AMLO in cui al punto 3 si dice che ormai la pasta se non è di Gragnano non ha più dignità.
Al di là delle concessioni alle mode del momento la gricia è ottima. Guanciale portato al limite della croccantezza e di nuovo il duo "maiale e cacio" che domina. Almeno qui non ci sono elementi che distraggono: l'essenza della gricia è questa, maiale e cacio. Ottima interpretazione di un classico. E' la terza star della serata.
Passiamo ora al secondo: galletto alla livornese servito per due persone. Anche in questo caso cottura perfetta sia per la carne che per i peperoni, e la salsa è ridotta al punto giusto.
Arrivati a questo punto notate che manca quasi del tutto un colore nelle foto sopra: il verde. No, non è un problema del monitor. Avendo prediletto un menu carnivoro mi sono reso conto che nessuna verdura è prevista a rompere i toni tipici della carne. La proteina la fa da padrona incontrastata. Un occhio ai tavoli vicini mi dice che è proprio una scelta. Tra i piatti di pesce invece si scorge un filetto di rombo alla mugnaia con spinaci e altri piatti in cui il verde c'è.
Finiamo con il dolce. Un classico soufflé. Le strade che portano ai ristoranti con vocazione di "fine dining" sono lastricate di soufflés sgonfi, e questo è uno di quelli. Ottima la salsa di lamponi.
In conclusione Moma è un ristorante molto interessante, indicatissimo per chi ama sapori forti e ingredienti che dominano la scena. Ho provato alcune grandi interpretazioni e anche piatti con uno o due ingredienti che dovrebbero dare l'elemento sorpresa (e trendy come il caffé sulla carne) ma che non aggiungono nulla al piatto, eccetto il punto interrogativo di aver letto un ingrediente che non si ritrova nel sapore.
Moma é un ristorante valido con ottime idee e chef che hanno esperienza europea che emerge chiaramente nei loro piatti. Manca ancora un po' per essere al pari con altri ristoranti di questa fascia nella Capitale, basterebbe abbandonare pop corn e caffé.
Moma Ristorante
Via di San Basilio, 42 (piazza Barberini)
Tel. 06 4201 1798
Sito Ufficiale (in costruzione)
mercoledì 30 gennaio 2013
Un'Hamburgeseria senza hamburger
Cari lettori, proseguiamo nella serie delle recensioni parallele che tanto successo hanno riscontrato in tutto il mondo (?!), e questa volta parliamo di un posto che non ci ha fatto impazzire... Nota: la recensione si riferisce al locale di via dei Reti, ma il cibo è uguale a quello di via del Teatro Pace.
Hariseldon_74
Cos'è un'Hamburgeseria senza un buon hamburger? Avete presente Alfonso Cuscus, che si chiama così ma poi scopri che il cuscus non è niente di che? Ecco, qui è la stessa cosa, con la differenza che le premesse buone ci sarebbero pure: il posto è molto accogliente, quasi nordico nell'aspetto, con le grandi vetrate che danno sul tram e l'offerta che comincia da colazione e arriva fino a cena. Però questa volta i signori Fish Market (sì, è loro) non ci sono piaciuti: la carne è insipida, la cottura preferita non viene chiesta, il pane è inadatto e si frantuma subito, la presunta salsa piccante non picca, le patatine fatte in casa di accompagnamento (almeno la sera in cui ci siamo stati) erano finite presto e sono state sostituite con altre surgelate :-( ...e dire che non costa pochissimo, poiché oltre al prezzo base di 7 euri vanno aggiunti 50 centesimi ogni "optional" (cipolle, bacon, salse, cheddar, avocado, ecc ecc) e 3 euri per le patatine, da confrontare con gli 8-9 all inclusive del Porto Fluviale, tanto per fare un esempio!
In compenso buona l'idea di poter personalizzare il panino (da scegliere tra manzo, tacchino e vegetariano) con le varie aggiunte, e buone le zuppe a 5 euri oltre alle birre di Fiumicino a 4,50. Per finire dolci americani non memorabili. Conto sui 20-22 a testa. Se migliorassero l'hamburger sarebbe un bel posto!
Giò
L'idea è buona, il luogo è comodo da raggiungere, il locale è carino e dopo un mese di apertura, il mercoledì sera, era già pieno. Chi ci ha servito era preparato, attento e simpatico. La birra cruda di NaBiretta è buona. Le premesse ci sono tutte.
La musica è un po' troppo alta e soprattutto quando il locale si riempie, si è obbligati ad alzare la voce.
Gennaro
Condivido quanto detto dagli altri recensori, con qualche piccola precisazione: sul panino evito di ripetere quanto detto da Hariseldon mentre per quanto riguarda la location sono meno entusiasta di lui. Il posto è carino e le grandi vetrate sui binari del tram fanno molto grande metropoli internazionale ma appena varchi l'ingresso - e quindi superi le vetrate - questo "flair" e la relativa accoglienza vengono secondo me un po' meno. Musica troppo alta, spazi troppo stretti (attenzione se stati seduti nella parte centrale, c'è una specie di scalino e rischiate di finire gambe all'aria con tutta la sedia!), tavoli troppo attaccati. Beninteso, l'idea è buona e le premesse ci sono, ma secondo me - oltre a dover migliorare sugli hamburger - bisogna lavorare un po' sui dettagli e rendere il locale più accogliente e "smooth". Il cameriere, per esempio, potrebbe indossare una maglietta targata Hamburgeseria, gli darebbe un tocco di maggiore professionalità e gioverebbe alla riconoscibilità ed al brand (uattsamerica!) del locale. Forse ci si potrebbe/dovrebbe inventare qualcosa anche per quanto riguarda i "piatti" di cartone, che sono grigi ed anonimi. Insomma, promosso non direi ma ci si può lavorare!
