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lunedì 3 novembre 2014

Palmira, da Amatrice a Monteverde

E' una new entry della guida SlowFood 2015, quindi il Politburo di MagnaRoma non poteva esimersi dal provarla... siamo tornati a Monteverde, la patria di Cesare e dell'Osteria omonima, per dirigerci all'Osteria Palmira, erede di una tradizione che parte da una vecchia trattoria nel rione Monti e passa per materie prime provenienti da Amatrice.

Lo dichiariamo subito: forse siamo partiti da aspettative molto alte derivanti da Puntarella Rossa, ma l'abbiamo trovato buono ma non memorabile, senza infamia e senza lode, come dice anche Te ce manno io.



Ambiente familiare e gradevole, con dehors verandato e interno tradizionale, che denuncia subito l'origine amatriciana di molti prodotti. Servizio attento, discreto e bene informato sui piatti e sulle preparazioni.

Per cominciare abbiamo diviso due antipasti, ma di sicuro non siamo rimasti folgorati dai numerosi piattini arrivati sul tavolo: bruschettine, sformatini di verdure e di patate, ricottina di bufala, insalatina di farro (sì, tutto ino...), fagioli e ceci conditi, trippa, coratella, nervetti, lingua (buona e insolita). In generale poteva esserci meno roba ma più curata, facendo in modo che rimanga un ricordo di cosa si mangia.



Come primi, volevamo provare i famosi gnocchi ricci di Amatrice (ma va?), che sono disponibili in quantità limitata perché fatti a mano da un'arzilla 90enne cui ovviamente non si possono chiedere produzioni industriali. In realtà non sono gnocchi, ma grandi orecchiette condite al ragù, consistenti e buone. Abbiamo testato anche gli spaghettoni all'amatriciana e i bombolotti alla gricia, tutti abbondanti e saporiti (per qualcuno di noi troppo).



Arrivando ai secondi eravamo già abbastanza pieni, ma non potevamo lasciare i lettori di MagnaRoma senza qualche indicazione, e così ci siamo sacrificati assaggiando due begli involtini alla romana (enormi e buoni), le polpette di bollito (niente di particolare) e il bollito in salsa verde (idem, con la salsa poco appariscente). Sui dolci abbiamo alzato bandiera bianca...


Il tutto è stato innaffiato di vino bianco biologico, una malvasia puntinata del Lazio (ma c'erano varie bottiglie a prezzi inferiori a 20 euri), e alcuni amari troppo cari a 4 euri. In tutto abbiamo pagato 35 euri cadauno, un prezzo giusto per la qualità dei prodotti e per trattorie analoghe, ma non tanto per cui valga la pena di attraversare Roma e cercare parcheggio a lungo.


Osteria Palmira
Via Abate Ugone 29 (Monteverde)
Tel. 06 58204298
Sempre aperto a pranzo e cena

giovedì 8 maggio 2014

Trattoria La Rustica, a casa di Marinella in una borgata nascosta

Diciamolo subito, se avete la pressione alta qui non ci venite, ché il sale abbonda... e anche se siete sprovvisti di navigatore non ci venite, ché tanto non riuscireste ad arrivare!

Per tutti gli altri, stiamo parlando di una delle più nascoste trattorie in un agglomerato di case sconosciuto ai romani ma a due passi dalla Magliana e dall'Eur: la borgata Petrelli, così chiamata da una famiglia abruzzese dedita alla transumanza dall'Appennino, che diede vita qui a un insediamento di corregionali dopo il terremoto di Avezzano del 1915. Qui e qui la storia, qui un video, qui parecchie foto. Comunque non sembra di stare a Roma, ma in un borgo di campagna con vista sul Colosseo Quadrato.


Foto di Antonello Anappo, www.arvaliastoria.it

La trattoria in questione appare nel web fugacemente ma giudicata positivamente e con molteplici nomi (La Rustica, La Signora, Da Marinella), sebbene l'insegna sia più semplice ed essenziale: TRATTORIA. E in effetti quella che appare entrando dalla porta (ma non dove c'è l'insegna, lì c'è la cucina...) è una vera trattoria vecchio stile, gestita da una famigliola autoctona che sembra di stare a casa loro, con un menu classico romano e un arredamento spartano... vabbé, a parte le sobrie teste impagliate di cervo e cinghiale.



