venerdì 18 marzo 2011

Alfonso Cuscus: molto fast e molto food

Era parecchio tempo che volevo provare il cuscus di Alfonso, storico locale specializzato in questo alimento con due sedi, una nei pressi di piazza Fiume (l'Alfonso originale, proveniente da Tripoli) e l'altra al quartiere Africano (Alfonso II). Ora, un coupon acquistato su Groupalia, sebbene lo sconto effettivo sia minore a quanto propagandato, ha rappresentato l'occasione per andarci, il giorno molto piovoso del 150°. Tra parentesi, vorrei anche partecipare al Cuscus Fest di San Vito Lo Capo, dove non sono mai stato: si accettano adesioni!


Ma torniamo "in topic". Siamo a due passi dal Macro e a fianco alla Birreria Peroni già degnamente recensita. Il locale è colorato, con alcune maioliche mediorientali che però non sono sufficienti a dare un'atmosfera effettivamente esotica. La specialità è anche l'unica cosa cucinata: qui si viene solo per mangiare cuscus, e nient'altro, con un menu fisso di 20 euri (anche take away) con l'unica variante di un fantomatico cuscus di pesce che on-line qualcuno fissa al venerdì (insieme alla danza del ventre) e qualcun'altro definisce "su ordinazione".




Noi abbiamo cominciato con un antipasto di pita araba con hummus, baba ganush e tonno marinato, fuori dal menu ma compreso nel nostro coupon. Immediatamente dopo arriva una cofana di cuscus, molto abbondante (eventualmente se ne può richiedere altro, se finisce) con 4 diversi condimenti, due di carne e due vegetali: brodo vegetale con ceci carote ecc., fagioli al cumino e polpette, fagioli con spinaci e vitella, patate in salsa piccante (molto piccante!). Per completare il pasto, una piccola insalata di verdure, un microscopico ma molto buono dolce alla mandorla e un classico bicchierino di the arabo alla menta (che qualcuno on-line ha scambiato per un amaro... annamo bene!). Il tutto in 1 ora scarsa, con le portate che si susseguono una dopo l'altra senza soluzione di continuità.




In definitiva, si mangia molto perchè il cuscus è sostanzioso, e si mangia rapidamente perchè è tutto già pronto, ma manca quel qualcosa in più che lo fa ricordare, sia perchè non c'è scelta sia perchè il cuscus non è memorabile, e per un locale che fa solo questo non è una pecca da poco. Per dire, il cuscus integrale della Palestina in vendita nelle botteghe equosolidali è molto più profumato e appetitoso. In effetti, sembra più un locale dove andare a pranzo per un pasto cucinato ma veloce, alternativo ai tristi bar o pizzerie della zona.


Da Alfonso Cous Cous
Via Brescia, 23 (piazza Fiume)
Tel. 06 97612215
Chiuso domenica
Venerdì e sabato danza del ventre

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A Centocelle tra nuove enoteche e il Coccio

Centocelle (aka 100celle) non è propriamente un quartiere vivace e modaiolo, soprattutto di sera quando sono pochissimi i locali aperti e i marciapiedi sconnessi e poco illuminati non invitano a passeggiare, nonostante il tessuto etnico del quartiere si presterebbe a diventare un nuovo Pigneto. Si vabbè, ci sono i cornettari ma questa è un'altra storia...

Quindi avendo deciso di festeggiare il 150° con l'attività più italiana di tutte da qualche secolo, cioè godere dei piaceri infischiandosene del futuro del paese ("O Franza o Spagna, purché se magna" cit. Guicciardini?), ed avendo optato per una trattoria nei pressi della Togliatti, si è posto il problema di dove fare un sano aperitivo nel deserto tra Centocelle e Alessandrino. Eravamo io & er Roscio aka er Papà, visto che l'Avvocato ci avrebbe raggiunto solo più tardi.