Hamburgeseria
Via dei Reti 40 (San Lorenzo) e Via del Teatro Pace 35 (Centro)
Tel. 06/44701298 e 06/68802918
Sempre aperto dalle ore 10 alle 24
Pagina FaceBook
Hariseldon_74
Cos'è un'Hamburgeseria senza un buon hamburger? Avete presente Alfonso Cuscus, che si chiama così ma poi scopri che il cuscus non è niente di che? Ecco, qui è la stessa cosa, con la differenza che le premesse buone ci sarebbero pure: il posto è molto accogliente, quasi nordico nell'aspetto, con le grandi vetrate che danno sul tram e l'offerta che comincia da colazione e arriva fino a cena. Però questa volta i signori Fish Market (sì, è loro) non ci sono piaciuti: la carne è insipida, la cottura preferita non viene chiesta, il pane è inadatto e si frantuma subito, la presunta salsa piccante non picca, le patatine fatte in casa di accompagnamento (almeno la sera in cui ci siamo stati) erano finite presto e sono state sostituite con altre surgelate :-( ...e dire che non costa pochissimo, poiché oltre al prezzo base di 7 euri vanno aggiunti 50 centesimi ogni "optional" (cipolle, bacon, salse, cheddar, avocado, ecc ecc) e 3 euri per le patatine, da confrontare con gli 8-9 all inclusive del Porto Fluviale, tanto per fare un esempio!
In compenso buona l'idea di poter personalizzare il panino (da scegliere tra manzo, tacchino e vegetariano) con le varie aggiunte, e buone le zuppe a 5 euri oltre alle birre di Fiumicino a 4,50. Per finire dolci americani non memorabili. Conto sui 20-22 a testa. Se migliorassero l'hamburger sarebbe un bel posto!
Giò
L'idea è buona, il luogo è comodo da raggiungere, il locale è carino e dopo un mese di apertura, il mercoledì sera, era già pieno. Chi ci ha servito era preparato, attento e simpatico. La birra cruda di NaBiretta è buona. Le premesse ci sono tutte.
La musica è un po' troppo alta e soprattutto quando il locale si riempie, si è obbligati ad alzare la voce.
L'organizzazione interna al locale forse ha bisogno di esser meglio pianificata, perché quasi mezz'ora per servire 4 hamburger mi sembrano tanti, perché se i clienti aspettano non ti vai a fumare la sigaretta, perché se con l'hamburger ordino le patatine, le vorrei insieme e non un quarto d'ora dopo.
Forse anche la proposta gastronomica dev'esser aggiustata: nel mio caso il pane era buono di sapore (sempre restando nella tipologia pane da hamburger, tipo Poldo) e non ho riscontrato problemi di sbriciolamento eccessivi, la guarnitura era buona (peperoni, speck, fontina, asiago), ma la carne non poi così saporita. Di fatto un haburger di manzo con 4 aggiunte, viene a costare 9€ cui ne devi aggiungere 3 per le patatine (ergo un totale di 12€); se devo scegliere, preferisco l'hamburger di Baccano (anche se costa 16€) che è servito su piatto di coccio (e non su cartone) con posate vere (qui non ce le hanno date) e tovagliolo di stoffa (qui di carta) ma soprattutto la carne è buona e saporita, viene richiesto il grado di cottura, c'è l'anello di cipolla fritto, ecc. Alla fine della fiera, Baccano sta a 2 passi da Fontana di Trevi per cui pagherà un affitto astronomico, l'Hamburgheseria sta a San Lorenzo e di certo non paga lo stesso affitto, per cui, quantomeno, mi aspetto una carne buona.
Spero in un miglioramento futuro, soprattutto della carne ma anche dell'organizzazione.
Forse anche la proposta gastronomica dev'esser aggiustata: nel mio caso il pane era buono di sapore (sempre restando nella tipologia pane da hamburger, tipo Poldo) e non ho riscontrato problemi di sbriciolamento eccessivi, la guarnitura era buona (peperoni, speck, fontina, asiago), ma la carne non poi così saporita. Di fatto un haburger di manzo con 4 aggiunte, viene a costare 9€ cui ne devi aggiungere 3 per le patatine (ergo un totale di 12€); se devo scegliere, preferisco l'hamburger di Baccano (anche se costa 16€) che è servito su piatto di coccio (e non su cartone) con posate vere (qui non ce le hanno date) e tovagliolo di stoffa (qui di carta) ma soprattutto la carne è buona e saporita, viene richiesto il grado di cottura, c'è l'anello di cipolla fritto, ecc. Alla fine della fiera, Baccano sta a 2 passi da Fontana di Trevi per cui pagherà un affitto astronomico, l'Hamburgheseria sta a San Lorenzo e di certo non paga lo stesso affitto, per cui, quantomeno, mi aspetto una carne buona.