Ci sediamo (io, Giò e Fabio), ammiriamo il menu scritto a mano (e il retro che vale come biglietto da visita...), schiviamo il vino della casa e ordiniamo una bottiglia di Montepulciano d'Abruzzo (ma tanto era uguale), e scriviamo direttamente noi sul foglio delle comande: due amatriciane, un rigatone al sugo di coda, due spezzatini con patate e sugo, un misto piccante di carne fagioli e peperoni, due cicorie e un broccoletto.



Tutto buono e voluminoso, un po' salato come si diceva all'inizio, ma spazzolato senza remore e senza grossi problemi. Forse il sugo di coda era più buono, col sedano generosamente versato sul piatto. Lo spezzatino ricordava piatti antichi delle nonne, mentre il misto piccante era meno entusiasmante. Contorni invece molto apprezzati. Dolci non pervenuti, ma è stato uno sbaglio a cui dovremo rimediare prossimamente, essendo fatti in casa dalle figlie della cuoca Marinella, come abbiamo capito dopo un breve ma illuminante colloquio con lei ("io nun magno gnente di quello che preparo, sento gli odori, ma sò un tipo da pagnottella"). Amari (commerciali, ma c'è il Capo) offerti. Conto totale 55 euri (senza ricevuta), ben spesi!




La Rustica
Via Bolgheri 55 (Borgata Petrelli - Magliana)
Tel. 06/55261803
Aperto a pranzo e cena - Chiuso domenica
Sito ufficiale e psichedelico

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lunedì 24 marzo 2014

Smoke Ring, the BBQ, the bad and the ugly e il tutto pieno

Con il titolo vi ho rovinato la sorpresa: questa è una recensione negativa. La buona notizia è che questo non è il punto di arrivo della recensione, bensì quello di partenza. Oggi parliamo di Smoke Ring, un locale aperto da pochi mesi in via Portuense e che porta a Roma la grande tradizione statunitense del Low & Slow. Con questo nome si indica uno stile di cottura che utilizza temperature tra i 100° e 120° C, una camera in cui avviene l'affumicatura con legni aromatici e tempi di cottura lunghi, talvolta superiori a 12 ore. Il risultato è una carne con molti livelli di sapore, sempre tenera, speziata e dolcemente affumicata. Tutte le informazioni tecniche sul Low & Slow potete trovarle su www.bbq4all.it, il sito italiano di riferimento su questa tecnica.

Io, è bene dirlo subito, ho una passione viscerale per il Low & Slow, è stato parte della mia vita negli USA e quando posso mi cimento nel pulled pork (la spalla di maiale cotta fino a che basta una forchetta per sfilacciare la carne) e le costine di maiale. Capirete che l'apertura di un locale che offre Low & Slow a Roma sia un richiamo fortissimo e, nonostante la stroncatura di Puntarella Rossa (con relativa risposta del proprietario) ho deciso di coinvolgere ben sette persone a seguirmi da Smoke Ring. Abbiamo cercato tutti di liberare le nostre menti dai giudizi negativi, anche sulla scorta di una serie di reviews positive su Tripadvisor che sembrano indicare un trend positivo; i locali si sa hanno bisogno di rodaggio.

Insomma arrivati a via Portuense, numero 86, si può solo rimanere ben impressionati dal locale: essenziale, ben curato con una decina di tavolate che indicano la vocazione informale del posto, come si addice ad un ristorante di BBQ.





Altrettanto immediata l'impressione della rivisitazione tutta italiana: è lontano anni luce dalla mia esperienza in America di un Barbecue Joint a conduzione familiare, dove non ci sono fronzoli e concessioni modaiole ma solo carne e tanto tanto odore di affumicatura, di legni aromatici, misto all'odore dolciastro dello zucchero e aceto che compongono le salse. Date un'occhiata all'articolo che scrissi su Franklin BBQ Joint, che da molti è considerato il migliore degli Stati Uniti. Espliciti anche i cartelli in cui si ribadisce che questo è un locale Low & Slow, niente bistecche e patatine fritte. Cartelli che indicano che chi lo ha ideato sa quel che dice e soprattutto quel che fa. Le aspettative aumentano. Dopo i commenti lusinghieri sul posto ci accingiamo a ordinare le birre che arrivano in barattoli del tipo usato per conservare le salse BBQ. Un bel tocco per chi conosce l'oggetto, un po' meno per chi vuole bere birra. La filettatura del barattolo non è la cosa più piacevole da appoggiare sulle labbra.



