Uno dei capisaldi della tradizione mangereccia romana, il panino è stato recentemente oggetto di grande attenzione nel mondo dei foodblog e non solo. Un recente articolo su "la Repubblica" ha infatti dato lo spunto per visitare Tricolore, indicato proprio dal quotidiano come un tempio del panino gourmet. Tricolore si trova nella splendida via Urbana, nel Rione Monti, ed è diventato molto noto nella Capitale, oltre che per i panini disponibili all'ora di pranzo, grazie ai corsi di cucina che organizza. La prima impressione che si ha entrando nel piccolo locale è proprio quella di trovarsi in una cucina in cui si svolgono lezioni. Siamo in tre e ci sediamo alle postazioni complete di cucina ad induzione e forno del bancone ad U che occupa gran parte della cucina. Gli spazi ridotti però non sono un problema, il locale, dominato dal colore bianco, è curato nei minimi dettagli. Il bancone in marmo, le mensole ricche di libri e utensili, attraggono l'attenzione e rendono piacevole l'attesa del menu e dei panini.
Il menu senza fronzoli, stampato in normalissima carta eppure molto elegante nel suo minimalismo, rafforza la mia idea che Tricolore si offre come un locale decisamente trendy, la cui eleganza è ispirata dallo stile dei prodotti Apple per intenderci. L'enfasi del menu è sul pane, il grande punto di forza di Tricolore, che offre non solo panini ma pane come un normale fornaio. Sul bancone, dalla parte opposta a dove ci troviamo, le baguettes e pane di Lariano appena usciti dal forno, hanno un gran bell'aspetto.
Scegliamo finalmente i tre panini: fillet-o-fish di lattarini, hamburger broccoli e arzilla, zuppa di pesce allo zenzero in crosta di Lariano. Il primo è un panino al latte con dentro lattarini e salsa tartara. Il nome richiama il fillet-o-fish di McDonald ma non c'è nessun filetto di pesce bianco. Probabilmente si punta al fattore sorpresa, come spesso accade nei moderni menu, ma il piacere sottile di non chiamare le cose con il proprio nome in questo momento mi sfugge. L'hamburger di broccoli e arzilla, che ho preso io è un hamburger di battuto di arzilla e ketchup artigianale in un pane di grano tenero con nero di seppia. Un aspetto molto simile a.... un fillet-o-fish ... se non fosse per il pane nero. La zuppa di pesce allo zenzero in crosta di Lariano si presenta in maniera simile ad un "sourdough bowl" americano, cioè una zuppa servita in pane lievitato naturalmente. I tre panini arrivano in una scatola bianca con lo stemma di Tricolore, minimalista ed elegante come ci si aspetta.
Naturalmente, parlerò in dettaglio della mia scelta. L'aspetto, anche in questo caso, è fin troppo minimalista. Ci sono tre elementi nel panino e nessuno particolarmente scenico. Sicuramente dei tre panini sul tavolo è quello meno appariscente. La sensazione dominante che si percepisce mentre lo si mangia è quella della freschezza, del pane. innanzitutto, del battuto di arzilla e del ketchup. Il pane è davvero il protagonista indiscusso del mio panino, morbido e fresco. Il battuto è soffice e gradevole e con un sapore delicato di pesce, i broccoli sono appena percettibili (scelta sensibile visto che si tratta di pausa pranzo) e lo stesso ketchup è molto delicato con la sua acidità che rischia a volte di coprire il resto. Insomma tutto molto fresco e ben dosato, fin troppo direi. Manca una nota di colore un sapore che resta nella memoria quando ci si alza e si esce. L'acidità del ketchup è forse l'elemento più deciso del panino. Ho accompagnato il panino con una birra artigianale, perfetta per l'abbinamento.