L'unica possibilità sembrava l'ottimo vegetariano-enoteca Arancia Blu, ma ci sembrava troppo "serio", quindi abbiamo provato un posticino in via Tor de' Schiavi 294 che vende bottiglie da secoli ma solo recentemente si è convertito alla mescita: Vitis Vinifera. Bel posto, con gestori simpatici e lungo bancone accogliente, 5-6 vini alla mescita e tartine (ripetutamente servite) per accompagnare l'alcool. Da YouTube è partito l'Inno di Mameli, in sintonia col clima patriottico di questi giorni, e alle 21 è suonata la campanella per avvertire (come da tradizione nei pub inglesi) che non si prendevano più comande.

Era ancora presto, e avevamo la necessità impellente di un altro posto dove aperitivizzare... ci stavamo dirigendo verso la libreria-caffè Rinascita, aperta fino a tardi, quando improvvisamente abbiamo avvistato un'altra enoteca ancora in attività in via delle Acacie 15/c: l'Aperitivo di... Vino, più piccolo del precedente e gestito con rude fermezza da un personaggio uscito fuori da un film di Verdone o di De Sica junior che stava chiudendo, ma che ci ha molto gentilmente spiegato le degustazioni che fanno martedì e sabato e ci ha inaspettatamente offerto un paio di prosecchi e qualche stuzzichino.



Si stava facendo tardi, e ci siamo diretti al Coccio, la meta della nostra cena, acclamata trattoria in via dei Meli frequentata dai turisti che lasciano entusiastiche recensioni su TripAdvisor sebbene non sia propriamente un posto di mano per chi alloggia in centro. In rete si parla molto bene del proprietario, Massimo, e del cibo, e la nostra verifica ha confermato i giudizi positivi, nonostante l'affollamento del piccolo locale che rende indispensabile prenotare almeno il giorno prima.



Mentre arrivava l'Avvocato, abbiamo gustato l'antipasto con formaggi, ricotta, mozzarella, salame e frittatine, e abbiamo poi scelto i nostri primi: l'Avvocato gli gnocchi, er Roscio i rigatoni con la pajata e io la minestra di broccoli e arzilla con quadrucci fatti in casa. Tutti molto buoni.



Nonostante la simpatia di Massimo che veniva a declamare il menu come un oste tradizionale, ai secondi abbiamo rinunciato (anche se l'abbacchio aveva un bell'aspetto...) e dopo una veloce puntarella (ben condita, ma si sente che sta finendo la stagione) ci siamo diretti su 3 dolci - semifreddo allo zabaione e qualcos'altro che non ricordo - ben fatti e ben presentati. Nota di merito per un Aglianico dei Feudi di San Gregorio a soli 15 euro e per gli amari (Unicum), liquori (Braulio) e le grappe (Berta barricata) offerti. In totale 30 euri cadauno, ben spesi. Burp!



Il Coccio
Via dei Meli 34 (angolo viale Alessandrino)
Tel. 338 3896037
Chiuso lunedì
Niente sito, ma pagina su FaceBook, oltre ad alcune simpatiche recensioni

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lunedì 7 marzo 2011

Bollywood, curry e samosa: è Tiger Tandoori

Un pezzo di India trasportato in mezzo al Pigneto, nel tratto poco affollato di fronte ai lavori della metro C, tra locandine di Bollywood, piatti di curry e tandoori, e fritti vegetali. Il Tiger Tandoori è tutto questo, a cura degli stessi proprietari della neosteria Necci e del nightclub Micca, che hanno creato un bel locale con pareti colorate e grandi vetrate, prodotti e libri in esposizione, camerieri e cuochi indiani e cornici dorate. Si mangia al tavolo o anche takeaway.