Il menu e' indubbiamente completo, tra carni e sides. Questi sanno cosa dicono e soprattutto cosa fanno. E fanno tutto, come Franklin Barbecue. Le aspettative aumentano. Ordiniamo il cibo usando il foglietto con cui si spuntano i tagli e le quantità desiderate. Questo, poi, si porta al banco e arriva quanto ordinato. Un sistema veloce e piuttosto semplice. Se siete in otto preparatevi a qualche versione intermedia prima che tutti si mettano d'accordo. Noi siamo arrivati alla terza.



Prendiamo Pulled Pork, brisket, ribs e salsiccia. I classici insomma, l'equivalente di prendere carbonara, amatriciana e cacio e pepe per testare una trattoria romana. Come contorni prendiamo patate al forno, mac & cheese e cole slow. Arriva il cibo e qui dovrei attaccare con la parte tecnica della recensione che pero' finisce prima di cominciare. E questo perché tutto, tranne la salsiccia, è da dimenticare. Ve la riassumo così: il cibo da Smoke Ring è un tentativo pallido, incolore e insapore, di fare qualcosa palesemente più grande di chi ha deciso di investire dei soldi in questo locale. Né più né meno.

Ma sapete la cosa più bella di questa constatazione? Che è assolutamente irrilevante. Che il fatto che la carne sia cucinata male (non che il barbeque sia cucinato male, ma che la carne proprio, indipendentemente dallo stile), che persino le patate al forno le faccia meglio un alieno che non ha mai visto una patata sul proprio pianeta, tutto questo non conta. L'unica cosa che conta è che il locale è pieno. Pieno zeppo. Siamo probabilmente gli unici over 30 del locale. Tutti gli altri sono ragazzi sulla ventina, che affollano i tavoli, e mangiano in un locale posizionato benissimo e in cui la carne arriva in quantità e ad un prezzo accessibile (alla fine paghiamo 20€ a testa, avendo mangiato mediamente parecchio). La cosa ancora più bella di tutto questo è che il ragazzo che "magna a quattro ganasce" dietro di me, qualora io gli facessi notare che il brisket è molto secco e che ne ho mangiati di meglio da Rudy's alla stazione di servizio della Shell ad Austin e che il pulled pork lo faceva meglio The Brick Pit sotto casa mia in Alabama, beh quel tipo avrebbe tutte le ragioni di chiamere la security.

Ora mi rivolgo a te Alex Liberati, per fare con te due considerazioni. La prima: ci hai preso, hai dimostrato che nella ristorazione conta ancora il "magna' tanto a poco prezzo". La seconda: quando ti dovrai difendere sulla qualità di quello che offri, fallo con un pernacchione, perché se un locale si riempie così tu della qualità proprio non hai bisogno. E non fraintendermi, il tuo cibo non è immangiabile (sebbene uno di noi sia corso in bagno in medias res, per così dire). E' solo cibo con standard piuttosto bassi, ma con buoni amici e tanta birra, riesce anche ad accompagnare una bella serata.

Bravo Alex, ora veniamo alla parte più tecnica della recensione. Il cibo arriva così. Informale come si addice ad un barbeque joint


Voglio partire dalle ribs, e con una storia. Un mattino qualcuno, sfogliando svariati food blog, ha notato che la parola "cannella" si ripete con una certa frequenza nei titoli. Questo qualcuno ha dunque pensato che "cannella" fosse il nome dell'ingrediente magico che mette d'accordo tutti. E allora perché non metterlo in grande quantità anche sulle ribs? Ed ecco  come sono nate le ribs "Smoke Ring Style". Dimenticatevi i classici come il Memphis Style o il St. Louis Style, qui siamo nel fatato mondo della cannella sulle ribs. Che qualcuno si affretti a comunicarlo oltreoceano.
(Faccio un inciso da nerd però: la cannella ha il potere malefico di seccare tutto ciò che incontra. Solo ingredienti molto ricchi d'acqua come la mela e il rabarbaro sono immuni da questa maledizione. Fine inciso.)

Brisket ora tocca a te. Appena te lo portano pensi: "questi sanno cosa dicono e sanno cosa fanno". Ad indurti in questo pensiero è quell'alone rosa lungo il perimetro della fetta: costui è lo smoke ring. E' frutto di una reazione tra la carne e il fumo ed è un indicatore di quanto l'affumicatura è penetrata. Nota di colore: da qualche tempo la regolarità e lo spessore dello smoke ring non entrano più nei parametri con cui si giudica il barbecue alle competizioni (ebbene si esistono anche loro). Il motivo è che l'anello si può indurre chimicamente, senza ausilio di affumicatura.