Veniamo a discorsi più venali. Il costo dei singoli panini è intorno ai 13€, non economico, sicuramente, ma giustificato dal pregio degli ingredienti e dalla loro lavorazione. Bastano questi ingredienti a fare di questi panini qualcosa di indimenticabile? Basandomi sul panino da me provato, non so dare una risposta. Personalmente non so separare il panino dal suo caratterere di "comfort food", con sapori decisi e appaganti. Tricolore ha sicuramente stimolato curiosità nei confronti di un approccio molto raffinato al panino e probabilmente tornerò di nuovo per provare un'altra loro creazione. Tuttavia non c'è stata nessuna folgorazione, che dopo aver letto i toni entusiastici dell'articolo di Repubblica, sentivo quasi certa.
Tricolore
Via Urbana 126 (Monti)
Tel. 06 88976898
Aperto fino alle 19 (ma i panini fino alle 15,30) - chiuso domenica
Il sito ufficiale e le recensioni di Dissapore, Papero Giallo, Degrado Esquilino (!) e Scatti di Gusto.
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magnaroma
Mangiare a Roma e dintorni, nelle trattorie e osterie coi personaggi d'altri tempi, ma anche nei nuovi locali etnici che ci fanno assaporare il mondo, e se capita pure in qualche ristorante più costoso ma custode dei sapori romani.
mercoledì 4 gennaio 2012
martedì 3 gennaio 2012
La Cucina nel Lanificio
L'abbiamo già citato quel tratto della via di Pietralata pieno di curve e senza marciapiede, verso lo sbocco sulla Nomentana, dove si susseguono gli arrosticini proletari dei Quinzi, la superbia di Mejo de Betto & Mary, l'azotemia di Bistek, la tradizione del Gallo Rosso e l'itticismo di Fish Market.
Ora torniamo a parlarne perchè da poche settimane si è installato al piano terra della factory art (ecchedè?) "Lanificio 159" il ristorante "Lanificio Cucina" (eh già, come sbagliarsi...). Il Lanificio è uno spazio multifunzionale che ospita corsi di danza, eventi, mercatini ecc. e che sorge al posto di un vecchio stabilimento industriale affacciato sull'Aniene e che già aveva dato grandi soddisfazioni a noi gastrofanatici (nel senso che se magnamo di tutto): era la mitica location del cornettaro con il montacarichi nei luccicanti anni 90!
Oggi è un pezzo di New York o di Londra trapiantato nel Quinto Municipio: ingresso rigorosamente post-industriale e minimalista (cercate la "Carrozzeria Gigliotti"...), arredamento ricercatamente vintage, una enorme vetrata aperta sull'Aniene (ma a cena si può solo intuire visto che manca qualsiasi illuminazione esterna) e tre piani sfalzati che ampliano e movimentano il locale. Per un book fotografico vi rimando qui, ma di sicuro l'atmosfera è molto molto bella, e insolita per una città pigra e allergica alla modernità come Roma. Diciamo che ricorda un po' Necci per il menu, il nuovo Propaganda Caffè per l'arredamento e il Pastificio per il contesto.
Ecco, appunto, il menu. Su un semplice foglio il fronte mostra 6-7 proposte per antipasti, primi, secondi e dolci, mentre il retro presenta una trentina di vini principalmente biologici e naturali. Dopo aver scelto un buon Borgogna bianco (ma mi è rimasta la curiosità dell'Alsazia, sempre bianco), il problema giunge con i piatti del giorno, che sono quasi più di quelli in carta e si fa fatica a orientarsi bene. Comunque decidiamo di partire con 4 antipasti, ossia una vellutata patate porri e lenticchie (talmente abbondante che sembra più una zuppa che uno starter), una parmigiana di zucchine (leggera ma poco saporita) e un paio di flan di cipolle (buoni e gustosi).
Proseguiamo con i primi, tutti particolari e piaciuti molto: rigatoni con una crema di broccoli e roquefort, fettuccine al baccalà e i miei tortellini con sugo di piccione e castagne. Come secondi, nonostante interessanti proposte di carne, ci siamo rivolti verso la spigola in crosta di patate (molto buona), il baccalà con le verdure e un carciofo alla romana. Come dolce ha spopolato la mousse di ricotta ai cachi, fatta bene, insieme a un gelato di crema con mele cotte alla cannella che, nonostante la prima impressione ospedaliera, si sono rivelate gustose. Per finire, anche dei caffè al bicchiere ben fatti.
