Avete presente quel tratto pieno di curve di via di Pietralata, senza marciapiede, verso lo sbocco sulla Nomentana, dove si susseguono gli arrosticini proletari dei Quinzi, la superbia di Mejo de Betto & Mary, la creatività del Lanificio (sì, proprio sorgeva il mitico cornettaro con il montacarichi!), l'azotemia di Bistek e la tradizione del Gallo Rosso?
Beh, tra il Lanificio e Bistek non lo vedrete mai, se non lo cercate, ma al posto di un'autofficina, anzi per la verità mantenendo proprio le vecchie insegne e gli ormai inutili cartelli "Per le revisioni fermarsi qui", c'è un cancello apparentemente anonimo che si apre ogni sera dalle 20 alle 24 (tranne il lunedì), con una scritta che rappresenta (oltre alla gente che aspetta...) l'unico indizio che qualcosa è cambiato in questa nuova zona cult della Capitale: "Fish Market"!
Visto che l'afa regna sovrana in questo inizio di estate sulla Città Eterna, il presente post risparmierà sforzi inutili sulla tastiera e andrà per punti, ricapitolando le finora due apparizioni del sottoscritto ;-)
Ambiente: spartano, con divani scompagnati all'ingresso, un tavolinetto dove una stangona fa le tessere arci (sì, è un circolo culturale...) gratuite, tavoli e sedie altrettanto scompagnate e più o meno comode (e a volte instabili), un bancone a sinistra con le bevande (vermentino e pecorino della casa) e poi, in fondo, sua maestà il bancone del pesce, dove un poco loquace addetto taglia e pesa il pesce, seguito subito dopo dalla cucina e dalla cassa. Metà è all'aperto e metà al chiuso sotto al capannone dell'ex officina, è il mix è piacevole, sicuramente diverso da ogni altro posto di Roma, direi quasi barcellonese...
Cibo: delizioso, sebbene il menu sia limitato a poche cose, tipo i cartocci con la frittura di moscardini, calamari, gamberetti o lattarini, la bruschetta con sugo di cozze e vongole, gli spiedini di pesce, l'insalata di polpo, l'hamburger di spada/spigola/tonno/salmone e soprattutto il pesce alla piastra al peso, dove potete sbizzarrirvi con i crostacei e il calamaro, il pesce spada e il tonno da scottare appena, le orate e le spigole, e non mi ricordo cos'altro.
Servizio: da mensa aziendale, che fa tanto trendy & cheap... trovate sul tavolo un foglio con le ordinazioni, un portapenne e una penna: discutete con i commensali cosa mangiare, lo riempite (il foglio, non il portapenne), andate al bancone del pesce, scegliete e pagate. I piatti ve li portano gli addetti, su vassoi da mensa aziendale (l'avevo già detto?).
Frequentazione: giovanile e notevole, non da periferia romana, se considerate che i proprietari sono anche gli ideatori del coffee pot e si sono portati dietro la clientela di affezionati. Il rovescio della medaglia è che è affollato qualsiasi giorno della settimana, quindi è necessario prenotare SEMPRE.
Costo: contenuto per essere pesce, ce la caviamo con 30-35 euri alzandoci sazi e avendo la sensazione di aver mangiato bene. A meno c'è solo Franco ar Vicoletto, non so se rendo l'idea ;-)
Fish Market
Via di Pietralata 149b (Tiburtino)
Tel. 347 0095009 (mandare un sms con nome, orario e numero di persone; riceverete la conferma sempre via sms)
Aperto solo a cena, chiuso lunedì
Niente sito, ma pagina FaceBook
Qualche recensione: Via dei Gourmet, Puntarella Rossa Uno e Due, Walden.
Mangiare a Roma e dintorni, nelle trattorie e osterie coi personaggi d'altri tempi, ma anche altrove se ci va!
lunedì 11 luglio 2011
venerdì 17 giugno 2011
Flavio al Velavevodetto... ve lo dico!
Flavio era lo chef di Felice, storica trattoria di Testaccio (di cui abbiamo parlato qui, qui e purtroppo anche qui)... e da un po' di tempo si è messo in proprio, a pochi passi, addossato allo scenografico Monte dei Cocci e circondato dai locali della movida romana.
Il locale era un cabaret, ci sono pure stato più di 10 anni fa, ma certamente dà il meglio di sè come ristorante, grazie alla splendida terrazza, al cortile e alle due sale interne con vista sui "cocci" (e, sembra, arieggiate dalle correnti che percorrono la Malagrotta di 2000 anni fa). Il menu è molto simile a quello di Felice, con cui condivide i cavalli di battaglia, compreso l'imperdibile tiramisù al bicchiere, ma in più ha il bonus della posizione e dei tavoli all'aperto, e di un certo minore grado di affollamento che non guasta a noi avventori.
Vi dico subito che non so quanto abbiamo pagato ieri, visto che siamo stati gentilmente sollevati dal doloroso onere del conto, ma le varie recensioni parlano di circa 35 euri. Scarso affidamento si può fare sul menu, visto che i piatti variano giornalmente a parte i grandi classici romani, e molte cose non sono scritte. Eravamo in 6 più un nano, sulla terrazza in una perfetta serata pre-estiva, compresi due australiani che sono rimasti estasiati, o almeno spero che "wonderful" in anglo-antipodo non voglia dire qualcos'altro...