Torniamo alla carne. A dispetto dello smoke ring la carne sa pochissimo di smoke, è secca, servita ad una temperatura un po' al di sotto di quella ideale e soprattutto non ha nessun livello di sapore, che è uno dei caratteri del bbq. Non ha consistenza burrosa. Non ha.

Pulled pork. Mi permetto una, ennesima disquisizione. Pulled vuol dire, letteralmente tirato. Mushed vuol dire che ha la consistenza molle e pastosa. Il pulled pork è pulled e si vedono ancora i fasci di fibre della carne liberi dal tessuto connettivo dopo una decina di ore di cottura. Mushed potatoes invece è un purée di patate più fermo ottenuto schiacciando patate in presenza di butto e latte.
Qui siamo più mushed che pulled. Per tenere la carne umida nel lungo processo le si inietta un mix di aceto, succo di mela, spezie e pepi vari a seconda degli stili. Questo sembra essere stato bollito per anni.

Salsicce. Ok ci siamo dai. Non sono male, morbide di buona qualità, si fanno mangiare. Anche loro smoke ring da manuale ma affumicatura appena accennata.


Contorni: il cole slaw è ok. Il Mac & Cheese non è Mac & Cheese ma una carbonara timida. Le patate arrosto, che ricordiamolo adornano i tavoli italiani da, credo, almeno 400 anni, prima ancora di essere conosciute come contorno per barbecue, virano anche loro sul mushed e sono insapori. Questo a Roma, in Italia, e in tutti i Paesi in cui i bambini sorridono la domenica quando arrivano le patate al forno in tavola, è un insulto.

Ultima nota, le salse Barbecue. Nessuna di queste è davvero tale; si tratta di salse tutte molto molto dolci che mancano, di nuovo, di note di affumicatura.
Concludo la recensione rinnovando i complimenti al proprietario, perchè ha capito un paio di cose più di me.

Smoke Ring
Via Portuense, 86 (Porta Portese)
Tel. 06 5814400
Pagina FaceBook
Tutti i giorni, solo a cena, fino alle 2 (venerdì e sabato fino alle 4)

lunedì 14 maggio 2012

Ave Cesare

Titolo scontato (e rubato) per la trattoria romana più in voga della stagione 2011-2012... E devo dire che i complimenti se li meritano tutti Leonardo & Maria Pia (no, il Cesare dell'insegna non c'è più, ve ne dovrete fare una ragione), che nei pressi del capolinea del tram 8 hanno mantenuto esternamente l'apparenza della trattoria tradizionale (l'insegna old-style e il pergolato) e dentro, in un ambiente molto tranquillo e curato, con legni bianchi e pareti lilla, hanno creato un avamposto della moderna cucina romana, sul modello di Felice e di Flavio. Non a caso SlowFood li ha premiati nel 2012 con la chioccioletta dell'eccellenza, privilegio raro a Roma.


Il menu è infatti romano, con punte di eccellenza nei fritti come le polpette (piccole) di bollito con salsa di pesto, gli gnocchetti con salsa cacio&pepe e le alici al cartoccio, e con incursioni nei piatti di pesce. E infine i dolci, talmente buoni che è meglio ordinare il mix! E' il posto ideale per il pranzo in famiglia della domenica o per una cena molto tranquilla... eh sì perchè se vogliamo proprio trovare un difetto (che non è certo l'arredamento come sostiene qualche blogger), questo è piuttosto il servizio bradiposo che rischia di farvi stare 2-3 ore a completare il pasto, quindi se avete (si fa per dire) fretta sbrigatevi a ordinare tutto presto :-) Attenti ai prezzi, chè la qualità si paga e anche prendendo il buon vino della casa se si largheggia con gli antipasti è facile ritrovarsi a 35-40 euri cadauno, ma ovviamente ne vale la pena.

Ci sarebbe tanto da parlare e da fotografare, ma mi fermo qui, sia perchè questa è la prima recensione che scrivo dopo l'arrivo della nana alias cicciomostro (anzi, avevo paura che Leonardo me la scambiasse per un abbacchietto...) e devo ancora riprendere il ritmo-post, e soprattutto perchè Cesare, oltre ad essere citato dal guru Nossiter, è recensito e fotografato ovunque nella blogosfera: Chic&Spicy, Cibario, Corriere della Sera, Elizabeth Minchilli, Italian Linguini, Pignataro, Puntarella Rossa, Scatti di Gusto, Via dei Gourmet, ecc. ecc.