Al momento della dolorosa c'è invece un piccolo appunto da fare: sul tavolo è arrivato un conto, sia pure su ricevuta debitamente timbrata, che riportava solo il totale di 150 euri tondi tondi, senza alcuna specifica dei singoli costi; ora è vero che da un rapido calcolo il prezzo era corretto e anzi forse un tantinello scontato, però per trasparenza sarebbe preferibile avere un riepilogo completo. Nell'insieme non sarà un menu soprendente o particolarmente estroso, ma si mangia bene, in un bel posto, con un servizio attento, a prezzi contenuti (meno di 40 euri a persona). Rischia seriamente di diventare uno dei miei preferiti...
Lanificio Cucina
Via di Pietralata 159 (parcheggio interno)
Tel. 06 4501384 - 347 1809123
Sempre aperto, a pranzo e cena
Niente sito, ma pagina FaceBook
Le recensioni di Via dei Gourmet, Puntarella Rossa e TripAdvisor
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Ora torniamo a parlarne perchè da poche settimane si è installato al piano terra della factory art (ecchedè?) "Lanificio 159" il ristorante "Lanificio Cucina" (eh già, come sbagliarsi...). Il Lanificio è uno spazio multifunzionale che ospita corsi di danza, eventi, mercatini ecc. e che sorge al posto di un vecchio stabilimento industriale affacciato sull'Aniene e che già aveva dato grandi soddisfazioni a noi gastrofanatici (nel senso che se magnamo di tutto): era la mitica location del cornettaro con il montacarichi nei luccicanti anni 90!
Oggi è un pezzo di New York o di Londra trapiantato nel Quinto Municipio: ingresso rigorosamente post-industriale e minimalista (cercate la "Carrozzeria Gigliotti"...), arredamento ricercatamente vintage, una enorme vetrata aperta sull'Aniene (ma a cena si può solo intuire visto che manca qualsiasi illuminazione esterna) e tre piani sfalzati che ampliano e movimentano il locale. Per un book fotografico vi rimando qui, ma di sicuro l'atmosfera è molto molto bella, e insolita per una città pigra e allergica alla modernità come Roma. Diciamo che ricorda un po' Necci per il menu, il nuovo Propaganda Caffè per l'arredamento e il Pastificio per il contesto.
Ecco, appunto, il menu. Su un semplice foglio il fronte mostra 6-7 proposte per antipasti, primi, secondi e dolci, mentre il retro presenta una trentina di vini principalmente biologici e naturali. Dopo aver scelto un buon Borgogna bianco (ma mi è rimasta la curiosità dell'Alsazia, sempre bianco), il problema giunge con i piatti del giorno, che sono quasi più di quelli in carta e si fa fatica a orientarsi bene. Comunque decidiamo di partire con 4 antipasti, ossia una vellutata patate porri e lenticchie (talmente abbondante che sembra più una zuppa che uno starter), una parmigiana di zucchine (leggera ma poco saporita) e un paio di flan di cipolle (buoni e gustosi).
Proseguiamo con i primi, tutti particolari e piaciuti molto: rigatoni con una crema di broccoli e roquefort, fettuccine al baccalà e i miei tortellini con sugo di piccione e castagne. Come secondi, nonostante interessanti proposte di carne, ci siamo rivolti verso la spigola in crosta di patate (molto buona), il baccalà con le verdure e un carciofo alla romana. Come dolce ha spopolato la mousse di ricotta ai cachi, fatta bene, insieme a un gelato di crema con mele cotte alla cannella che, nonostante la prima impressione ospedaliera, si sono rivelate gustose. Per finire, anche dei caffè al bicchiere ben fatti.