Dunque i primi: tra i classici l'amatriciana era saporita e bilanciata, oltre che abbondante e la cacio&pepe perfetta (ed è molto difficile!) seppure non mantecata al tavolo, mentre tra i piatti creativi i ravioli ricotta&spinaci con sugo a freddo di pachino, erbe e ricotta salata hanno registrato un plauso unanime italo-australiano. E poi ovviamente i secondi: le maestose e (può sembrare strano) leggere polpette di bollito fritte (fatte, leggo dal sito, con manzo, gallina, mortadella, noce moscata, pane spugnato, patate lesse, prezzemolo, sale e pepe...), le cotolette d'abbacchio panate e fritte, gli involtini al sugo. Tra i contorni meritano una segnalazione la scarola con olive, capperi e pinoli, ma anche delle patate al forno divine. Tutto ottimo, s'era capito? Per concludere l'imprescindibile tiramisù al bicchiere per tutti: caffè in fondo e poi crema e cioccolato liquido e solido a strati. Abbiamo accompagnato tutto ciò (burp!) con uno dei vini del Casale del Giglio, un leggero ma buon Petit Verdot, e abbiamo concluso con alcune grappe barricate che ci stavano proprio bene!
Flavio al Velavevodetto
Via di Monte Testaccio 97
Tel. 06 5744194 - 06 5746841
Chiuso a pranzo sabato e domenica, e anche domenica sera in estate
Sito ufficiale
Le recensioni (con molte foto) di Carlin Petrini, Dissapore, Tavole Romane, Puntarella Rossa, Polipo Affamato e la Diciassettesima Cucina.
Il locale era un cabaret, ci sono pure stato più di 10 anni fa, ma certamente dà il meglio di sè come ristorante, grazie alla splendida terrazza, al cortile e alle due sale interne con vista sui "cocci" (e, sembra, arieggiate dalle correnti che percorrono la Malagrotta di 2000 anni fa). Il menu è molto simile a quello di Felice, con cui condivide i cavalli di battaglia, compreso l'imperdibile tiramisù al bicchiere, ma in più ha il bonus della posizione e dei tavoli all'aperto, e di un certo minore grado di affollamento che non guasta a noi avventori.
Vi dico subito che non so quanto abbiamo pagato ieri, visto che siamo stati gentilmente sollevati dal doloroso onere del conto, ma le varie recensioni parlano di circa 35 euri. Scarso affidamento si può fare sul menu, visto che i piatti variano giornalmente a parte i grandi classici romani, e molte cose non sono scritte. Eravamo in 6 più un nano, sulla terrazza in una perfetta serata pre-estiva, compresi due australiani che sono rimasti estasiati, o almeno spero che "wonderful" in anglo-antipodo non voglia dire qualcos'altro...
Dunque i primi: tra i classici l'amatriciana era saporita e bilanciata, oltre che abbondante e la cacio&pepe perfetta (ed è molto difficile!) seppure non mantecata al tavolo, mentre tra i piatti creativi i ravioli ricotta&spinaci con sugo a freddo di pachino, erbe e ricotta salata hanno registrato un plauso unanime italo-australiano. E poi ovviamente i secondi: le maestose e (può sembrare strano) leggere polpette di bollito fritte (fatte, leggo dal sito, con manzo, gallina, mortadella, noce moscata, pane spugnato, patate lesse, prezzemolo, sale e pepe...), le cotolette d'abbacchio panate e fritte, gli involtini al sugo. Tra i contorni meritano una segnalazione la scarola con olive, capperi e pinoli, ma anche delle patate al forno divine. Tutto ottimo, s'era capito? Per concludere l'imprescindibile tiramisù al bicchiere per tutti: caffè in fondo e poi crema e cioccolato liquido e solido a strati. Abbiamo accompagnato tutto ciò (burp!) con uno dei vini del Casale del Giglio, un leggero ma buon Petit Verdot, e abbiamo concluso con alcune grappe barricate che ci stavano proprio bene!
Flavio al Velavevodetto
Via di Monte Testaccio 97
Tel. 06 5744194 - 06 5746841
Chiuso a pranzo sabato e domenica, e anche domenica sera in estate
Sito ufficiale
Le recensioni (con molte foto) di Carlin Petrini, Dissapore, Tavole Romane, Puntarella Rossa, Polipo Affamato e la Diciassettesima Cucina.
venerdì 18 marzo 2011
Alfonso Cuscus: molto fast e molto food
Era parecchio tempo che volevo provare il cuscus di Alfonso, storico locale specializzato in questo alimento con due sedi, una nei pressi di piazza Fiume (l'Alfonso originale, proveniente da Tripoli) e l'altra al quartiere Africano (Alfonso II). Ora, un coupon acquistato su Groupalia, sebbene lo sconto effettivo sia minore a quanto propagandato, ha rappresentato l'occasione per andarci, il giorno molto piovoso del 150°. Tra parentesi, vorrei anche partecipare al Cuscus Fest di San Vito Lo Capo, dove non sono mai stato: si accettano adesioni!
Ma torniamo "in topic". Siamo a due passi dal Macro e a fianco alla Birreria Peroni già degnamente recensita. Il locale è colorato, con alcune maioliche mediorientali che però non sono sufficienti a dare un'atmosfera effettivamente esotica. La specialità è anche l'unica cosa cucinata: qui si viene solo per mangiare cuscus, e nient'altro, con un menu fisso di 20 euri (anche take away) con l'unica variante di un fantomatico cuscus di pesce che on-line qualcuno fissa al venerdì (insieme alla danza del ventre) e qualcun'altro definisce "su ordinazione".