Da Cesare
Via del Casaletto, 45 (Monteverde)
Tel. 06/536015
Chiuso mercoledì

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domenica 23 ottobre 2011

Bistrot Bio alla Valle dei Casali

Il Bio Bistrot è un bel progetto creato all'interno del Parco Provinciale della Valle dei Casali (Monteverde alto) da una coop che in loco già organizzava attività per i bambini di educazione ambientale e mercatini di prodotti bio. Il locale è carino, interni curati, moderni ma non freddi e i tavoli sono grandi e abbastanza lontani tra loro, difficile avere il vicino che "ti parla sopra".
L'estate dev'esser una figata, i tavoli sono letteralmente nel giardino (c'è una pedana di legno mi pare, dove appoggiano tavoli e sedie), nelle serate romane afose, ce se deve aripijà per bene. Ieri eravamo due, poi si è aggiunto un amico, dunque eravamo tre. Abbiamo preso un tagliere di cinta senese (2 salami di cui uno buono e uno buonissimo, una lonza e una pancetta buone) e 3 primi, un cannelloncino al baccalà (interessante) con verdure di campo e due tagliolini con carciofi su letto di pecorino (molto buoni) e due postres un tortino di cioccolato con arancia essiccata e una crema catalana (buoni). Abbiamo bevuto acqua del sindaco frizzante e un buon bianco (mi pare) della zona di orvieto. Anche il vino è bio, come il resto. Il servizio è buono e attento senza esser soffocante. Prezzi 30-40 euri.


Bistrot Bio - Casa del Parco
Via del Casaletto, 400 (Monteverde Nuovo)
Tel. 06.45476909
Aperto a cena da martedì a sabato e domenica a pranzo
Sito del Parco

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venerdì 21 gennaio 2011

L'osteria di monteverde

Incuriositi dal premio di miglior rapporto qualità/prezzo di Puntarella Rossa ieri sera abbiamo provato L'osteria di Monteverde, che, lo dico subito, ci è piaciuta.



Il locale è carino, accogliente e non troppo grande (ci saranno massimo 20 tavoli) con muri color crema e tavoli con tovaglia e tovagliette (entrambi di cotone ;-)) con un bell'accostamento di colori.



Siamo stati i primi clienti della sera, entrati alle 20.05, forse a quell'ora non ci sarebbe stato bisogno della prenotazione, effettuata una paio di giorni prima, sine problema, via mail. Comodo. Accoglienza cordiale e tranquilla nella sua accezione positiva, abbiamo chiaccherato un poco prima di ordinare, ci han detto per esempio che loro il pesce lo prendono intero e poi lo sfilettano, non amano comprare già i tranci. Oltre al menù, ci sono le preparazioni del giorno, su apposita lavagnetta.



Eravamo 2, di primo abbiamo preso spaghetti al ragù bianco di pesce azzurro con limone e cipollotto (buona la pasta e cotti al dente, sugo delicato, buono, accostamenti riusciti, pesce non secco e nella giusta quantità) e mezze maniche polpo e pecorino (io personalmente preferisco il pesce in bianco, penso risalti maggiormente, era come una matriciana al polpo, interessante, saporita). Primi sicuramente promossi.



Come secondi, tagliata di tonno (buona, erano otto fette di circa un centrimetro di spessore, diciamo il giusto, ma 2-3 fette in più ci sarebbero anche state, a mio avviso il tonno poteva esser un po' più saporito, ma questo era buono e cotto come si deve: poco!) e baccalà con pecorino e patate (al mio amico è piaciuto molto, a me è andato bene, forse gli mancava qualcosa). Per contorno ci hanno suggerito delle polpettine di broccolo su un letto di puntarelle calde (le puntarelle molto buone, ben preparate, le polpette senza infamia e senza lode). I secondi promossi, ma i primi ci sono piaciuti di più.



Bevevamo acqua e un bianco Pecorino a 12€, ben abbinato, leggero. Per finire una buona grappa barriccata Poli e una buona e sfiziosa pera cotta al mascarpone e riduzione di cesanese.



Alla prima foto ci hanno tanati come inviati di magnaroma, forse per questo, forse per le chiacchere e perchè abbiamo promesso di portarci amici e parenti, ci hanno offerto grappa e dolce [;-)] e abbiamo pagato in tutto 62€. Speriamo non alzino i prezzi col tempo.