Spero in un miglioramento futuro, soprattutto della carne ma anche dell'organizzazione.
Gennaro
Condivido quanto detto dagli altri recensori, con qualche piccola precisazione: sul panino evito di ripetere quanto detto da Hariseldon mentre per quanto riguarda la location sono meno entusiasta di lui. Il posto è carino e le grandi vetrate sui binari del tram fanno molto grande metropoli internazionale ma appena varchi l'ingresso - e quindi superi le vetrate - questo "flair" e la relativa accoglienza vengono secondo me un po' meno. Musica troppo alta, spazi troppo stretti (attenzione se stati seduti nella parte centrale, c'è una specie di scalino e rischiate di finire gambe all'aria con tutta la sedia!), tavoli troppo attaccati. Beninteso, l'idea è buona e le premesse ci sono, ma secondo me - oltre a dover migliorare sugli hamburger - bisogna lavorare un po' sui dettagli e rendere il locale più accogliente e "smooth". Il cameriere, per esempio, potrebbe indossare una maglietta targata Hamburgeseria, gli darebbe un tocco di maggiore professionalità e gioverebbe alla riconoscibilità ed al brand (uattsamerica!) del locale. Forse ci si potrebbe/dovrebbe inventare qualcosa anche per quanto riguarda i "piatti" di cartone, che sono grigi ed anonimi. Insomma, promosso non direi ma ci si può lavorare!
Hamburgeseria
Via dei Reti 40 (San Lorenzo) e Via del Teatro Pace 35 (Centro)
Tel. 06/44701298 e 06/68802918
Sempre aperto dalle ore 10 alle 24
Pagina FaceBook
domenica 13 gennaio 2013
Armando, oasi di tradizione al Pantheon
Un pranzo nei pressi del Pantheon è un evento che ha aspettative del tutto diverse a seconda che voi siate un turista o un romano doc.
Per il turista è la cornice a farla da padrona, mentre un romano ci penserebbe più volte prima di avventurarsi in uno dei tanti ristoranti intorno a piazza della Rotonda. Armando è l'eccezione, è una trattoria romana in tutto e per tutto, con stile sobrio, assolutamente non ammiccante al turista. E' considerato dei punti fermi della ristorazione tradizionale da Puntarella Rossa.
La piccola sala è in perfetto stile di trattoria romana: una decina di tavoli, pochi quadri con alcuni orgogliosi attestati della storia del locale, aperto da più di cinquanta anni. A completare la sala c'è l'immancabile bancone e l'uscita della cucina, sempre aperta così da far intravedere l'attività dei personale, cosa che a me piace sempre molto.
Era il 29 dicembre quando, in due, abbiamo visitato il ristorante. La mia scelta cade su una gricia e un bollito alla picchiapò. La gricia di Armando è ben conosciuta e si narra che sia tra le migliori a Roma. Impossibile non provarla. Incidentalmente, se volete la ricetta potete trovarla a questo link.
Non sono un grande fan delle classifiche, ma quella di Armando è una gricia da provare, ottimo il guanciale e perfettamente dosati pecorino e pepe, di ottima qualità. Cottura perfetta e pasta, anche essa di grande qualità. Il bollito alla picchiapò è ugualmente ottimo. Unico neo di questi due piatti è la presentazione. Siamo sicuramente in una osteria tradizionale, ma un tocco di modernità nella presentazione non guasta. La fogliolina di prezzemolo che guarnisce il piatto, ad esempio poteva anche non esserci.
E' un piatto gratificante senza essere pesante. Oltre al bollito è stato provato un piatto di lenticchie con salsiccia, tradizionale e di sostanza, presentato in maniera più attenta e a detta della mia compagna di recensione, un po' troppo sapido.
Arriviamo al dolce, un semifreddo alla crema con cioccolato e canditi.
Un po' troppo freddo per il tipo di dolce, con evidenti cristalli di ghiaccio che non rendono giustizia al sapore della crema, ottima. Anche il cioccolato sul semifreddo, opaco è un indice che il dessert è stato eccessivamente raffreddato. Presentazione anche quì tradizionale e un po' disordinata, un peccato perché non all'altezza della cura nell'ingrediente che emerge in ogni piatto.
Il pranzo è stato accompagnato da un Cesanese del Piglio. Una nota va certamente data al servizio, attento, appassionato e non invadente. La sala è mantenuta alla perfezione, i piatti del giorno vengono presentati con passione e competenza. E' evidente che chi serve è parte della famiglia che gestisce il ristorante e crede nella cucina.
In conclusione Armando è una trattoria da visitare, senza riserve, se si cerca la tradizione romana e la passione nel proporla e tramandarla. Un'identità quella di Armando non affatto banale da mantenere vista la posizione in cui si trova. Altra nota di encomio, la possibilità di scegliere un menu del tutto vegetariano.
Con prezzi per tre portate nel range dei 40-50 € e con l'unico neo di una presentazione con qualche pecca, ad Armando va un bel 7-. E soprattutto ci tornerò.
Armando al Pantheon
Salita de' Crescenzi, 31 (Pantheon)
Tel. 06 68803034
Chiuso sabato sera e domenica
Sito ufficiale
Per il turista è la cornice a farla da padrona, mentre un romano ci penserebbe più volte prima di avventurarsi in uno dei tanti ristoranti intorno a piazza della Rotonda. Armando è l'eccezione, è una trattoria romana in tutto e per tutto, con stile sobrio, assolutamente non ammiccante al turista. E' considerato dei punti fermi della ristorazione tradizionale da Puntarella Rossa.