Noi abbiamo cominciato con un antipasto di pita araba con hummus, baba ganush e tonno marinato, fuori dal menu ma compreso nel nostro coupon. Immediatamente dopo arriva una cofana di cuscus, molto abbondante (eventualmente se ne può richiedere altro, se finisce) con 4 diversi condimenti, due di carne e due vegetali: brodo vegetale con ceci carote ecc., fagioli al cumino e polpette, fagioli con spinaci e vitella, patate in salsa piccante (molto piccante!). Per completare il pasto, una piccola insalata di verdure, un microscopico ma molto buono dolce alla mandorla e un classico bicchierino di the arabo alla menta (che qualcuno on-line ha scambiato per un amaro... annamo bene!). Il tutto in 1 ora scarsa, con le portate che si susseguono una dopo l'altra senza soluzione di continuità.

In definitiva, si mangia molto perchè il cuscus è sostanzioso, e si mangia rapidamente perchè è tutto già pronto, ma manca quel qualcosa in più che lo fa ricordare, sia perchè non c'è scelta sia perchè il cuscus non è memorabile, e per un locale che fa solo questo non è una pecca da poco. Per dire, il cuscus integrale della Palestina in vendita nelle botteghe equosolidali è molto più profumato e appetitoso. In effetti, sembra più un locale dove andare a pranzo per un pasto cucinato ma veloce, alternativo ai tristi bar o pizzerie della zona.
Da Alfonso Cous Cous
Via Brescia, 23 (piazza Fiume)
Tel. 06 97612215
Chiuso domenica
Venerdì e sabato danza del ventre
Ma torniamo "in topic". Siamo a due passi dal Macro e a fianco alla Birreria Peroni già degnamente recensita. Il locale è colorato, con alcune maioliche mediorientali che però non sono sufficienti a dare un'atmosfera effettivamente esotica. La specialità è anche l'unica cosa cucinata: qui si viene solo per mangiare cuscus, e nient'altro, con un menu fisso di 20 euri (anche take away) con l'unica variante di un fantomatico cuscus di pesce che on-line qualcuno fissa al venerdì (insieme alla danza del ventre) e qualcun'altro definisce "su ordinazione".