L'osteria di Monteverde
Via Pietro Cartoni, 163 (Ponte Bianco)
06.53273887
Chiuso mai
www.losteriadimonteverde.it

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lunedì 3 gennaio 2011

Yesh we can

Il gioco di parole stupido si spiega con il clima festaiolo e mangerecco di questi giorni, ma i più enciclopedici avranno già individuato la parola ebraica "yesh", che vuol dire "c'è"... E c'è proprio un bel ristorante a viale Marconi, una cucina tradizionale romana con inflessioni mediorientali, a prezzi onesti (25 euri cadauno vino escluso) e senza i fronzoli (e il turisticume) dei locali del Ghetto.

Ovviamente sono rispettate tutte le regole alimentari ebraiche, ma anche i tipici piatti della cucina ebraico-romanesca, antichissima ma a volte poco conosciuta dai romani stessi, a parte sua maestà il carciofo...


Il menu è vasto, perchè comprende molti cibi preparati secondo le regole kosher, tra cui della carne molto tenera (non a caso si autodefiniscono "steak house"), ma poco interessanti per chi è alla ricerca di sapori particolari. Noi abbiamo cominciato con un antipasto dove abbiamo richiesto tutto ciò che c'è di sfizioso, da dividere al tavolo: aliciotti con indivia, focaccia con carne secca (no, non è il pastrami, l'abbiamo domandato...), focaccia con concia (zucchine marinate), falafel con hummus, sigari ripieni (sfoglia con carne di manzo speziata). I "sigari" sono eccezionali e fatti in casa, i falafel buoni anche se non li fanno loro, e il resto molto appetitoso.

A questo punto è difficile prendere primo e secondo, e quindi ci siamo diretti verso uno splendido primo, quello che ci sfiziava di più e che infatti ha confermato le attese: i tagliolini con porcini, pomodorini e carne secca, ottimi e ben conditi, spazzolati in poco tempo appena arrivati al tavolo. Tra i primi vi sono carbonara e amatriciana fatte con il manzo al posto del guanciale, ma non avendole provate non sappiamo se la sostituzione è efficace. Tra i secondi sembrano poi interessanti lo shawarma di pollo e la cotoletta (alla tedesca, schnitzel), oltre alle chips di patata. Ma noi avevamo deciso di tenerci uno spazietto nello stomaco per il carciofo alla (ovviamente) giudia, vale a dire pulito, fritto (molto fritto) e condito con sale&pepe... ottimo, anche da sgranocchiare foglia per foglia.

Infine, dolci anch'essi tradizionali, come la crostata mandorle e visciole oppure al marron glacé. La lista dei vini è limitata, ma siamo rimasti sorpresi da un Aglianico kosher dei Feudi di San Gregorio, un produttore di cui non conoscevamo questa attenzione a un mercato di nicchia ma rilevante.

Detto dell'ottima soddisfazione gastronomica, una nota dolente per servizi e servizio... Ossia, i bagni in uno stato francamente (!) indecente in un ristorante, e l'attesa francamente (mi sto dalemizzando?) eccessiva prima di prendere le ordinazioni, motivata con la mancanza di un cameriere, ma poco accettabile in un locale pieno ma tutto sommato piccolo. Anche l'ambiente è un po' freddo, forse si potrebbe fare uno sforzo in più per "riscaldarlo".

Yesh Kosher Steak House
via Silvestro Gherardi, 51 (ponte Marconi)
06-5561697
chiuso il venerdì sera e il sabato a pranzo
sito ufficiale

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lunedì 22 novembre 2010

Il Geco Biondo

Venerdì 19 novembre, su suggerimento di due amici vegetariani, abbiamo testato la cucina de "Il Geco Biondo", o meglio del "gECOBIOndo", tanto per chiarire che ECO e BIO sono le parole chiave del locale. Il locale si trova in zona Marconi, è piuttosto piccolo, ma accoglie abbastanza bene, anche se l'allestimento assomiglia troppo a quello di una ludoteca. Riviste e pubblicazione di cultura vegetariana e vegana sono a libera disposizione.

A servire uno dei proprietari, ansioso di illustrare qualità, caratteristiche e motivazioni di ogni proposta contenuta nel menu. Avete presente Tramonti e Muffati, con il solerte titolare che si dilunga su provenienza e proprietà organolettiche di ogni singola fettina di salume? Uguale: solo che l'intento pedagogico è decisamente più forte, alimentato da una appassionata verve ideologica.