Domenica sera, dopo aver visto un gran film all'Aquila (il Cigno Nero, con atmosfere dark e scelte registiche che meritano gli 8 euri cadacranio) e una passeggiata sull'isola pedonale coi negozi chiusi :-( ci siamo diretti al Tiger, ci siamo arrampicati sugli sgabelli (ci sono 3 tavoli alti, gli altri sono normali), abbiamo studiato il menu colorato e ricco, e abbiamo fatto la nostra scelta: io un menu completo vegetariano (shakahari) con fritto misto (patate, zucchine, carote e cipolle) stuzzicante e buono + piadina con purè vegetale (ovviamente) non ben identificato + riso biryani con verdure + zuppa di lenticchie al coriandolo + dolce a scelta (per me il gelato al pistacchio non indimenticabile). La mia metà invece ha optato (!) per i samosa ripieni di patate piselli e coriandolo, una focaccia tradizionale (bhuna) ripiena di qualcosa... e per il riso basmati con curry di pollo, concludendo con un dolce al cucchiaio di mango e mascarpone.


Direi meglio alla carta che il menu combinato (ma il menu piccante meriterebbe un approfondimento...), comunque molto sostanzioso in un ambiente simpatico a prezzi contenuti: in tutto con 4 birre alla spina (delirium + stella artois) abbiamo pagato 46 euri. Non sarà filologicamente perfetto, ma ci si può stare :-)


Tiger Tandoori
Via del Pigneto 193
Tel. 06 97610172
sito ufficiale (c'è solo il menu...)

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giovedì 24 febbraio 2011

Un cubano sui Sette Colli

Riceviamo dalla nostra neo collaboratrice Monica il resoconto di una serata tutta al femminile e volentieri pubblichiamo :-)

Ieri sera ho avuto il piacere di riassaporare (non è la prima volta che ci vado) i piatti cubani del ristorante El Cubano sull'Appia Nuova. Il locale è piccolo e l'arredamento è semplice. Promossa l'accoglienza e il servizio ai tavoli che è piuttosto rapido anche se... ragazzi questo è un piccolo pezzetto di Cuba! Per cui, se decidete di andarci, mettetevi in testa che l'atmosfera che troverete è di quelle rilassanti e che vi godrete una piacevole serata gustando pietanze nuove e ascoltando musica (non dal vivo) tipiche della tradizione cubana.

Io e le mie amiche abbiamo cominciato con un "entrante" misto che comprende crocchette di patate ripiene di carne, banane verdi fritte e yuca fritta. In più (non compresa nell'antipasto) abbiamo ordinato di nuovo la yuca (prima ho omesso di dirvi che trattasi di un tubero) questa volta condita con il mojo e cioè un condimento a base di aglio e limone. Tutto buonissimo! A seguire io e Chiara abbiamo optato per un pollo alla barbacoa e cioè il pollo cotto con burro e soya. Il risultato è che vi mengerete una pietanza moooltoooo tenera e gustosa... Mentre Manuela e Francesca hanno scelto un ottimo picadillo che sarebbe un piatto di carne macinata con pomodoro, spezie e olive. Descritto così non rende l'idea, quindi vi suggerisco di andare dal Cubano e di assaggiarlo (il picadillo...) personalmente! Tutti i piatti sono stati accompagnati da riso bianco (da chiedere sempre!).

La nostra cenetta si è conclusa con un dolcetto cubano, esattamente la guayaba (dolce che prende nome dal frutto esotico con cui è stato fatto), con philadelphia (una piccola porzione del famoso formaggio è posizioanto accanto al dolce), e anche se i cubani non sono famosi per i dolci, devo dire che non era niente male. Dimenticavo...prima di andarcene non ci siamo fatte mancare un buon bicchierino di rum! Il tutto per 17,50 euro a testa. By Monica

El Cubano
Via Siderno 50 (Statuario - Quarto Miglio)
Tel. 06 7180139
Chiuso mercoledì

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domenica 13 febbraio 2011

Dal nostro inviato sui navigli II

Osteria Manfredi Amilcare. Nuovo localino rustico al Pigneto? Nantro pezzo de Roma sparita (che forse se sparisce ci sarà pure un motivo…), classico traiteur de noantri? Manco pe' gnente. Amilcare Manfredi è milanese. Bauscia addirittura, nel senso di supertifoso interista. E gestisce l'omonima trattoria in Via Imbonati 11 a Milano.