La piccola sala è in perfetto stile di trattoria romana: una decina di tavoli, pochi quadri con alcuni orgogliosi attestati della storia del locale, aperto da più di cinquanta anni. A completare la sala c'è l'immancabile bancone e l'uscita della cucina, sempre aperta così da far intravedere l'attività dei personale, cosa che a me piace sempre molto.
Era il 29 dicembre quando, in due, abbiamo visitato il ristorante. La mia scelta cade su una gricia e un bollito alla picchiapò. La gricia di Armando è ben conosciuta e si narra che sia tra le migliori a Roma. Impossibile non provarla. Incidentalmente, se volete la ricetta potete trovarla a questo link.
Non sono un grande fan delle classifiche, ma quella di Armando è una gricia da provare, ottimo il guanciale e perfettamente dosati pecorino e pepe, di ottima qualità. Cottura perfetta e pasta, anche essa di grande qualità. Il bollito alla picchiapò è ugualmente ottimo. Unico neo di questi due piatti è la presentazione. Siamo sicuramente in una osteria tradizionale, ma un tocco di modernità nella presentazione non guasta. La fogliolina di prezzemolo che guarnisce il piatto, ad esempio poteva anche non esserci.
E' un piatto gratificante senza essere pesante. Oltre al bollito è stato provato un piatto di lenticchie con salsiccia, tradizionale e di sostanza, presentato in maniera più attenta e a detta della mia compagna di recensione, un po' troppo sapido.
Arriviamo al dolce, un semifreddo alla crema con cioccolato e canditi.
Un po' troppo freddo per il tipo di dolce, con evidenti cristalli di ghiaccio che non rendono giustizia al sapore della crema, ottima. Anche il cioccolato sul semifreddo, opaco è un indice che il dessert è stato eccessivamente raffreddato. Presentazione anche quì tradizionale e un po' disordinata, un peccato perché non all'altezza della cura nell'ingrediente che emerge in ogni piatto.
Il pranzo è stato accompagnato da un Cesanese del Piglio. Una nota va certamente data al servizio, attento, appassionato e non invadente. La sala è mantenuta alla perfezione, i piatti del giorno vengono presentati con passione e competenza. E' evidente che chi serve è parte della famiglia che gestisce il ristorante e crede nella cucina.
In conclusione Armando è una trattoria da visitare, senza riserve, se si cerca la tradizione romana e la passione nel proporla e tramandarla. Un'identità quella di Armando non affatto banale da mantenere vista la posizione in cui si trova. Altra nota di encomio, la possibilità di scegliere un menu del tutto vegetariano.
Con prezzi per tre portate nel range dei 40-50 € e con l'unico neo di una presentazione con qualche pecca, ad Armando va un bel 7-. E soprattutto ci tornerò.
Armando al Pantheon
Salita de' Crescenzi, 31 (Pantheon)
Tel. 06 68803034
Chiuso sabato sera e domenica
Sito ufficiale
giovedì 10 gennaio 2013
Baccano
Domenica 6 gennaio, girando per saldi, al carbone dell'epifania abbiamo preferito provare Baccano, in Via delle Muratte, per capirci quella strada extra turistica che collega Fontana di Trevi, taglia Via del Corso, attraversa Piazza di Pietra e arriva al Panteon.
Il locale è stato aperto prima dell'estate 2012 e ne parlano veramente in tanti: speranzoso gamberorosso, malissimo dissapore, come presentazione il corriere, abbastanza bene puntarella rossa che comunque fa qualche critica nonostante sia stato riconosciuto e salutato dallo chef, entusiasta cheap&spicy cui il direttore in persona ha offerto un bicchiere di spumante (chissà se avrà influito nel giudizio).
Entrando si respira un'atmosfera da grande bistrot parigino, con il bancone del bar, i divanetti, il pavimento a mosaico, le vetrate (al posto della terribile moda italiana di mettere tende oscuranti su qualunque fonte di luce solare), ma per fortuna i tavoli non sono minuscoli come spesso nella ville lumiére.
Eravamo due, l'accoglienza è attenta e cortese, subito si viene accompagnati al tavolo ed acqua e pane arrivano velocemente; da segnalare una pecca: la bottiglia d'acqua servita è da mezzo litro e costa 2,5 euri... come direbbe un francese un vol a main arméé.
La presentazione del tavolo è semplice e curata, il cameriere arriva quasi subito per l'ordine e anche per le pietanze il tempo d'attesa è congruo.
La presentazione dei piatti è bellissima, il mio ossobuco (molto buono) era accompagnato da un puré con patatine croccanti, rametto di timo, una mora gigante e ribes rosso e devo ammettere che provarli insieme fa capire cosa si possa intendere per accostamento fantasioso e perfettamente riuscito.
L'hamburger (saporito come ci si aspetta) è stato cotto medio (come richiesto) ed era accompagnato da patatine fritte, anello di cipolla impanato e cicoria ripassata (buona).
Fa piacere poter mangiare pietanze di buona qualità in una delle zone più turistiche di roma, è un vero peccato che le stesse si siano rivelate un poco pesanti, infatti la digestione è durata oltre il normale.