E forse proprio qui c'è il limite più forte di questo ristorante-trattoria (come si autodefinisce), ed è bene dirlo subito. Probabilmente è normale che locali creati sulla base di esperienze militanti abbiano anche una funzione pedagogica, ma a noi piace pensare che - se è vero che "siamo quello che mangiamo" - allora dai vegetariani sarebbe lecito aspettarsi maggiore ironia. Prendersi troppo sul serio è, ammettiamolo, tipico dei carnivori più sanguinari.

Passiamo ai fatti, ossia al cibo: la carta è agile ed è imperniata su alcuni menu-degustazione che facilitano l'approccio. Noi abbiamo scelto il menu "rinforzato", che promette varietà di assaggi e quantità sufficienti a saziare ogni appettito.

Nell'attesa che cominciassero le portate, ci è stata servita una "insalatina dell'attesa", molto buona (e molto gradito il pensiero, dato che avevamo già una discreta fame), fatta di insalata mista, porri, scaglie di cioccolato fondente e condita senza sale, ma con alcune gocce di umeboshi giapponese. Si è passati poi ai ravioli di zucca alla crema di noci (discreti, ma senza troppa personalità), ai fagioli all'uccelletto (buoni), agli straccetti di seitan con erba cipollina (buoni, forse un pizzico troppo agri), a una mousse di verdure di cui adesso non ricordo la composizione, ma gradevole.

Abbiamo deciso di accompagnare il pasto con della birra rossa bio prodotta in Germania, davvero buona, a bassa fermentazione, aromatica e poco schiumosa: forse la cosa migliore di tutta la serata. Infine ci siamo concessi un dolce. Dovendo scegliere tra una "sacher vegana" senza latte, senza burro e senza uova (e me la chiami sacher? chiamala in un altro modo, no? che ne so: torta vegana con il cacao e la marmellata... c'è una malcelata coda di paglia in questo vezzo di presentare ricette aternative con i nomi della cucina tradizionale) e una torta di nocciole della Tuscia, con una certa vigliaccheria abbiamo scelto la seconda, che si è rivelata leggera e allo stesso tempo gustosa.

Alla fine, tra menu (che comprende acqua e pane, a 19 euro/persona), birra e dolce ce la siamo cavata con 26 euro a testa. Un posto anche economico, quindi, anche se il menu "rinforzato" non vi darà certo problemi di digestione... Gli stomaci più forti, anzi, si alzeranno da tavola con una vaga insoddisfazione, tipo "e dopo gli antipasti?". Ma ci avranno certamente guadagnato in salute e snellezza.
Ultima nota, non positiva, per il servizio un po' lento, soprattutto considerando che l'offerta del locale è organizzata su menu fissi nei quali varia solo la quantità degli alimenti.

Il Geco Biondo
via Gerolamo Cardano 105 (ponte Marconi)
tel. 06 5571048
sito ufficiale

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mercoledì 23 dicembre 2009

MagnaBiologico

Il BistrotBio è in un bel posto, immerso nel Parco Regionale della Valle dei Casali, è come stare in campagna, ma a Roma: in Via del Casaletto 400, sopra Monteverde.

Eravamo due, abbiamo preso 2 primi, 1 secondo, 1 contorno, 2 dolci, acqua e vino. Il conto è stato nella norma per roma (70€) ma ciò che si apprezza qui è che sia tutto assolutamente biologico, anche il vino.

I primi erano:
- tagliolini (me pare) con carciofi su fonduta al pecorino fresco (buoni,interessante la fonduta di pecorino che oltre a condire fa da base alla pasta così come l'accostamento col carciofo... essendo io goloso, avrei amato qualche pezzo di carciofo in più);
- rigatino senese con broccoletti e lenticchia rossa (buono ma meno buono dei tagliolini, probabilmente -per il nostro gusto- manca qualcosa che faccia legare bene gli altri ingredienti);
- tagliata di manzo scottata (buona, non troppo cotta) e cicoria;
- creme brulee alla scorza d'arancia (buona) e tiramisù al bicchiere (molto buono);
- l'acqua è quella a KM-ZERO, ossia quella depurata al rubinetto e eventualmente gasificata;
- il vino era un bianco, un Canthus, buono, un po fruttato, ho molto apprezzato il fatto di riuscire a bere uu buon vino con uva bio, perchè, almeno di solito, la biologicità dell'uva non sempre si sposa con un gusto all'altezza... benchè chi ci ha servito ci abbia spiegato che negli ultimi anni c'è stata una ricerca e un miglioramento netto nel campo.