Noi abbiamo cominciato con un antipasto di pita araba con hummus, baba ganush e tonno marinato, fuori dal menu ma compreso nel nostro coupon. Immediatamente dopo arriva una cofana di cuscus, molto abbondante (eventualmente se ne può richiedere altro, se finisce) con 4 diversi condimenti, due di carne e due vegetali: brodo vegetale con ceci carote ecc., fagioli al cumino e polpette, fagioli con spinaci e vitella, patate in salsa piccante (molto piccante!). Per completare il pasto, una piccola insalata di verdure, un microscopico ma molto buono dolce alla mandorla e un classico bicchierino di the arabo alla menta (che qualcuno on-line ha scambiato per un amaro... annamo bene!). Il tutto in 1 ora scarsa, con le portate che si susseguono una dopo l'altra senza soluzione di continuità.

In definitiva, si mangia molto perchè il cuscus è sostanzioso, e si mangia rapidamente perchè è tutto già pronto, ma manca quel qualcosa in più che lo fa ricordare, sia perchè non c'è scelta sia perchè il cuscus non è memorabile, e per un locale che fa solo questo non è una pecca da poco. Per dire, il cuscus integrale della Palestina in vendita nelle botteghe equosolidali è molto più profumato e appetitoso. In effetti, sembra più un locale dove andare a pranzo per un pasto cucinato ma veloce, alternativo ai tristi bar o pizzerie della zona.
Da Alfonso Cous Cous
Via Brescia, 23 (piazza Fiume)
Tel. 06 97612215
Chiuso domenica
Venerdì e sabato danza del ventre
A Centocelle tra nuove enoteche e il Coccio
Centocelle (aka 100celle) non è propriamente un quartiere vivace e modaiolo, soprattutto di sera quando sono pochissimi i locali aperti e i marciapiedi sconnessi e poco illuminati non invitano a passeggiare, nonostante il tessuto etnico del quartiere si presterebbe a diventare un nuovo Pigneto. Si vabbè, ci sono i cornettari ma questa è un'altra storia...
Quindi avendo deciso di festeggiare il 150° con l'attività più italiana di tutte da qualche secolo, cioè godere dei piaceri infischiandosene del futuro del paese ("O Franza o Spagna, purché se magna" cit. Guicciardini?), ed avendo optato per una trattoria nei pressi della Togliatti, si è posto il problema di dove fare un sano aperitivo nel deserto tra Centocelle e Alessandrino. Eravamo io & er Roscio aka er Papà, visto che l'Avvocato ci avrebbe raggiunto solo più tardi.
L'unica possibilità sembrava l'ottimo vegetariano-enoteca Arancia Blu, ma ci sembrava troppo "serio", quindi abbiamo provato un posticino in via Tor de' Schiavi 294 che vende bottiglie da secoli ma solo recentemente si è convertito alla mescita: Vitis Vinifera. Bel posto, con gestori simpatici e lungo bancone accogliente, 5-6 vini alla mescita e tartine (ripetutamente servite) per accompagnare l'alcool. Da YouTube è partito l'Inno di Mameli, in sintonia col clima patriottico di questi giorni, e alle 21 è suonata la campanella per avvertire (come da tradizione nei pub inglesi) che non si prendevano più comande.
Era ancora presto, e avevamo la necessità impellente di un altro posto dove aperitivizzare... ci stavamo dirigendo verso la libreria-caffè Rinascita, aperta fino a tardi, quando improvvisamente abbiamo avvistato un'altra enoteca ancora in attività in via delle Acacie 15/c: l'Aperitivo di... Vino, più piccolo del precedente e gestito con rude fermezza da un personaggio uscito fuori da un film di Verdone o di De Sica junior che stava chiudendo, ma che ci ha molto gentilmente spiegato le degustazioni che fanno martedì e sabato e ci ha inaspettatamente offerto un paio di prosecchi e qualche stuzzichino.

Si stava facendo tardi, e ci siamo diretti al Coccio, la meta della nostra cena, acclamata trattoria in via dei Meli frequentata dai turisti che lasciano entusiastiche recensioni su TripAdvisor sebbene non sia propriamente un posto di mano per chi alloggia in centro. In rete si parla molto bene del proprietario, Massimo, e del cibo, e la nostra verifica ha confermato i giudizi positivi, nonostante l'affollamento del piccolo locale che rende indispensabile prenotare almeno il giorno prima.