Al momento della dolorosa c'è invece un piccolo appunto da fare: sul tavolo è arrivato un conto, sia pure su ricevuta debitamente timbrata, che riportava solo il totale di 150 euri tondi tondi, senza alcuna specifica dei singoli costi; ora è vero che da un rapido calcolo il prezzo era corretto e anzi forse un tantinello scontato, però per trasparenza sarebbe preferibile avere un riepilogo completo. Nell'insieme non sarà un menu soprendente o particolarmente estroso, ma si mangia bene, in un bel posto, con un servizio attento, a prezzi contenuti (meno di 40 euri a persona). Rischia seriamente di diventare uno dei miei preferiti...
Lanificio Cucina
Via di Pietralata 159 (parcheggio interno)
Tel. 06 4501384 - 347 1809123
Sempre aperto, a pranzo e cena
Niente sito, ma pagina FaceBook
Le recensioni di Via dei Gourmet, Puntarella Rossa e TripAdvisor
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venerdì 23 dicembre 2011
Trattorie Romane 2.0
Ecco il tanto sospirato regalo di natale da parte dello staff (vabbè, si fa per dire...) di MagnaRoma: la versione 2.0 della mappa delle trattorie romane!! Si tratta di 100 posti 100 certificati (ci piacciono le cifre tonde!), rigorosamente all'interno del Raccordo, sia provati da noi che da altri noti mangioni di cui ci fidiamo, e tra questi il segnale rosso indica i locali di cucina romana più costosi (intorno ai 35-40 euri) ma che valgono la spesa, mentre per tutti gli altri in blu si rimane su prezzi inferiori. E poi ormai le trattorie romane, anche quelle periferiche, anzi persino i panini dagli zozzoni, sono state sdoganate sia da Dissapore che dal celebre chef inglese Anthony Bourdain nelle sue "36 ore" romane...
Ma visto che a fine anno è tempo di classifiche, ecco le mie personalissime preferenze, in rigoroso ordine alfabetico e cercando di spaziare dal centro (dove sopravvive a fatica la tradizione, assediata dai turisti) alle periferie (dove nascono nuove trattorie niente male).
Le 5 trattorie tradizionali ed economiche
- Alfredo & Ada al Centro storico, per Ada che purtroppo non c'è più
- Betto & Mary a Tor Pignattara, perchè è unico e poi c'è andato pure Bourdain ;-)
- Il Coccio all'Alessandrino, per la solidità della cucina e la bravura di Massimo
- L'Idillio (uno e due) al Pigneto, per l'inventiva e le fettuccine coi bordi rialzati
- Scacco Matto a piazza Bologna (recensione da fare...), per l'ambiente fuori dal tempo e le incursioni nella cucina veneta
Le 5 trattorie tradizionali ma più costose
- Felice (uno e due) a Testaccio, per la cacio&pepe, le polpette e il tiramisù al bicchiere
- Flavio al Velavevodetto sempre a Testaccio, per... la cacio&pepe, le polpette e il tiramisù al bicchiere, e in più la scenografia
- Osteria del Giuda Ballerino a Cinecittà (recensione da fare...), perchè è vicina a casa ed è proprio bella!
- Ristoro degli Angeli a Garbatella (idem), per la rivisitazione dei piatti tradizionali romani
- Trattoria Monti all'Esquilino (idem idem), per il mix tra cucina romana e marchigiana
Le 5 trattorie "diverse"
- Birreria Peroni al Centro storico (recensione da fare...), perchè è vecchissima e un wurstel con la birra ci sta sempre bene
- Confraternita dell'Uva al Pigneto, perchè si mangia siciliano divinamente spendendo poco
- Fish Market a Pietralata, per il pesce che si sceglie al bancone mentre sembra di stare a Barcellona
- Necci (recensione da fare...), per la creatività della cucina, l'arredamento anni 50-60 e l'esterno da paese
- Yesh a viale Marconi, per la cucina giudaico-romana senza i fronzoli dei locali del Ghetto
Le 5 trattorie che devo ancora provare :-(
- Bonelli a Tor Pignattara, perchè se ne parla molto bene sul web
- Cannavota a San Giovanni, perchè le linguine alla Reviglio prima o poi le voglio assaggiare
- Cesare a Monteverde, perchè è sulla guida SlowFood 2012
- Gentiluovo al Fleming, perchè mi stuzzica l'idea del laboratorio di pasta fresca con cucina
- Mattarello alla Magliana, perchè hanno fatto una pubblicità divertente e voglio proprio vedere come se la cavano con le fettuccine
Ma visto che a fine anno è tempo di classifiche, ecco le mie personalissime preferenze, in rigoroso ordine alfabetico e cercando di spaziare dal centro (dove sopravvive a fatica la tradizione, assediata dai turisti) alle periferie (dove nascono nuove trattorie niente male).