Il conto non è a buon mercato ma nemmeno salatissimo: servizio e pane 3€ (...), mezza acqua panna 2,5€, ossobuco 17€, hamburger 16€ e caffé 4€ (mizzega 4€, la prossima volta non ci casco), peccato che l'acqua non me la posso portare da casa.
Baccano
Via delle Muratte 23 (Fontana di Trevi)
Tel. 06.69941166
Chiuso mai
lunedì 19 novembre 2012
Maxelâ, il doge della carne
Doge? Venezia? E che c'entra con la carne? Calma, calma... i dogi comandavano pure a Genova (anzi dalla loro elezione a sorte prese il via il gioco del lotto, ma questa è un'altra storia...) ed è per l'appunto ligure l'origine di questa catena di ristoranti vietati ai vegetariani... Catena? Come catena? E che MagnaRoma si abbassa a recensire le catene mò? Aricalma, gente: è una catena, sì, ma di ottima qualità!
Innanzitutto "maxelâ" in genovese significa "macelleria" e dovrebbe essere pronunciato in una maniera che non ho ancora capito, forse simile al catalano "sc" (se c'è qualche ligure ci lllumini). Dalla città della Lanterna dove sono stati aperti i primi due locali, l'impresa si è espansa prima al nord e poi fino a Roma, inizialmente a Borgo e ora pure in pieno centro, nel pieno della movida di piazza delle Coppelle. Lo so, è stato appena recensito un locale in zona, a due passi anzi, e ora torniamo sempre lì, ma non è che ci siamo innamorati di questa strada, è solo un caso, giuro! Peraltro la zona è talmente piena di locali turistici oppure superfighetti che trovare un ristorante dove mangiare a prezzi contenuti è piacevole.
Dunque, si mangia carne, peraltro la fassona piemontese, regione che ormai si è imposta nella Capitale anche grazie a Eataly, e si compra pure se volete sfruttare il coté macelleria (sempre una reminiscenza della recensione precedente...). C'è di tutto: affettati, tartare (la carne cruda), tagliata, hamburger, polpette, pollo, involtini, spiedini, braciole, salsicce, fiorentina, entrecote e perfino il quinto quarto caro ai romani! La qualità si sente, e soprattutto il costo è molto competitivo: molti piatti sono sotto i 10 euri, la tagliata poco sopra e solo i tagli più pregiati arrivano a 15-20. Oddio, volendo c'è anche qualche piatto di pasta, e forse il pesto vale la pena di assaggiarlo, ma qui si viene per altro, chiaramente.
A parte arrosticini e spiedini, sotto tono, gli altri piatti assaggiati sono ben eseguiti e portati rapidamente in tavola, sulla base della cottura desiderata. Nella foto si intravede un duello all'ultimo "sangue": hamburger con ketchup sotto uno strato di croccanti chips contro una tagliata con bacon croccante e cipolle stufate. Lo scontro è finito in parità, bisognerà tornarci per toglierci qualche altro sfizio... Prezzo: a pranzo c'è un menu a 12 euri con scelta tra due primi e due secondi, mentre alla carta ovviamente dipende dalla fame, ma un secondo, un contorno e un dolce stanno sui 25-30 euri.
Maxelâ
Via delle Coppelle, 10 (centro)
Tel. 06 68210313
Aperto pranzo e cena - Chiuso domenica
Sito ufficiale
Ne parlano Puntarella Rossa e Luciano Pignataro
Innanzitutto "maxelâ" in genovese significa "macelleria" e dovrebbe essere pronunciato in una maniera che non ho ancora capito, forse simile al catalano "sc" (se c'è qualche ligure ci lllumini). Dalla città della Lanterna dove sono stati aperti i primi due locali, l'impresa si è espansa prima al nord e poi fino a Roma, inizialmente a Borgo e ora pure in pieno centro, nel pieno della movida di piazza delle Coppelle. Lo so, è stato appena recensito un locale in zona, a due passi anzi, e ora torniamo sempre lì, ma non è che ci siamo innamorati di questa strada, è solo un caso, giuro! Peraltro la zona è talmente piena di locali turistici oppure superfighetti che trovare un ristorante dove mangiare a prezzi contenuti è piacevole.
Dunque, si mangia carne, peraltro la fassona piemontese, regione che ormai si è imposta nella Capitale anche grazie a Eataly, e si compra pure se volete sfruttare il coté macelleria (sempre una reminiscenza della recensione precedente...). C'è di tutto: affettati, tartare (la carne cruda), tagliata, hamburger, polpette, pollo, involtini, spiedini, braciole, salsicce, fiorentina, entrecote e perfino il quinto quarto caro ai romani! La qualità si sente, e soprattutto il costo è molto competitivo: molti piatti sono sotto i 10 euri, la tagliata poco sopra e solo i tagli più pregiati arrivano a 15-20. Oddio, volendo c'è anche qualche piatto di pasta, e forse il pesto vale la pena di assaggiarlo, ma qui si viene per altro, chiaramente.