I luoghi
O signùr, direbbe la sciura. Perché a via Imbonati si incrociano immigrazione cinese, magrebina e latinoamericana, ci sono palazzacci brutti assai, la macelleria halal fianco a fianco al tempio dei Testimoni di Geova, un business center ultramoderno e multicolore, tirato su a riqualificare l'area industriale della Carlo Erba. Lì, tra piazzale Maciachini e la ciminiera occupata dai migranti a novembre scorso, con viale Jenner a un tiro di schioppo che i leghisti glielo avrebbero dato volentieri, a segnare il confine del quartiere a vocazione neo-artigiana Dergano, insomma in un mucchio di isolati che racchiudono macché un mondo, almeno due o tre, c'è la trattoria di Amilcare.

Spartana sobrietà
Cucina umile ma onesta, clienti fissi, operai e impiegati, ambiente in genere dominato dalla televisione, canale preferito RaiUno, scalzato solo dalle incredibili dirette di Telelombardia in occasione delle partite dell'Inter. Amilcare è un'oasi meravigliosamente démodé nel panorama di una ristorazione meneghina che subisce l'influenza (l'egemonia?) dei settori economicamente e culturalmente più rilevanti in città, la Moda e il Design. Tra vogue cafè e trattori traditori - la "Emiliana" gestita da un ex capoeirista brasiliano che un paio di anni fa mi giurava che la sua lasagna era "fatta come a Bologna", 'tacci sui - osterie della mala che riscoprono l'antica vocazione con prezzari da furto, altre che presentano voci del menu tipo "sfere dell'empireo in giardino zen", deliri fusion finto giappo, cuochi star, risotti coll'ossobuco da trenta euro, locali recanti l'insegna "ristorante cinese-italiano-sudamericano"… In questo tristo contesto la trattoria di Amilcare è una fulgida eccezione.

Ogni mattina il menu viene scritto a macchina con carta copiativa. Non varia molto di giorno in giorno ma tant'è: se si va per la colazione si può anche assistere al rituale della battitura della lista quotidiana, che reca tanto di data. I piatti sono di una semplicità da restarci secchi. Pasta: al ragù, al pomodoro, al burro. Secondi: cotoletta, trippa alla cremonese, bollito, bistecca di manzo. Pesce: salmone o baccalà a crudo. Formaggi: taleggio, gorgonzola, caprino. Contorni: verdure cotte, finocchi, insalata verde o mista, patate.

Fino a poco tempo fa la tv, seguita attentamente da astanti ed esercenti, soprattutto la sera, nelle fasi finali de "I soliti ignoti" di Frizzi, era di quelle col tubo catodico. Solo nel 2010, in pieno switch off da digitale terrestre e in occasione della periodica rinfrescata alle pareti (che da Amilcare si fa almeno una volta l'anno), è stata sostituita da uno schermo piatto. Il mugugno dei clienti affezionati ha ceduto il passo al rapimento estatico una volta tornato Frizzi.

I tavoli, distribuiti in due stanzoni con stufa, sono apparecchiati con cura. Niente tovaglie di carta, Amilcare ha una sua spartana sobrietà. La cucina è a vista, nel senso che la porta è aperta per comodità. Il bagno è fuori, nel retro del locale, e nelle fredde serate milanesi è tipo ghiacciaia. Al momento della dolorosa, il figlio di Amilcare, austero ma col baffo che conquista, ti accoglie alla cassa con un "Vediamo quanto hai fatto". Il prezzo di un pasto completo con porzioni di tutto rispetto può aggirarsi intorno alla cifra folle di 15 euro a persona. Dal primo al dolce, bevande comprese, a meno che non vi spariate digestivi a raffica.

Aperto a colazione, pranzo e cena dal lunedì al sabato. Orari milanesi, non vi venga in mente di presentarvi alle undici di sera, come spagnoli, giornalisti o gente dello spettacolo: trovereste la serranda abbassata. Chiuso la domenica.

Osteria Manfredi Amilcare
Via Imbonati 11 – Milano
Tel: 02 6081008
Chiusura: domenica

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