Le 5 trattorie tradizionali ed economiche
- Alfredo & Ada al Centro storico, per Ada che purtroppo non c'è più
- Betto & Mary a Tor Pignattara, perchè è unico e poi c'è andato pure Bourdain ;-)
- Il Coccio all'Alessandrino, per la solidità della cucina e la bravura di Massimo
- L'Idillio (uno e due) al Pigneto, per l'inventiva e le fettuccine coi bordi rialzati
- Scacco Matto a piazza Bologna (recensione da fare...), per l'ambiente fuori dal tempo e le incursioni nella cucina veneta
Le 5 trattorie tradizionali ma più costose
- Felice (uno e due) a Testaccio, per la cacio&pepe, le polpette e il tiramisù al bicchiere
- Flavio al Velavevodetto sempre a Testaccio, per... la cacio&pepe, le polpette e il tiramisù al bicchiere, e in più la scenografia
- Osteria del Giuda Ballerino a Cinecittà (recensione da fare...), perchè è vicina a casa ed è proprio bella!
- Ristoro degli Angeli a Garbatella (idem), per la rivisitazione dei piatti tradizionali romani
- Trattoria Monti all'Esquilino (idem idem), per il mix tra cucina romana e marchigiana
Le 5 trattorie "diverse"
- Birreria Peroni al Centro storico (recensione da fare...), perchè è vecchissima e un wurstel con la birra ci sta sempre bene
- Confraternita dell'Uva al Pigneto, perchè si mangia siciliano divinamente spendendo poco
- Fish Market a Pietralata, per il pesce che si sceglie al bancone mentre sembra di stare a Barcellona
- Necci (recensione da fare...), per la creatività della cucina, l'arredamento anni 50-60 e l'esterno da paese
- Yesh a viale Marconi, per la cucina giudaico-romana senza i fronzoli dei locali del Ghetto
Le 5 trattorie che devo ancora provare :-(
- Bonelli a Tor Pignattara, perchè se ne parla molto bene sul web
- Cannavota a San Giovanni, perchè le linguine alla Reviglio prima o poi le voglio assaggiare
- Cesare a Monteverde, perchè è sulla guida SlowFood 2012
- Gentiluovo al Fleming, perchè mi stuzzica l'idea del laboratorio di pasta fresca con cucina
- Mattarello alla Magliana, perchè hanno fatto una pubblicità divertente e voglio proprio vedere come se la cavano con le fettuccine
giovedì 22 dicembre 2011
Open Colonna promosso!
Open Colonna è lo spazio multifunzionale nel roof garden del Palazzo delle Esposizioni, gestito dallo chef Antonello Colonna. La sera è un altro mondo, dedicato prima all'aperitivo e poi all'alta cucina, e la domenica e festivi ospita un brunch abbastanza salato (non nel senso di saporito...), mentre la promozione a pieni voti si riferisce al buffet del pranzo, che con 16 euri permette di mangiare bene, in un posto bello e luminoso, evitando le trappole per turisti del centro e le trappole per impiegati di via Nazionale e piazza Barberini.
Intendiamoci, niente di clamoroso, ma volendo assaggiare un po' di tutto il rapporto qualità/prezzo è molto favorevole, e per i foodies c'è il plus della presenza del Maestro Stellato che vigila sull'operato della sua brigata e intrattiene amici e conoscenti.