A parte arrosticini e spiedini, sotto tono, gli altri piatti assaggiati sono ben eseguiti e portati rapidamente in tavola, sulla base della cottura desiderata. Nella foto si intravede un duello all'ultimo "sangue": hamburger con ketchup sotto uno strato di croccanti chips contro una tagliata con bacon croccante e cipolle stufate. Lo scontro è finito in parità, bisognerà tornarci per toglierci qualche altro sfizio... Prezzo: a pranzo c'è un menu a 12 euri con scelta tra due primi e due secondi, mentre alla carta ovviamente dipende dalla fame, ma un secondo, un contorno e un dolce stanno sui 25-30 euri.
Maxelâ
Via delle Coppelle, 10 (centro)
Tel. 06 68210313
Aperto pranzo e cena - Chiuso domenica
Sito ufficiale
Ne parlano Puntarella Rossa e Luciano Pignataro
martedì 13 novembre 2012
Casa Coppelle, "tu me fais tourner la tête..."
Riceviamo dalla nostra nuova collaboratrice free-lance Madame (che dovrà imparare presto a inserire direttamente lei i post...) una recensione in linea col suo nickname :-)
Edith Piaf sintetizza perfettamente l’atmosfera romantica (e disneyana?!?) che si
respira a Casa Coppelle. Non c’è da stupirsi se Madame propone come suo primo post un ristorante italo-francese...
garantisco però di recensire e consigliare quanto prima anche una
tradizionale trattoria romana o perché
no un paninaro!
Il locale è un po’ buio e il conto,
ahimè, un po’ salato ma quanno ce vo’, ce vo’!! Ammetto di non aver mai
assaggiato il lato romano della cucina ma di aver sempre optato per quello
francese, non chiamatemi snob! ;)
L’ultima volta ho preso due antipasti: il primo dei due una Tarte tatin
de légumes avec sauce au pestou (Tarte
tatin di verdure con salsa al pesto) davvero deliziosa e ben presentata (anche
l’occhio vuole la sua parte!!.Il secondo antipasto era un Mille-feuille
croquant de pate fillo avec foie gras, figues confites et mousse de foie gras... a
voi la traduzione!
Non ho assaggiato invece
personalmente Il filetto in sfoglia con tapenade di olive nere ma mi è stato
assicurato essere gustoso e la carne di ottima qualità!
Per finire in
bellezza ho preso, per gola più che per fame, un’Ile flottante avec crème anglaise et caramel, che tradotto
letteralmente “isola galleggiante” non si può proprio sentire..perde tutta la
sua poesia! L’ile
flottante è una sorta di meringa soffice, di cui ho scoperto andare ghiotta da
bambina!
Una cena costa mediamente sui 40€ ma ne vale la pena!
Au revoir
Casa Coppelle
Piazza delle Coppelle, 49 (centro)
Tel. 06 / 68 89 1707 - Cell. 338 / 681 05 85
Aperto pranzo e cena - Chiuso lunedì
lunedì 17 settembre 2012
Gargani, tra il lusso e le mangiatoie di Via Veneto
Se un povero e grigio funzionario ministeriale (o praticante avvocato, o dipendente d'albergo, ecc ecc) vuole pranzare decentemente a Via Veneto non ha molte alternative... Ci sono i ristoranti di lusso dei grandi alberghi oggi rilanciati con giovani e bravi chef, ma che mi sa che sforano un po' dai 7 euri 7 del buono pasto. Poi ci sono i locali acchiappaturisti con le "serre" sulla strada, i camerieri che ti placcano e i menu improbabili. E infine le mangiatoie per impiegati, ossia le tavole calde che sfornando pasti a buffet a più o meno 10 euri, mettendo tutto nello stesso piatto e dando a tutto lo stesso sapore.
Fortunatamente per la mia salute e per il mio portafoglio, però c'è anche Gargani. Se ne parla pochissimo in rete, e meno male. Difficile descriverlo, perchè è molte cose in una: è caffetteria la mattina, è tavola calda a pranzo, è aperitivo nel pomeriggio, è negozio / enoteca / catering tutto il giorno (e infatti è così che viene classificato nelle guide gastronomica, il Gambero Rosso Roma in primis). A pranzo si entra e si trova un muro di persone che aspetta di ordinare: sì, perchè funziona così, prima si ordina al bancone e poi si cerca un posto dentro o fuori, e questa modalità che a prima vista sembra caotica in effetti permette di smaltire molti clienti nel poco tempo concesso dalla pausa pranzo.
Si mangia come in una trattoria romana, con le proposte che almeno in parte variano giorno per giorno, ed è questo il bello di Gargani: in alto i vassoi di pasta, lasagne (da encomio quelle alle zucchine), parmigiana, pomodori col riso, gnocchi di semolino (rigorosamente di giovedì); in basso polpettone, polpette al sugo, cotolette, tacchino, pollo e (quando rimane) tonno, oltre a verdure ripassate e bollite e alla frutta; a sinistra i piatti freddi (con mozzarelle, prosciutto, salmone, insalate) insieme a riso/orzo/cuscus da abbinare alle verdure testè (!) menzionate. Compreso nel prezzo c'è un cestino di pane che di solito comprende la pizza a quadratini e, nei casi più fortunati, il cosiddetto "panino di Mario" (dal nome di un roscio addetto al bancone) molto fragrante oppure il cornetto integrale ai cereali.