Mentre arrivava l'Avvocato, abbiamo gustato l'antipasto con formaggi, ricotta, mozzarella, salame e frittatine, e abbiamo poi scelto i nostri primi: l'Avvocato gli gnocchi, er Roscio i rigatoni con la pajata e io la minestra di broccoli e arzilla con quadrucci fatti in casa. Tutti molto buoni.

Nonostante la simpatia di Massimo che veniva a declamare il menu come un oste tradizionale, ai secondi abbiamo rinunciato (anche se l'abbacchio aveva un bell'aspetto...) e dopo una veloce puntarella (ben condita, ma si sente che sta finendo la stagione) ci siamo diretti su 3 dolci - semifreddo allo zabaione e qualcos'altro che non ricordo - ben fatti e ben presentati. Nota di merito per un Aglianico dei Feudi di San Gregorio a soli 15 euro e per gli amari (Unicum), liquori (Braulio) e le grappe (Berta barricata) offerti. In totale 30 euri cadauno, ben spesi. Burp!

Il Coccio
Via dei Meli 34 (angolo viale Alessandrino)
Tel. 338 3896037
Chiuso lunedì
Niente sito, ma pagina su FaceBook, oltre ad alcune simpatiche recensioni
Quindi avendo deciso di festeggiare il 150° con l'attività più italiana di tutte da qualche secolo, cioè godere dei piaceri infischiandosene del futuro del paese ("O Franza o Spagna, purché se magna" cit. Guicciardini?), ed avendo optato per una trattoria nei pressi della Togliatti, si è posto il problema di dove fare un sano aperitivo nel deserto tra Centocelle e Alessandrino. Eravamo io & er Roscio aka er Papà, visto che l'Avvocato ci avrebbe raggiunto solo più tardi.
L'unica possibilità sembrava l'ottimo vegetariano-enoteca Arancia Blu, ma ci sembrava troppo "serio", quindi abbiamo provato un posticino in via Tor de' Schiavi 294 che vende bottiglie da secoli ma solo recentemente si è convertito alla mescita: Vitis Vinifera. Bel posto, con gestori simpatici e lungo bancone accogliente, 5-6 vini alla mescita e tartine (ripetutamente servite) per accompagnare l'alcool. Da YouTube è partito l'Inno di Mameli, in sintonia col clima patriottico di questi giorni, e alle 21 è suonata la campanella per avvertire (come da tradizione nei pub inglesi) che non si prendevano più comande.
Era ancora presto, e avevamo la necessità impellente di un altro posto dove aperitivizzare... ci stavamo dirigendo verso la libreria-caffè Rinascita, aperta fino a tardi, quando improvvisamente abbiamo avvistato un'altra enoteca ancora in attività in via delle Acacie 15/c: l'Aperitivo di... Vino, più piccolo del precedente e gestito con rude fermezza da un personaggio uscito fuori da un film di Verdone o di De Sica junior che stava chiudendo, ma che ci ha molto gentilmente spiegato le degustazioni che fanno martedì e sabato e ci ha inaspettatamente offerto un paio di prosecchi e qualche stuzzichino.

Si stava facendo tardi, e ci siamo diretti al Coccio, la meta della nostra cena, acclamata trattoria in via dei Meli frequentata dai turisti che lasciano entusiastiche recensioni su TripAdvisor sebbene non sia propriamente un posto di mano per chi alloggia in centro. In rete si parla molto bene del proprietario, Massimo, e del cibo, e la nostra verifica ha confermato i giudizi positivi, nonostante l'affollamento del piccolo locale che rende indispensabile prenotare almeno il giorno prima.

Mentre arrivava l'Avvocato, abbiamo gustato l'antipasto con formaggi, ricotta, mozzarella, salame e frittatine, e abbiamo poi scelto i nostri primi: l'Avvocato gli gnocchi, er Roscio i rigatoni con la pajata e io la minestra di broccoli e arzilla con quadrucci fatti in casa. Tutti molto buoni.