Sul versante freddo oggi c'erano 3 primi (sedanini, riso venere e altro cereale non identificato), alcuni secondi e contorni (insalata di mare, ceci, pollo bollito) e qualche formaggio o salume. Sul versante caldo faceva bella impressione una zuppa di fagioli, del pollo coi peperoni e i broccoli. E poi i dolci: panna cotta, tiramisù, pastiera (a Natale?? sì, a Natale, lo chef fa quello che gli pare!), caprese e biscottini misti. In più, l'acqua costa 2,50 e il caffè 2 euri.
Certo, la presenza di Woody Allen sarebbe stata impagabile, ma anche così il posto merita, soprattutto perchè lontano dai flussi turistici e decisamente particolare rispetto allo standard romano. Oltretutto potrete dire di aver mangiato in un ristorante che ha una stella Michelin...
Open Colonna
via Milano, 9a (scalinata all'inizio del Traforo o da via XX Settembre)
tel. 06.47822641
a pranzo buffet a 16€ - a cena alla carta - domenica e festivi brunch 30€
chiuso lunedì
sito ufficiale
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Intendiamoci, niente di clamoroso, ma volendo assaggiare un po' di tutto il rapporto qualità/prezzo è molto favorevole, e per i foodies c'è il plus della presenza del Maestro Stellato che vigila sull'operato della sua brigata e intrattiene amici e conoscenti.
Sul versante freddo oggi c'erano 3 primi (sedanini, riso venere e altro cereale non identificato), alcuni secondi e contorni (insalata di mare, ceci, pollo bollito) e qualche formaggio o salume. Sul versante caldo faceva bella impressione una zuppa di fagioli, del pollo coi peperoni e i broccoli. E poi i dolci: panna cotta, tiramisù, pastiera (a Natale?? sì, a Natale, lo chef fa quello che gli pare!), caprese e biscottini misti. In più, l'acqua costa 2,50 e il caffè 2 euri.
Certo, la presenza di Woody Allen sarebbe stata impagabile, ma anche così il posto merita, soprattutto perchè lontano dai flussi turistici e decisamente particolare rispetto allo standard romano. Oltretutto potrete dire di aver mangiato in un ristorante che ha una stella Michelin...
Open Colonna
via Milano, 9a (scalinata all'inizio del Traforo o da via XX Settembre)
tel. 06.47822641
a pranzo buffet a 16€ - a cena alla carta - domenica e festivi brunch 30€
chiuso lunedì
sito ufficiale
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mercoledì 7 dicembre 2011
La mi porti un bacione a Firenze
Appena rilanciata da Benigni, questa vecchia canzone ben si attaglia (!) all'esperienza gastronomica fuori porta (parecchio fuori porta...) dello scorso weekend: lo storico trippaio Nerbone dentro al mercato fiorentino di San Lorenzo, a due passi dal Duomo e dalla stazione centrale.
Apro qui una dolorosa parentesi: ma perchè mai a Roma è impossibile mangiare dentro i mercati? Non voglio fare paragoni devastanti con Barcellona dove la Boqueria ma anche Santa Caterina pullulano (!!) di bar a tapas che utilizzano i prodotti dei banchi... Mi chiedo però perchè un mercato centrale come quello Esquilino, peraltro realizzato da poco, non abbia alcun luogo dove sedersi e mangiare specialità romane (vista la città) o etniche (visto il quartiere) godendosi la frenesia del contorno, o anche perchè non ci sia nulla del genere nei nuovi mercati di Trionfale e (ma qui spero di sbagliarmi) Testaccio.