Il conto varia intorno agli 8-9 euri (fino a 10-11 se aggiungete una macedonia), ma raramente viene fornita la distinta dei pasti, quindi chiedetela prima se dovete dividere :-)
Gargani
Via Lombardia 15 (Via Veneto)
Chiuso domenica - Fino alle ore 20
Sito ufficiale
Fortunatamente per la mia salute e per il mio portafoglio, però c'è anche Gargani. Se ne parla pochissimo in rete, e meno male. Difficile descriverlo, perchè è molte cose in una: è caffetteria la mattina, è tavola calda a pranzo, è aperitivo nel pomeriggio, è negozio / enoteca / catering tutto il giorno (e infatti è così che viene classificato nelle guide gastronomica, il Gambero Rosso Roma in primis). A pranzo si entra e si trova un muro di persone che aspetta di ordinare: sì, perchè funziona così, prima si ordina al bancone e poi si cerca un posto dentro o fuori, e questa modalità che a prima vista sembra caotica in effetti permette di smaltire molti clienti nel poco tempo concesso dalla pausa pranzo.
Si mangia come in una trattoria romana, con le proposte che almeno in parte variano giorno per giorno, ed è questo il bello di Gargani: in alto i vassoi di pasta, lasagne (da encomio quelle alle zucchine), parmigiana, pomodori col riso, gnocchi di semolino (rigorosamente di giovedì); in basso polpettone, polpette al sugo, cotolette, tacchino, pollo e (quando rimane) tonno, oltre a verdure ripassate e bollite e alla frutta; a sinistra i piatti freddi (con mozzarelle, prosciutto, salmone, insalate) insieme a riso/orzo/cuscus da abbinare alle verdure testè (!) menzionate. Compreso nel prezzo c'è un cestino di pane che di solito comprende la pizza a quadratini e, nei casi più fortunati, il cosiddetto "panino di Mario" (dal nome di un roscio addetto al bancone) molto fragrante oppure il cornetto integrale ai cereali.
Il conto varia intorno agli 8-9 euri (fino a 10-11 se aggiungete una macedonia), ma raramente viene fornita la distinta dei pasti, quindi chiedetela prima se dovete dividere :-)
Gargani
Via Lombardia 15 (Via Veneto)
Chiuso domenica - Fino alle ore 20
Sito ufficiale
mercoledì 4 gennaio 2012
Il panino gourmet di Tricolore
Uno dei capisaldi della tradizione mangereccia romana, il panino è stato recentemente oggetto di grande attenzione nel mondo dei foodblog e non solo. Un recente articolo su "la Repubblica" ha infatti dato lo spunto per visitare Tricolore, indicato proprio dal quotidiano come un tempio del panino gourmet. Tricolore si trova nella splendida via Urbana, nel Rione Monti, ed è diventato molto noto nella Capitale, oltre che per i panini disponibili all'ora di pranzo, grazie ai corsi di cucina che organizza. La prima impressione che si ha entrando nel piccolo locale è proprio quella di trovarsi in una cucina in cui si svolgono lezioni. Siamo in tre e ci sediamo alle postazioni complete di cucina ad induzione e forno del bancone ad U che occupa gran parte della cucina. Gli spazi ridotti però non sono un problema, il locale, dominato dal colore bianco, è curato nei minimi dettagli. Il bancone in marmo, le mensole ricche di libri e utensili, attraggono l'attenzione e rendono piacevole l'attesa del menu e dei panini.
Il menu senza fronzoli, stampato in normalissima carta eppure molto elegante nel suo minimalismo, rafforza la mia idea che Tricolore si offre come un locale decisamente trendy, la cui eleganza è ispirata dallo stile dei prodotti Apple per intenderci. L'enfasi del menu è sul pane, il grande punto di forza di Tricolore, che offre non solo panini ma pane come un normale fornaio. Sul bancone, dalla parte opposta a dove ci troviamo, le baguettes e pane di Lariano appena usciti dal forno, hanno un gran bell'aspetto.
Scegliamo finalmente i tre panini: fillet-o-fish di lattarini, hamburger broccoli e arzilla, zuppa di pesce allo zenzero in crosta di Lariano. Il primo è un panino al latte con dentro lattarini e salsa tartara. Il nome richiama il fillet-o-fish di McDonald ma non c'è nessun filetto di pesce bianco. Probabilmente si punta al fattore sorpresa, come spesso accade nei moderni menu, ma il piacere sottile di non chiamare le cose con il proprio nome in questo momento mi sfugge. L'hamburger di broccoli e arzilla, che ho preso io è un hamburger di battuto di arzilla e ketchup artigianale in un pane di grano tenero con nero di seppia. Un aspetto molto simile a.... un fillet-o-fish ... se non fosse per il pane nero. La zuppa di pesce allo zenzero in crosta di Lariano si presenta in maniera simile ad un "sourdough bowl" americano, cioè una zuppa servita in pane lievitato naturalmente. I tre panini arrivano in una scatola bianca con lo stemma di Tricolore, minimalista ed elegante come ci si aspetta.