Nonostante la simpatia di Massimo che veniva a declamare il menu come un oste tradizionale, ai secondi abbiamo rinunciato (anche se l'abbacchio aveva un bell'aspetto...) e dopo una veloce puntarella (ben condita, ma si sente che sta finendo la stagione) ci siamo diretti su 3 dolci - semifreddo allo zabaione e qualcos'altro che non ricordo - ben fatti e ben presentati. Nota di merito per un Aglianico dei Feudi di San Gregorio a soli 15 euro e per gli amari (Unicum), liquori (Braulio) e le grappe (Berta barricata) offerti. In totale 30 euri cadauno, ben spesi. Burp!

Il Coccio
Via dei Meli 34 (angolo viale Alessandrino)
Tel. 338 3896037
Chiuso lunedì
Niente sito, ma pagina su FaceBook, oltre ad alcune simpatiche recensioni
lunedì 7 marzo 2011
Bollywood, curry e samosa: è Tiger Tandoori
Un pezzo di India trasportato in mezzo al Pigneto, nel tratto poco affollato di fronte ai lavori della metro C, tra locandine di Bollywood, piatti di curry e tandoori, e fritti vegetali. Il Tiger Tandoori è tutto questo, a cura degli stessi proprietari della neosteria Necci e del nightclub Micca, che hanno creato un bel locale con pareti colorate e grandi vetrate, prodotti e libri in esposizione, camerieri e cuochi indiani e cornici dorate. Si mangia al tavolo o anche takeaway.

Domenica sera, dopo aver visto un gran film all'Aquila (il Cigno Nero, con atmosfere dark e scelte registiche che meritano gli 8 euri cadacranio) e una passeggiata sull'isola pedonale coi negozi chiusi :-( ci siamo diretti al Tiger, ci siamo arrampicati sugli sgabelli (ci sono 3 tavoli alti, gli altri sono normali), abbiamo studiato il menu colorato e ricco, e abbiamo fatto la nostra scelta: io un menu completo vegetariano (shakahari) con fritto misto (patate, zucchine, carote e cipolle) stuzzicante e buono + piadina con purè vegetale (ovviamente) non ben identificato + riso biryani con verdure + zuppa di lenticchie al coriandolo + dolce a scelta (per me il gelato al pistacchio non indimenticabile). La mia metà invece ha optato (!) per i samosa ripieni di patate piselli e coriandolo, una focaccia tradizionale (bhuna) ripiena di qualcosa... e per il riso basmati con curry di pollo, concludendo con un dolce al cucchiaio di mango e mascarpone.

Direi meglio alla carta che il menu combinato (ma il menu piccante meriterebbe un approfondimento...), comunque molto sostanzioso in un ambiente simpatico a prezzi contenuti: in tutto con 4 birre alla spina (delirium + stella artois) abbiamo pagato 46 euri. Non sarà filologicamente perfetto, ma ci si può stare :-)

Tiger Tandoori
Via del Pigneto 193
Tel. 06 97610172
sito ufficiale (c'è solo il menu...)

Domenica sera, dopo aver visto un gran film all'Aquila (il Cigno Nero, con atmosfere dark e scelte registiche che meritano gli 8 euri cadacranio) e una passeggiata sull'isola pedonale coi negozi chiusi :-( ci siamo diretti al Tiger, ci siamo arrampicati sugli sgabelli (ci sono 3 tavoli alti, gli altri sono normali), abbiamo studiato il menu colorato e ricco, e abbiamo fatto la nostra scelta: io un menu completo vegetariano (shakahari) con fritto misto (patate, zucchine, carote e cipolle) stuzzicante e buono + piadina con purè vegetale (ovviamente) non ben identificato + riso biryani con verdure + zuppa di lenticchie al coriandolo + dolce a scelta (per me il gelato al pistacchio non indimenticabile). La mia metà invece ha optato (!) per i samosa ripieni di patate piselli e coriandolo, una focaccia tradizionale (bhuna) ripiena di qualcosa... e per il riso basmati con curry di pollo, concludendo con un dolce al cucchiaio di mango e mascarpone.

Direi meglio alla carta che il menu combinato (ma il menu piccante meriterebbe un approfondimento...), comunque molto sostanzioso in un ambiente simpatico a prezzi contenuti: in tutto con 4 birre alla spina (delirium + stella artois) abbiamo pagato 46 euri. Non sarà filologicamente perfetto, ma ci si può stare :-)

Tiger Tandoori
Via del Pigneto 193
Tel. 06 97610172
sito ufficiale (c'è solo il menu...)
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