Chiudiamo la parentesi e torniamo a noi. Nerbone esiste da un sacco di tempo (dicono dal 1872) ed offre quanto di più semplice, ossia panini zuppe e poco altro, in uno dei luoghi più affascinanti quale è un mercato ottocentesco in ferro battuto. Si va alla cassa, si ordina, si aspetta la catena di montaggio del panino, si prende il vassoio, ci si siede (stretti) in mezzo a nugoli di giapponesi festanti (tanto che qui i banchi scrivono i cartellini in italiano inglese e giapponese). Poca scelta, ma perfetta per un weekend sull'Arno: crostini toscani, panini col bollito e col lampredotto, zuppa del giorno (noi abbiamo beccato i porri), primo del giorno (c'era il ragù di cinghiale), qualche secondo di "ciccia" (spezzatino, bollito, peposo...) e qualche contorno, vino rosso sfuso, cantuccini e vin santo. Il costo dipende chiaramente da cosa e quanto mangiate, ma diciamo che con 12-15 euri ci si sazia.
Nota di merito per gli abbondanti e ottimi panini e per i cantuccini, molto morbidi rispetto a quelli che si trovano quaggiù e assolutamente deliziosi. Ovviamente il lampredotto è una scelta di vita: o si ama o si odia... e infatti io ho ripiegato sul bollito con salsa verde, però stare lì al bancone a guardare la preparazione rimane affascinante, con il pezzone di trippa estratto dalla pentola, sbattuto sul tagliere, sminuzzato e schiaffato nel panino. Per pranzo, ricordatevi di andare presto, se volete evitare lunghe code e soprattutto che finiscano alcune cose, altrimenti di mattina o di pomeriggio fate un salto per uno spuntino corroborante :-)
Nerbone
Piazza del Mercato Centrale, 47/r
Solo a pranzo - Chiuso domenica
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Apro qui una dolorosa parentesi: ma perchè mai a Roma è impossibile mangiare dentro i mercati? Non voglio fare paragoni devastanti con Barcellona dove la Boqueria ma anche Santa Caterina pullulano (!!) di bar a tapas che utilizzano i prodotti dei banchi... Mi chiedo però perchè un mercato centrale come quello Esquilino, peraltro realizzato da poco, non abbia alcun luogo dove sedersi e mangiare specialità romane (vista la città) o etniche (visto il quartiere) godendosi la frenesia del contorno, o anche perchè non ci sia nulla del genere nei nuovi mercati di Trionfale e (ma qui spero di sbagliarmi) Testaccio.
Chiudiamo la parentesi e torniamo a noi. Nerbone esiste da un sacco di tempo (dicono dal 1872) ed offre quanto di più semplice, ossia panini zuppe e poco altro, in uno dei luoghi più affascinanti quale è un mercato ottocentesco in ferro battuto. Si va alla cassa, si ordina, si aspetta la catena di montaggio del panino, si prende il vassoio, ci si siede (stretti) in mezzo a nugoli di giapponesi festanti (tanto che qui i banchi scrivono i cartellini in italiano inglese e giapponese). Poca scelta, ma perfetta per un weekend sull'Arno: crostini toscani, panini col bollito e col lampredotto, zuppa del giorno (noi abbiamo beccato i porri), primo del giorno (c'era il ragù di cinghiale), qualche secondo di "ciccia" (spezzatino, bollito, peposo...) e qualche contorno, vino rosso sfuso, cantuccini e vin santo. Il costo dipende chiaramente da cosa e quanto mangiate, ma diciamo che con 12-15 euri ci si sazia.
Nota di merito per gli abbondanti e ottimi panini e per i cantuccini, molto morbidi rispetto a quelli che si trovano quaggiù e assolutamente deliziosi. Ovviamente il lampredotto è una scelta di vita: o si ama o si odia... e infatti io ho ripiegato sul bollito con salsa verde, però stare lì al bancone a guardare la preparazione rimane affascinante, con il pezzone di trippa estratto dalla pentola, sbattuto sul tagliere, sminuzzato e schiaffato nel panino. Per pranzo, ricordatevi di andare presto, se volete evitare lunghe code e soprattutto che finiscano alcune cose, altrimenti di mattina o di pomeriggio fate un salto per uno spuntino corroborante :-)
Nerbone
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