Naturalmente, parlerò in dettaglio della mia scelta. L'aspetto, anche in questo caso, è fin troppo minimalista. Ci sono tre elementi nel panino e nessuno particolarmente scenico. Sicuramente dei tre panini sul tavolo è quello meno appariscente. La sensazione dominante che si percepisce mentre lo si mangia è quella della freschezza, del pane. innanzitutto, del battuto di arzilla e del ketchup. Il pane è davvero il protagonista indiscusso del mio panino, morbido e fresco. Il battuto è soffice e gradevole e con un sapore delicato di pesce, i broccoli sono appena percettibili (scelta sensibile visto che si tratta di pausa pranzo) e lo stesso ketchup è molto delicato con la sua acidità che rischia a volte di coprire il resto. Insomma tutto molto fresco e ben dosato, fin troppo direi. Manca una nota di colore un sapore che resta nella memoria quando ci si alza e si esce. L'acidità del ketchup è forse l'elemento più deciso del panino. Ho accompagnato il panino con una birra artigianale, perfetta per l'abbinamento.
Veniamo a discorsi più venali. Il costo dei singoli panini è intorno ai 13€, non economico, sicuramente, ma giustificato dal pregio degli ingredienti e dalla loro lavorazione. Bastano questi ingredienti a fare di questi panini qualcosa di indimenticabile? Basandomi sul panino da me provato, non so dare una risposta. Personalmente non so separare il panino dal suo caratterere di "comfort food", con sapori decisi e appaganti. Tricolore ha sicuramente stimolato curiosità nei confronti di un approccio molto raffinato al panino e probabilmente tornerò di nuovo per provare un'altra loro creazione. Tuttavia non c'è stata nessuna folgorazione, che dopo aver letto i toni entusiastici dell'articolo di Repubblica, sentivo quasi certa.
Tricolore
Via Urbana 126 (Monti)
Tel. 06 88976898
Aperto fino alle 19 (ma i panini fino alle 15,30) - chiuso domenica
Il sito ufficiale e le recensioni di Dissapore, Papero Giallo, Degrado Esquilino (!) e Scatti di Gusto.
Il menu senza fronzoli, stampato in normalissima carta eppure molto elegante nel suo minimalismo, rafforza la mia idea che Tricolore si offre come un locale decisamente trendy, la cui eleganza è ispirata dallo stile dei prodotti Apple per intenderci. L'enfasi del menu è sul pane, il grande punto di forza di Tricolore, che offre non solo panini ma pane come un normale fornaio. Sul bancone, dalla parte opposta a dove ci troviamo, le baguettes e pane di Lariano appena usciti dal forno, hanno un gran bell'aspetto.
Scegliamo finalmente i tre panini: fillet-o-fish di lattarini, hamburger broccoli e arzilla, zuppa di pesce allo zenzero in crosta di Lariano. Il primo è un panino al latte con dentro lattarini e salsa tartara. Il nome richiama il fillet-o-fish di McDonald ma non c'è nessun filetto di pesce bianco. Probabilmente si punta al fattore sorpresa, come spesso accade nei moderni menu, ma il piacere sottile di non chiamare le cose con il proprio nome in questo momento mi sfugge. L'hamburger di broccoli e arzilla, che ho preso io è un hamburger di battuto di arzilla e ketchup artigianale in un pane di grano tenero con nero di seppia. Un aspetto molto simile a.... un fillet-o-fish ... se non fosse per il pane nero. La zuppa di pesce allo zenzero in crosta di Lariano si presenta in maniera simile ad un "sourdough bowl" americano, cioè una zuppa servita in pane lievitato naturalmente. I tre panini arrivano in una scatola bianca con lo stemma di Tricolore, minimalista ed elegante come ci si aspetta.
Naturalmente, parlerò in dettaglio della mia scelta. L'aspetto, anche in questo caso, è fin troppo minimalista. Ci sono tre elementi nel panino e nessuno particolarmente scenico. Sicuramente dei tre panini sul tavolo è quello meno appariscente. La sensazione dominante che si percepisce mentre lo si mangia è quella della freschezza, del pane. innanzitutto, del battuto di arzilla e del ketchup. Il pane è davvero il protagonista indiscusso del mio panino, morbido e fresco. Il battuto è soffice e gradevole e con un sapore delicato di pesce, i broccoli sono appena percettibili (scelta sensibile visto che si tratta di pausa pranzo) e lo stesso ketchup è molto delicato con la sua acidità che rischia a volte di coprire il resto. Insomma tutto molto fresco e ben dosato, fin troppo direi. Manca una nota di colore un sapore che resta nella memoria quando ci si alza e si esce. L'acidità del ketchup è forse l'elemento più deciso del panino. Ho accompagnato il panino con una birra artigianale, perfetta per l'abbinamento.
Veniamo a discorsi più venali. Il costo dei singoli panini è intorno ai 13€, non economico, sicuramente, ma giustificato dal pregio degli ingredienti e dalla loro lavorazione. Bastano questi ingredienti a fare di questi panini qualcosa di indimenticabile? Basandomi sul panino da me provato, non so dare una risposta. Personalmente non so separare il panino dal suo caratterere di "comfort food", con sapori decisi e appaganti. Tricolore ha sicuramente stimolato curiosità nei confronti di un approccio molto raffinato al panino e probabilmente tornerò di nuovo per provare un'altra loro creazione. Tuttavia non c'è stata nessuna folgorazione, che dopo aver letto i toni entusiastici dell'articolo di Repubblica, sentivo quasi certa.
Tricolore
Via Urbana 126 (Monti)
Tel. 06 88976898
Aperto fino alle 19 (ma i panini fino alle 15,30) - chiuso domenica
Il sito ufficiale e le recensioni di Dissapore, Papero Giallo, Degrado Esquilino (!) e Scatti di Gusto.
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