Apprezzabile, oltre al locale in se che è carino, è il parcheggio facile. D'estate, infine, dev'esser spettacolare, avendo la possibilità di mangiare in giardino, tra gli alberi. Da provare sono anche i salumi di cinta senese, che ho apprezzato in un precedente passaggio.

Bistrot Biologico - Casa del Parco
Via del Casaletto 400 (Monteverde)
tel. 06.45476909
Aperto solo a cena dal martedì al sabato e solo a pranzo la domenica
Il sito ufficiale e un articolo del Corriere

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martedì 1 dicembre 2009

Pistoia, osteria a Roma

Pranzo infrasettimanale per caso a Monteverde, e pensando e ripensando ci siamo detti: ma perchè non proviamo finalmente la nuova Osteria Pistoia, che c'ha pure lo sconto del 15% a pranzo?

Ed eccoci qua: non a Pistoia, ma nella piazza della Madonna della Salette dietro al mercato di San Giovanni di Dio... amen! Alessandro Pistoia ha creato uno splendido locale dal sapore di bistrot parigino, con le ampie vetrate che danno sulla strada, i tavolini nella piazza, le mattonelle bianche all'interno e ovviamente la lavagna coi piatti e i vini del giorno!



Il menu varia spesso: noi abbiamo provato come primo i tagliolini al pesto di borragine, pinoli e pistacchi (sublimi, niente altro da dire) e gli gnocchi di patata rossa col sugo di coda (ottimo), per contorno (i secondi non ci ispiravano, ma non temete, ci rifaremo!) dei sorprendenti cardi con pomodoro e pecorino e infine come dolce dei meravigliosi cremosi di pistacchio, che sembrano mousse ma (dice) li fanno come il tiramisù... il tutto annaffiato da un bicchiere di bianco siciliano e accompagnato da un buon pane.

Pagati 40 euri tondi tondi, e per gli aggettivi spesi senza risparmio potete capire che li vale tutti, sia per il cibo che per l'ambiente e la gentilezza del proprietario :-)

Osteria Pistoia
Piazza Madonna della Salette 13 (Monteverde)
Tel. 06.58203381
Sempre aperto tranne lunedì a pranzo
NB: a pranzo sconto del 15% da martedì a venerdì
Il sito ufficiale

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venerdì 19 giugno 2009

Il Gelsomino

Mercoledì sera, per festeggiare il compleanno di CicerEolico35 con la banda di Kremlin, Daddy ha proposto un frugale desinare nella sua trattoria di fiducia vicino casa, raccontandoci di quando vedeva le partite di CoppaCampioni (allora si chiamava così...) su Canale5 alla tv del locale, assistendo alle scenate tra il proprietario e la moglie. Trattasi dell'Osteria del Gelsomino, su una piccola strada parallela di via Gregorio VII, in un edificio d'epoca che (sembra) fosse una vecchia stalla. Peraltro il Cavoletto già c'era passata, bloggando sul suo carattere familiare e semplice, in omaggio al motto "Nun ce stanno congelatori, la spesa la famo tutti li giorni!" che campeggia su bigliettini e web.



Vabbè, detto questo ci siamo accomodati (in 4, c'era anche AliNail) dietro al tavolo dove il proprietario mangiava con altri commensali e a fianco del tavolo dove un barboncino extralarge terrorizzava il povero CicerEolico35 con il suo muso supplichevole di avanzi. La cameriera straniera (ma non siamo riusciti a capire l'origine, forse le Far Oer o Guadalupe) ha preso gentilmente nota delle nostre richieste iniziali (2 antipasti, 4 bruschette, 2 gricie e 2 carbonare) innaffiate da un vino sfuso che ha vissuto giorni migliori. Il cibo invece è stato di nostro gradimento, sia per i salumi dell'antipasto (buona finocchiona), le bruschette ben condite, e i primi della tradizione romana. A seguire polpette (senza infamia senza lode), friggitelli e verdure varie, senza tralasciare 4 cremosi tiramisù appena fatti. Il conto ha scucito 22 euri cadauno, ben spesi. E bravo Daddy! E auguri eolici a Cicer!!

Vecchia Osteria del Gelsomino
Via del Gelsomino, 68 (Gregorio VII)
Tel. 06 630750 - 335 8150837
chiuso domenica
sito ufficiale

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